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    Music in Italy… a simple unknown! / 1

    By Redazione Musica | luglio 21, 2008

    Pubblichiamo, in collaborazione con la Società dei Concerti di La Spezia, un macro-articolo diviso in due parti; nella Prima si conduce una riflessione sullo stato dell’insegnamento musicale in Italia, e sulla percezione della cosidetta “gente”.
    In Riflessioni Fuori sede invece, si affronta il problema delle regole da porre per ottenere un reale feedback dal pubblico e perchè la percezione qualitativa giochi un ruolo fondamentale in tali scelte.
    Gli autori sono Alberto Macrì e Andrea Barizza.

    ***

    Musica: vizi e anomalie.


    Ai brillanti successi dei generali si deve la salvezza dai pericoli immediati per pochi soldati o per una sola città o per una sola nazione, ma in nessun modo essi rendono migliori i soldati, le città e neppure le loro nazioni; della cultura invece, che è essenza del benessere e causa di equilibrio, si può riscontrare l’utilità non solo per una famiglia, una città o un popolo, ma per tutto il genere umano. Una discussione sulla cultura, dunque, merita tanto impegno, quanto maggiore di ogni abilità militare è il vantaggio da essa derivato
    (Plutarco).


    Italia 2008. La situazione è notevolmente diversa. L’insegnamento della musica è pressochè assente nel percorso formativo della scuola superiore. Sia dal punto di vista teorico/storico che pratico.
    Il problema appare di duplice natura. Da un lato si sta faticosamente attuando la valorizzazione degli standard qualitativi incardinati sulla tradizione secolare dei Conservatori, da sempre riconosciuti modello dello studio musicale; dall’altro invece sembrerebbe insufficiente l’attenzione posta sul valore formativo e sulla dignità culturale della materia. I livelli della formazione di base risultano insoddisfacenti rispetto alle esigenze di chi, non volendo fare della musica una professione, non può apprenderne i rudimenti basilari, così come capita per qualsiasi altra disciplina. Questo contro il concetto stesso di educazione musicale intesa come “processo orientato allo sviluppo delle persone come esseri umani e sociali e quindi ciò che determina il nostro modo di essere”.
    Il percorso di istruzione musicale, tra i punti deboli del nostro panorama culturale (per scelta ideologica?), soffre di una pesante anomalia: dalle scuole medie ad indirizzo musicale, oggi ultima tappa della formazione di base, si viene “catapultati” direttamente all’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM): un “buco” nel percorso formativo musicale.
    Non si capisce perchè la musica debba sistematicamente essere esclusa dagli studi liceali, indipendentemente dall’indirizzo scelto, venendo dai più considerata un semplice passatempo.
    È possibile studiare e capire il Romanticismo senza ascoltare Beethoven, Schumann o Wagner?
    Fortunatamente qualcosa si sta muovendo. Alcune Scuole superiori, particolarmente attente e sensibili, stanno ponendo rimedio al vuoto pedagogico riconoscendo ufficialmente la validità culturale della musica sul piano pratico e teorico, alla stregua della storia dell’arte e di tutte le altre discipline umanistiche.
    Se questo faticoso lavoro di “semina” stimolerà la base degli studenti, sarà naturale la selezione indirizzata verso l’alto livello qualitativo. Ecco il punto. L’educazione alla musica andrebbe pensata e realizzata in due distinti percorsi: la formazione di base per tutti e lo studio specialistico finalizzato alla professione.
    Un lungimirante inserimento della musica nell’offerta formativa delle scuole (ahinoi ancora poche) necessita di un sforzo comune affinchè venga da tutti considerata disciplina formativa al pari delle altre.
    Altra questione: musica e mass media. Ennesima anomalia italiana che, rapportata alla nostra gloriosa tradizione, urla scandalo.
    Il servizio pubblico, per definizione veicolo culturale della collettività, relega la musica – in particolare quella classica – a ore per sonnambuli. Di più. I Concerti delle Orchestre Sinfoniche vengono trasmessi raramente, come se la musica non meritasse altro …
    Nel Nostro paese decine di migliaia di persone assistono a spettacoli musicali e stagioni concertistiche. Questa folla di persone, emergente da ricerche e articoli specialistici, non si identifica nella TV. La televisione li ha espulsi cavalcando la diffidenza del difficile negata da un semplicistico e consolante approccio ai materiali culturali da parte di una vasta utenza. Le innumerevoli collezioni di CD e DVD facilmente acquistabili in edicola alla portata di tutti ne sono un significativo esempio.
    Anche per la musica il terzo millennio è iniziato. I problemi, detti e altri, sono tanti e grossi. Individuarli, discuterne e avviarli a soluzione nel quadro di un meditato e sostenibile progetto, sarebbe un buon punto di partenza.

    Alberto Macrì
    albertomacri[at]musicalwords.it

    *

     

    Topics: MUSIC, Music Education, Your personal considerations | 3 Comments »

    3 Responses to “Music in Italy… a simple unknown! / 1”

    1. Music in Italy… a simple unknown! / 1 DA TRADURRE!! | Midi Blog Says:
      luglio 21st, 2008 at 00:52

      [...] a simple unknown! / 1 DA TRADURRE!! Archiviato in: Midi — Luglio 21, 2008 @ 2:37 am Daniele Simonin: Pubblichiamo, in collaborazione con la Società dei Concerti di La Spezia, un macro-articolo [...]

    2. Federico Preziosi Says:
      luglio 21st, 2008 at 01:39

      Condivido questa prima parte. Io però sono tra quelli che al liceo la musica l’ha studiata (per modo dire) con professori che parlavano di Mozart senza averci fatto ascoltare una sola nota… a questo punto sarebbe stato meglio non studiarla. Se oggi mi interesso di musica non è certo per merito del liceo.

    3. Luca Says:
      agosto 2nd, 2008 at 09:56

      E’ indubbio che la musica in Italia venga per la maggior parte trascurata nel percorso di educazione formativa dei giovani. Credo però che si debba stare anche attenti a ciò che significa Livello di cultura musicale di base. Se da un lato è giusto che ad un bambino vengano date le basi per poter scegliere poi di approfondire per sua scelta lo studio dellla musica, dall’ altro non si deve pretendere che tutti, indistintamente, facciano la scelta di studiare per dieci anni in conservatorio. L’ importante è che nel percorso scolastico si riesca a dare al fanciullo l’ idea di ciò che vuol dire fare musica: sarà poi lui a scegliere se continuare a coltivare tale disciplina o meno, senza essere tacciato di ignoranza o menefreghismo nei confronti dell’ arte e della cultura che possono comunque manifestarsi sotto la veste di innumerevoli altre discipline oltre a quella musicale.

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