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    Sergio Fiorentino’s Art…

    By Redazione Musica | settembre 5, 2008

    L’Arte di Sergio Fiorentino

    L’arte musicale non ha volto, non ha corpo. Ciò nonostante riesce a svelare la sua essenza indicibile al cuore di chi ascolta, si ‘serve’ del musicista, delle sue mani o della sua voce, della sua sensibilità, della sua abilità tecnica, della sua capacità di tradurre l’ineffabile. La Musica, dunque, assume le molteplici sembianze di chi la interpreta e viceversa l’interprete diventa l’immagine in cui il pubblico distingue il volto della Musica. Talvolta, però, forse per caso o per volontà, il mondo musicale non riconosce, non attribuisce adeguato merito o dimentica velocemente le figure di grandi interpreti che hanno prestato voce e forma alla Musica e che a tale arte hanno consacrato la propria vita, le proprie energie, il proprio universo interiore. È questa la sorte accorsa, nell’ambito del panorama musicale italiano, al pianista di origini napoletane Sergio Fiorentino.

    Laddove la critica, il pubblico e le riviste musicali stranieri (Repertoire e Diapason in Francia, Le Devoir in Canada e Fono Forum in Germania per citare solo qualche esempio) continuano a testimoniare una certa attenzione ed ammirazione per le qualità artistiche di Fiorentino, anche in seguito alla scomparsa del pianista avvenuta nel 1998 all’età di settant’anni, e a rinnovare un gradimento pari o addirittura superiore a ben più noti interpreti, come Arrau, Gieseking, Horowitz o Benedetti Michelangeli, al contrario, il nostro Paese persevera nel sollevare raramente e svogliatamente il velo steso sulla grandezza di questo musicista, impedendo ad un più vasto pubblico di ravvisare un significativo aspetto dell’arte. Lo spessore interpretativo ed artistico del pianista sconfina, difatti, nello straordinario e merita certamente una più attenta conoscenza ed una più incisiva risonanza.
    Accostato dalla critica a musicisti della levatura di Alfred Cortot, Edwin Fischer, Walter Gieseking o Sergei Rachmaninov, riconosciuto da Arturo Benedetti Michelangeli come «il solo altro pianista», Sergio Fiorentino presta voce a ciascun autore senza dimenticarne le peculiarità relative all’ambito storico-estetico e alla prassi esecutiva, persegue la segreta essenza delle opere, trascendendo estemporaneità ed accademismo, avvalendosi delle proprie facoltà interpretative e tecniche, che sono sempre tese all’accurata e raffinata scelta del suono inteso come entità personale ed identificativa di ciascun compositore o composizione. Fiorentino è un interprete generoso, incanta il pubblico dei propri concerti, che, entrato a contatto con la Musica incarnata nel pianista, non se ne riesce mai a saziare, neanche dopo le numerose rientrate in scena pretese dagli instancabili ed interminabili applausi al termine di ogni performance.
    Come pianista, Sergio Fiorentino si appropria del repertorio solistico esistente quasi nella sua integralità, dalle composizioni di J. S. Bach ai contemporanei (come Casella, Busoni, d’Indy e Gubitosi), passando attraverso risultati nuovi sulla scena internazionale, quali la prima esecuzione mai effettuata dell’intera opera per pianoforte solo di Rachmaninov in un ciclo di quattro concerti tenuti nel 1987 presso l’Auditorium della RAI di Napoli. Fiorentino arricchisce le proprie conoscenze musicali con le composizioni eseguite durante le proprie esperienze cameristiche ed orchestrali, particolarmente amate dal pianista, mai sazio di un così vasto repertorio, straordinariamente ritenuto a memoria per intero. La complessità della levatura artistico-musicale di Sergio Fiorentino sconfina in esperienze complementari al proprio impegno di interprete: nell’attività, mai edita, di revisore delle composizioni musicali a cui si accosta, nell’esperienza della composizione delle proprie cadenze solistiche dei concerti per pianoforte ed orchestra e nella trascrizione pianistica, anch’essa rimasta inedita, di brani composti per altri organici strumentali da autori di vario stile ed epoca, dal genere colto di Bach o Schumann, agli arrangiamenti più disimpegnati di canzoni napoletane. Eppure, in un artista completo e dalle molteplici angolature come Fiorentino, risiedono altrettanta dose di umiltà e riservatezza, in un insieme di antitetiche qualità ben illustrate dalle varie definizioni che la critica ha riservato al pianista, quale quella coniata dai tedeschi, suggestiva ed esemplificativa della natura del musicista, di «stiller Titan», Titano silenzioso.
    Nell’iter di affermazione artistica di Sergio Fiorentino nell’ambito del mondo musicale, italiano e non, alcuni aspetti caratteriali e concezioni personali riguardo l’arte musicale, tanto quanto la fatalità hanno di certo giocato un ruolo fondamentale. Il pianista, infatti, non è mai un vorace cacciatore di concerti intesi come aspetto speculativo e materialistico della propria arte: sempre volto all’intima necessità di «servire la Musica», per usare un’espressione amata da Fiorentino, rifiuta l’esibizionismo fine a se stesso e con esso anche ogni sorta di compromesso contrattuale che restringa la propria libertà interiore ed artistica.
    Altra fondamentale incidenza sull’affermazione di tale musicista è operata da circostanze del tutto estranee al controllo umano. Dopo il successo come pianista solista ed in trio presso concorsi nazionali ed internazionali, come il Concorso Nazionale di Monza o il Concorso Internazionale di Ginevra, agli apici dello sviluppo della propria brillante carriera, approdata anche Oltreoceano con il debutto alla Carnagie Hall di New York nel 1953, Fiorentino si ritrova tra i pochi superstiti di un disastroso incidente aereo, che, a causa dei danni riportati alla colonna vertebrale, gradualmente lo allontana dal pubblico e dagli agenti. Riprende, poi, dopo qualche anno, la propria attività concertistica in Gran Bretagna, dove, particolarmente apprezzato da pubblico e critica, realizza anche incisioni discografiche, ma l’allontanamento dalle scene, causato dai problemi salutari conseguenti all’incidente aereo, lo hanno nel frattempo spinto all’attività didattica, nel rispetto della quale riduce le apparizioni concertistiche. Fiorentino ricopre la cattedra di pianoforte presso il Conservatorio ‘San Pietro a Majella’ di Napoli, lasciando tracce concrete nell’ambito della scuola pianistica napoletana e dando lustro ad una secolare istituzione, che, tuttavia, attualmente dà segni di facile amnesia nei riguardi di un così insigne docente.
    L’attività pianistica, ostacolata da non poche avversità, riprende per Fiorentino agli inizi degli anni Novanta, ed è già stabilmente riavviata al termine del suo impegno didattico. Il pianista riparte per tournées in Europa, negli Stati Uniti (in particolare prende parte con successo al Newport Music Festival), in Canada, in Russia e Taiwan, realizzando nel frattempo incisioni per la casa discografica britannica Appian Publications & Recordings, che resta attualmente la principale distributrice della musica interpretata da Fiorentino. Stavolta la difficile risalita della vetta per l’affermazione nel mondo artistico e musicale è interrotta nuovamente all’apice dalla morte di Fiorentino che sopraggiunge improvvisa nell’agosto del 1998.
    Certo non si può opporre alcun tipo di resistenza dinanzi a scelte di vita intime e convinte, quali quelle che hanno spinto Sergio Fiorentino ad un accostamento all’arte musicale per nulla convenzionale e speculativo o anche l’incapacità ad allontanarsi in maniera definitiva dalla tanto amata città di Napoli, tanto meno dinanzi alle forze incontrollabili degli eventi che gestiscono l’esistenza di ciascun uomo. Ma se da un lato, bisogna accettare le circostanze ingovernabili che hanno ostacolato il riconoscimento del grande ruolo svolto da Fiorentino in ambito musicale, dall’altro resta esclusivamente nelle mani dell’umanità erede del patrimonio artistico di tale interprete la piena responsabilità del non lasciare più impolverare un volto fondamentale della Musica.

    Nadia Amendola

    ***

    Music has no name, nor body. Despite this it is able to reveal its inexpressible essence to the soul of who listens, through the sensibility of who is playing. Music has the ability to assume the meaning of who interprets it and, vice versa, the player becomes a picture in which the public recognizes the face of Music. Sometimes, though, music environment forgets or does not appreciate enough great musicians that consecrated their life to this noble cause. This was the case of the Neapolitan pianist Sergio Fiorentino. Outside Italy his art is still acclaimed and appreciated even after his death in 1998, by important Music Magazines like Repertoire, Diapason and Fono Forum. Often he was compared to great pianists like Alfred Cortot, Edwin Fischer; Arturo Benedetti Michelangeli called him «The only other pianist»; his art was sensitive to every author, without ignoring the performance praxis and always playing with an individual sound bound to each composer or composition.

    Other than the full catalogue of great composers (from Bach to Casella) important is the full discography of Rachmaninov’s piano compositions held in a Live tour of four concerts in Naples’s RAI Auditorium in 1987. Intense was also his work on revisions, transcription, and arrangements for various instruments but these works were never published.

    His career was conditioned by many factors: first of all, his very humble and reserved attitude did not bring him to be a “concert hunter” and keep always in mind that his mission was to serve Music; in second place, he was one of the very few survivors to a tragic plain crash after which he compromised seriously his spinal column and was obliged gradually to retire from his concert activity. He keeps performing rarely in United Kingdom, but discovers a vocation as a teacher, covering the Piano Chair at Naples’s Conservatory of Music.
    During the 90’s he restarts his concert activity with tournées in Europe, United States, Canada, Russia and Taiwan. This time his career and musical life is interrupted by the sudden death in 1998.

    By Nadia Amendola

    (translated by Claudia J. Scroccaro)

    Topics: Aesthetic of Music, Authors, Contemporary, History of Music, Interpretation of Music, LITERATURE, MUSIC | 9 Comments »

    9 Responses to “Sergio Fiorentino’s Art…”

    1. Sergio Fiorentino’s Art… | Midi Blog Says:
      settembre 5th, 2008 at 00:26

      [...] Fiorentino’s Art… Archiviato in: Midi — Settembre 5, 2008 @ 2:10 am Daniele Simonin: L’arte musicale non ha volto, non ha corpo. Ciò nonostante riesce a svelare la sua essenza [...]

    2. Nadia A. Says:
      settembre 6th, 2008 at 11:28

      Segnalo un sito interamente dedicato al pianista napoletano da cui si possono scaricare mp3 e video… http://freenet-homepage.de/elumpe/index.htm
      Ciao!

    3. Andrea Barizza Says:
      settembre 6th, 2008 at 11:40

      bell’articolo Nadia! Personalmente non conoscevo la figura di Fiorentino e mi è stato molto utile leggere il tuo scritto!

      spero che tu voglia continuare a scrivere per noi.. aspettiamo il prossimo contributo!

      andrea

    4. Nadia A. Says:
      settembre 12th, 2008 at 02:20

      Grazie Andrea, sono felice di aver in qualche modo rinnovato l’attenzione per un grande artista la conoscenza del quale devo tutta ai preziosi racconti della famiglia e degli allievi. Vi invito a fare grandi scorpacciate della sua musica che esprime molto più di qualsiasi articolo!!!

      Sarei lieta di ritornare a scrivere in queste pagine virtuali riguardo i miei ambiti di studio (la lirica da camera del Novecento, la cantata e le mie piccole esperienze di analisi musicale).
      A presto,
      N.A.

    5. Andrea Barizza Says:
      settembre 12th, 2008 at 08:23

      la lirica da camera del novecento sarebbe molto interessante.. cosa potresti proporre?

    6. Nadia A. Says:
      settembre 12th, 2008 at 21:33

      Ho studiato alcuni aspetti della lirica da camera di Ghedini e le liriche su testi di Montale per ora…

    7. Claudia Scroccaro Says:
      settembre 14th, 2008 at 12:34

      Penso che sia doveroso ricordare la sua arte e il suo prestigio! troppo spesso ci si dimentica del contributo di validi musicisti… non potenti, non famosissimi, ma che (come ricorda giustamente Nadia) hanno votato la loro vita alla musica. Di solito si tende a credere che i musicisti non siano dei validi musicologi e viceversa. Questa è una dimostrazione che una mente valida sia sotto il punto di vista interpretativo-esecutivo, che speculativo, offre risultati eccezionali e unici in entrambi i settori. E secondo il mio modesto parere essi devono sempre più andare di pari-passo.

      Complimenti Nadia per questo contributo

    8. Andrea Barizza Says:
      settembre 15th, 2008 at 09:02

      cara nadia,
      perchè non fai un articolo su questi argomenti?
      magari si potrebbe affiancare al tuo contributo quello di un letterato che curi la parte, appunto,letteraria..

      andrea

    9. Angela Amato Says:
      ottobre 25th, 2008 at 20:43

      I am glad that one more article has been written to remember Sergio Fiorentino. I had the privilege as a young violinist to study some chamber music with him, together with one of his very fine students Giovanni Auletta. I may say that when Fiorentino would seat at the piano and play with me Brahms and Schuman Sonatas or Prokofiev five melodies, well he did not need to explain how the music should sound, he could direct any musician to do music inevitably. Only much later I realized, alos remembering how much maybe also Myriam Longo my piano teacher, Tony Florio, Emanuel Hurwitz, Yfrah Neaman and finally with Beatrice Antonioni who also was one of my beloved teacher, only now I can understand they all loved my natural musicality…..it was so natural to me that I’d never realized why they thought good of me. I am grateful to all of them, and in this case I may say that Sergio Fiorentino not only was a great musician but he was as such also because he was a great men, extremely human and fair person who could use the music to talk to people.

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