Categories

Coming soon…

    No scheduled posts

    Archive

    Tag Cloud

    Meta

    Immagini, testi e contenuti audio/video su MusicalWords.it

    Il sito web www.musicalwords.it ("Sito"), e tutti i contenuti (testi, audio, video, immagini, prodotti e servizi, collettivamente nelle pagine relative) accessibili su od attraverso di esso, sono messi a disposizione degli utenti senza in alcun modo avallare gli usi che gli utenti stessi ne possano fare. I diritti riguardanti l'uso delle immagini di opere d'arte esposte in ogni pagina del Sito appartengono ai rispettivi proprietari. Chi scarica, usa o trasmette Contenuti reperiti su o attraverso il Sito non può ritenere in nessun modo assolte le competenze spettanti ai detentori dei rispettivi diritti di tali Contenuti. Il Sito web www.musicalwords.it può contenere o linkare a Contenuti creati o caricati da terze parti. I Contenuti di terze parti non rappresentano necessariamente le opinioni del responsabile del Sito nè della redazione generale direttiva né delle altre redazioni nè dei suoi collaboratori. Il responsabile del Sito non controlla, monitora, avalla o garantisce in alcun modo i Contenuti di terze parti. In nessun caso responsabile del Sito potrà essere ritenuto responsabile, direttamente o indirettamente, per danni o perdite causate o che si pensa possano essere state causate dall’uso o dal riferimento a Contenuti reperiti su o attraverso il nostro Sito. Il responsabile del Sito non si ritiene responsabile per attività dolose risultate dallo scaricamento o dall’utilizzo di Contenuti presenti sul proprio Sito web o accessibili attraverso di esso. I Contenuti presenti sul Sito www.musicalwords.it possono essere cambiati o rimossi senza notizia preventiva.


    « | Main | »

    Gioachino Rossini: A Classical Music Ouverture

    By Redazione Musica | settembre 9, 2008

    Gioachino Rossini: un ouverture alla Musica Classica

    Amante della buona tavola (era lui stesso un ottimo cuoco), amante della compagnia e delle belle donne, fine e mordace umorista, indolente a tal punto da preferir riscrivere ex novo una pagina di musica, piuttosto che chinarsi a raccogliere il foglio pentagrammato caduto a terra: è la descrizione di un perfetto gaudente, di uno che, oseremmo dire, ha capito tutto della vita; di qualcuno che Nietzsche non esiterebbe a definire “umano, troppo umano”.
    Eppure è questa umanità così gioviale, piena e manifesta, che tuttavia non esclude umorali pieghe melanconiche e tristi venature, che rende la figura di Gioachino Rossini (1792-1868) così simile alle persone. Alle persone “comuni”, che non possiedono una genialità artistica come quella del maestro pesarese; così simile alle persone che hanno sempre ritenuto, e ritengono, il Genio come una persona quasi ultraterrena, cioè non di questo mondo ma al di fuori di esso e dalle sue pulsioni. Insomma, vicino alla nostra umana quotidianità.
    Dopo l’immagine simil-apollinea che si è avuta del prodigioso talento di Mozart dopo il titano Beethoven, che lotta instancabilmente contro il Destino ecco irrompere sulla scena musicale una figura (e non sarà l’ultima) musicale tutt’altro che “divinizzata”, ma anzi tremendamente umanizzata. Rossini, già in vita, non ha mai goduto di quell’aura sacrale, frutto anche del ragionare Romantico, che ha invece circondato, come abbiamo visto, molti altri compositori. Questo senso di estraniazione dal mondo che il Genio recava con sé, questa sua alterità, si dissolve: restava si un Genio, ma un Genio che è anche un uomo con i suoi pregi, i suoi difetti, le sue piccole\grandi debolezze.Proprio come ognuno di noi.

    Ora, cosa rimproverano maggiormente i profani alla musica d’arte e al suo mondo? Rimproverano di essere un qualcosa di inarrivabile, di chiuso, quasi una casta élitaria impermeabile, dove niente entra e niente esce. Si potrebbe liquidare la questione parlando di semplici pregiudizi verso il mondo musicale colto; ma cosa si fa per dimostrare che sono solo pregiudizi degli altri? Forse c’è del vero nelle critiche che vengono mosse alla musica d’arte (anzi, senza forse), ma allora deve essere compito responsabile di chi appartiene a questo mondo, a qualsiasi titolo, dal semplice melomane al direttore d’orchestra, fare qualcosa per cambiare le cose, per dimostrare che la musica classica non è così come il sentire comune la dipinge. Il tempo dei piagnistei, per cui “i giovani non ascoltano la musica classica” e ” la musica classica è la cenerentola delle arti” è finito.
    Ora si tratta di agire. Come? Divulgando per testimonianza diretta. Un primo passo fattibile in questa direzione, è sicuramente quello di iniziare a scrostare da dosso alla musica classica, e al suo mondo, quella cappa di irraggiungibilità, di noioso e voluto distacco che le si è creata intorno, più o meno coscientemente. L’umanissima figura di Rossini ci aiuta proprio in questo: vedere il compositore, e la sua opera, non come qualcosa che sta nell’iperuranio, ma come qualcosa che è del mondo e sta nel mondo; come la più alta espressione possibile, raggiunta da un uomo come tutti noi.

    Avvicinarsi all’uomo per arrivare alla musica. E Rossini è il tassello giusto per iniziare il neofita al mondo della musica d’arte. Innanzi tutto, proprio per umanizzare la figura dell’artista penso utile proporre una biografia o, se è pubblicato, un epistolario dell’artista stesso, proprio per conoscerlo direttamente, senza filtri posti da terzi (rischio che una biografia può portare con se). Non un qualcosa di musicologico e scientifico, o si rischia di traumatizzare subito il neofita, ma qualcosa che, pur strizzando l’occhio alla musicologia, resti comunque nel divulgativo. Nel caso di Rossini c’è una piccolo e agevole libro (circa 200 pagine) di Mario Nicolao dal titolo “La maschera di Rossini – Avventure, amori, vizi, virtù: una vita come un romanzo” edito da Rizzoli. Se qualche “purista” dovesse storcere il naso davanti a questo testo, si può tranquillizzare: Nicolao si è avvalso della collaborazione di eminenze quali l’ottimo Lorenzo Arruga e Philip Gossett, quindi i rischi di inesattezze contenute nell’opera, possono essere tranquillamente fugati. E’ una biografia che riesce a dare ottimamente lo spaccato umano dell’artista Rossini nelle sue varie sfaccettature (amori, passioni, paure e manie), ed è quel tipo di opera che non intimorisce chi è nuovo della materia, proprio perché ci sono l’uomo Rossini e le sue vicende al centro del lavoro, senza quei tecnicismi e quei dettagli che possono essere comprensibili solo ad un “addetto ai lavori”.
    Se la conoscenza dell’uomo che c’è dietro l’artista può essere agilmente ottenuta con una lettura, diversa e ben più ardua può essere la conoscenza della musica che l’artista ha creato. Qui si tratta di iniziare a scardinare le pregresse abitudini di ascolto delle persone, cosa non facile visto che l’orecchio riesce ad assuefarsi subito a ciò che è di suo gusto, proprio come il palato si abitua al sapore di un determinato cibo; e quando qualcosa piace, la vogliamo e basta, a prescindere dalla sua qualità, e dalla sua fattura. Da questo punto di vista le Ouvertures rossiniane sono quanto di più perfetto ci sia per introdurre i profani alla musica d’arte. E questo, per molteplici aspetti:

    1. Per quanto siano sinfonie avanti l’opera, e quindi servano per introdurre lo spettatore al lavoro teatrale, sono, tuttavia, una forma musicale perfettamente compiuta in sé stessa, mostrando una propria autonomia logica e strutturale a livello delle Ouvertures da concerto di Mendelssohn o Berlioz. Quindi utilizzando l’overture rossiniana, il neofita impara già a conoscere un genere musicale.

    2. Sono brani di dimensioni contenute e strutturalmente lineari (eccezion fatta per l’overture del Tell): quindi, un profano non corre il rischio né di affaticarsi nell’ascolto, né di perdersi all’interno della struttura del pezzo, essendo chiaramente percettibili, anche da orecchio non abituato, le varie sezioni in cui si articola.

    3. E’ un brano orchestrale, quindi permette al neofita di familiarizzare con le inusuali, per lui che fino adesso era abituato magari ad altri generi musicali, sonorità dell’orchestra, e con i timbri dei vari strumenti.

    4. Melodia e ritmo sono i due elementi più peculiari della musica di Rossini: mentre l’andamento armonico è tale da non far mai risultare incerta la melodia, ma sempre ben delineata, e quindi seguibile dall’orecchio del neofita e memorizzabile (o cantabile, se preferite), il ritmo, emergendo sempre nettamente come una continua e crescente pulsazione, conferisce dinamicità alla melodia stessa. Quindi orecchiabilità (mi si passi il termine poco colto) e dinamicità delle Overtures rossiniane sono due elementi importantissimi che le rendono particolarmente “appetibili”, rispetto ad altri brani di altri autori, alle orecchie di un neofita, magari abituato a generi popolar-moderni dove proprio l’estrema orecchiabilità (il famoso easy listening) e l’estrema accentuazione ritmica la fanno da padroni.

    I quattro punti riportati sopra non devono fuorviare sul valore artistico della musica di Rossini, anzi. La musica rossiniana è musica di raffinata scrittura, ed estremamente difficile nella realizzazione pratica, specie nella parte dei fiati; ma a mio avviso, più che in altri casi, reca in sé un quid che la può rendere universale nella comprensione e nella fruizione da parte delle persone, a prescindere dal loro grado di preparazione e cultura musicale. Inoltre, basta considerare dal punto di vista discografico quanti celebri direttori e celebri orchestre hanno affrontato le pagine strumentali rossiniane, per capire quale perfezione e bellezza formale il maestro pesarese avesse raggiunto nelle sue sinfonie d’opera; una perfezione tale che le ha fatte emancipare dall’Opera a cui erano state destinate in origine, e a diventare delle opere a sé stanti, tant’è che di molte opere rossiniane è assai più nota al pubblico la singola Overture che non l’opera stessa (vedi il clamoroso caso de “La Gazza Ladra”).
    La musica di Rossini è musica “umana”, vitale, e può essere davvero lei il trait d’union tra chi è nel mondo della musica d’arte, e chi ancora ne sta fuori. Tutto sta, ovviamente nel comunicare questo con quanta più passione possibile a chi ci sta di fronte.
    Ovviamente so che questo pensiero può suscitare perplessità in puristi e benpensanti della musica d’arte. Ma iniziamo a chiederci quanto certe posizioni troppo rigide, abbiano favorito il proliferare dell’ “ignoranza musicale”. Cambiare approcci, idee e metodologie per far conoscere un’ opera d’arte, non svilisce di certo il valore intrinseco dell’opera stessa. Anzi, semmai aiuta a diffonderlo anche presso chi non ha mai pensato di poterlo conoscere. La possibilità del culto del bello, inteso come categoria estetica, dovrebbe essere data a tutti; mentre bisognerebbe guardare con diffidenza chi crede che questo svilisca il valore di un’ opera: forse sentendo Rossini, non ha neanche mai riso.


    [1] Questo, ovviamente, prima che venissero alla luce i carteggi del buon Wolfgang. Soprattutto nelle lettere a Costanze von Weber, sua futura moglie, emerge un immagine del genio salisburghese tutt’altro che apollinea. Anzi, diremmo quasi di formaniana memoria.

    [2] Idea diffusasi specialmente in seguito alla pubblicazione della prima biografia di Beethoven, scritta dal suo segretario e confidente Anton Schindler subito dopo la morte del maestro di Bonn.

    Stefano Naimoli

    *

    Gioachino Rossini: a classical music ouverture

    Food lover (he was a good cook himself), sociable, biting humorist, insomuch as lazy that he could write an entire music page rather than picking up a sheet from the floor: this is the description of a perfect pleasure-loving, of a man who, we can say, understood everything about life; of someone who could be defined as ‘Human, all to human’ by Nietzsche.
    This jovial humanity is what makes Giochiano Rossini (1792-1868) so similar to other people. His genius was something strictly connected with the real world, with its passions and instincts , far from the pseudo-apollonian image referred to Mozart or the idea of a titan fighting against the fate, just as Beethoven. Rossini has never been idealized at all but strongly humanized.

    The idea of a genius so near to normal people, could really help us to look at his music as something which is in our world and is part of it, instead of something unreachable and ‘hyperuranic’: don’t you see that we are in front of what exactly people think of classical music? Something far, something out of common life and way of thinking, something simply incomprehensible. We cannot say it is just a prejudice, just a misunderstanding: musicians too often feel part of an elite group, enlarging the discrepancy between them and other people and the figure of Rossini could undoubtely help us (and them) not to forget their humanity.

    Getting near the man just to reach his art. And Rossini is the perfect beginning for someone who wants to know and appreciate classical music. A biography or his correspondance could be good points to start from: Mario Nicolao’s “La maschera di Rossini – Avventure, amori, vizi, virtù: una vita come un romanzo” (Rizzoli) is a perfect example of an easy-reading book which gives an accurate description of the human being who is the artist.
    But knowing the man is not the same as knowing his art: the novice who wants to approach classical music could find a perfect beginning listening to Rossini’s ouvertures for some reasons:

    1. They are Symphonies: listening to a short piece of music, the novice starts to learn a form.
    2. Being short they are easy to listen, the listener is able to pay attention till the end and to recognize the different sections in which the Ouverture is divided.
    3. They are played by an Orchestra with a range of instruments which could result new to the listener.
    4. Being melody and rhythm important parts of these pieces they are clearly characterized and recognizable by a listener accustom to modern music.

    With these four points I really do not want to minimize the artistic value of Rossini’s music: its complexity and difficulty when played are not called into question, at all. But its humanity, its vitality could really be the ‘trait d’union’ between music and people who are not part of it, yet. I know that what I am saying could bother some orthodox: but let’s think that maybe it is due to their rigorousness that we are in this situation, that maybe they have never laughed listening Rossini.

    Stefano Naimoli

    (An abstract by Luigi di Nuzzo)

    Topics: 1800, Great Composers, Italian Operas, MUSIC, Musical Theatre | 1 Comment »

    One Response to “Gioachino Rossini: A Classical Music Ouverture”

    1. Gioachino Rossini: A Classical Music Ouverture | Midi Blog Says:
      settembre 9th, 2008 at 00:33

      [...] Rossini: A Classical Music Ouverture Archiviato in: Midi — Settembre 9, 2008 @ 2:09 am Daniele Simonin: Amante della buona tavola (era lui stesso un ottimo cuoco), amante della compagnia e delle belle [...]

    Comments