Categories

Coming soon…

    No scheduled posts

    Archive

    Tag Cloud

    Meta

    Immagini, testi e contenuti audio/video su MusicalWords.it

    Il sito web www.musicalwords.it ("Sito"), e tutti i contenuti (testi, audio, video, immagini, prodotti e servizi, collettivamente nelle pagine relative) accessibili su od attraverso di esso, sono messi a disposizione degli utenti senza in alcun modo avallare gli usi che gli utenti stessi ne possano fare. I diritti riguardanti l'uso delle immagini di opere d'arte esposte in ogni pagina del Sito appartengono ai rispettivi proprietari. Chi scarica, usa o trasmette Contenuti reperiti su o attraverso il Sito non può ritenere in nessun modo assolte le competenze spettanti ai detentori dei rispettivi diritti di tali Contenuti. Il Sito web www.musicalwords.it può contenere o linkare a Contenuti creati o caricati da terze parti. I Contenuti di terze parti non rappresentano necessariamente le opinioni del responsabile del Sito nè della redazione generale direttiva né delle altre redazioni nè dei suoi collaboratori. Il responsabile del Sito non controlla, monitora, avalla o garantisce in alcun modo i Contenuti di terze parti. In nessun caso responsabile del Sito potrà essere ritenuto responsabile, direttamente o indirettamente, per danni o perdite causate o che si pensa possano essere state causate dall’uso o dal riferimento a Contenuti reperiti su o attraverso il nostro Sito. Il responsabile del Sito non si ritiene responsabile per attività dolose risultate dallo scaricamento o dall’utilizzo di Contenuti presenti sul proprio Sito web o accessibili attraverso di esso. I Contenuti presenti sul Sito www.musicalwords.it possono essere cambiati o rimossi senza notizia preventiva.


    « | Main | »

    Along the paths of Modern Harpischord…/2

    By Redazione Musica | settembre 30, 2008

    Il nuovo repertorio, evoluzione e conservatorismo nella scrittura

    (…Continua) Quali che siano le motivazioni che hanno indotto i compositori del XX secolo a tornare a scrivere per il clavicembalo, per ognuno di loro si può dire che c’è stata attenzione per uno strumento considerato da tempo soppiantato dal suo erede: il pianoforte. Il clavicembalo non possiede una voce possente, né modulabile, l’escursione sonora è data dal numero di note suonate, dalla simultaneità o meno dei suoni prodotti e dai registri utilizzati. Inoltre il suono, seppure netto e pungente, con un forte transitorio d’attacco, decade molto rapidamente. La meccanica è assai
    alleggerita rispetto a quella pianistica e così anche la tecnica esecutiva può contare su di una maggiore velocità. Un ascoltatore attento coglie in un abile clavicembalista il gusto per una continua ricerca di un fraseggio, possiamo dire di un micro fraseggio. La disposizione dei registri sui diversi manuali permette di sorprendere con un caleidoscopio di timbri che solo l’organo è in grado di superare.Proprio il fattore timbrico insieme alle restanti suddette peculiarità, hanno reso esclusivo questo strumento, offrendo ai moderni compositori nuovi mezzi con cui sperimentare nuove sonorità. La natura totalmente diversa del clavicembalo non consente un ragionevole raffronto con il pianoforte, come del resto il confronto sarebbe fuori luogo tra quest’ultimo e l’organo. Ognuno di questi strumenti è dotato di una propria individualità nonostante le origini siano pressoché comuni e tutti abbiano ad essere suonati digitando su di una tastiera. Claude Benigne Balbastre (1727-1799): sappiamo che replicò a Taskin, construttore di cembali, quando ascoltò un pianoforte inglese: “….jamais ce nouveau-venu detrônera le majestueux clavecin”.(3)
    Voltaire, che conserva la sua ammirazione per il nobile clavicembalo scrive (8 dicembre 1774) chiamando il pianoforte un “instrument de chaudronnier au comparaison du clavecin”. F. Couperin (1668-1733) ne “L’Art de toucher le clavecin” dice: “…. Cet instrument a ses proprièté, comme le Violon a les siennes. Si le clavecin n’enfle point ses sons; si les bâtemens redoublés sur une même note ne lui conviennent pas extrèmement; jl a d’autres avantages, qui sont, La precision, La nèteté, Le brillant; Et L’étendue”.
    Tra i compositori c’è chi ha scelto il clavicembalo per rievocare un’epoca passata, chi per omaggiare compositori e stili del passato, ma altri, forse coloro a cui va dato il maggior tributo, lo hanno scelto per utilizzarne il suono cristallino, l’incisività ritmica, le possibilità tecniche, per accostare le sue caratteristiche a quelle del suono di altri strumenti e creare così nuovi colori ancora sconosciuti. La produzione italiana riveste nel panorama internazionale un posto di primo piano. Se paragonata ai paesi come Stati Uniti, Olanda, Germania, Francia e paesi dell’est
    europeo in cui sono più numerose le composizioni scritte, l’Italia è seconda solo agli Stati Uniti, ma la disparità dovuta all’estensione del territorio nazionale, versa a favore del paese del Mediterraneo che annovera circa 800 diverse composizioni cheprevedono l’utilizzo del clavicembalo. Per effettuare un raffronto è possibile stimarela produzione mondiale in circa 7000 / 8000 composizioni, tutte originali per clavicembalo. Circa un quarto delle composizioni sono per clavicembalo solista, la restante parte è equamente divisibile tra la musica da camera e la produzione orchestrale.
    Il clavicembalo viene usato come ingrediente unico nelle opere solistiche o come colore che impreziosisce timbricamente le opere con gli organici più complessi. Nella musica da camera, lo strumento al quale viene accostato il maggior numero divolte è il flauto, mentre nella produzione orchestrale buona parte delle composizionisono veri e propri concerti per cembalo e orchestra con un aspetto solisticoparagonabile a quello del pianoforte. Numerosi tra i compositori più noti del secoloscorso hanno scritto per clavicembalo, in Italia
    sono oltre 300. Il primo è stato F. Busoni (1866 -1924) a scrivere un’opera, “Die Brautwahl”, 1906, nella quale inserisce il clavicembalo proprio in scena, quasi a voler ricordare ad un pubblico
    ormai dimentico, che con quello strumento venivano accompagnati i recitativi nelle opere.
    Sempre sua è la controversa “Sonatina ad usum infantis” pro clavicembalo composita, 1915, nella quale, con un linguaggio tradizionale, sembra voler lasciare aperta la possibilità di una sua esecuzione anche al cembalo, la composizione può essere ricondotta ad una successione di tempi di danza. In verità la scrittura è prettamente pianistica per l’utilizzo per esempio di salti o di arpeggi scritti in stile poco cembalistico, e di un suonare legato che risulta assai improbabile sull’antico strumento quanto sul moderno, anche se più volte è stata eseguita da cembalisti.
    Un passo avanti lo compie B. Bettinelli (1913 – 2004) il quale dedica al clavicembalo diverse sue composizioni. Nella “Fantasia per clavicembalo”, 1975, è minuziosamente indicata la registrazione alla quale attenersi, ed anche il modello del cembalo al quale la registrazione si riferisce: modello Bach di Neupert. La Fantasia colpisce per la forte componente drammatica ivi espressa, mediante una scrittura ancora abbastanza tradizionale, ma intrisa di quella forte personalità sempre riconoscibile nel maestro milanese. E. Morricone (1928), non scevro dal guardare al passato per recuperare formule e stilemi, scrive “Neumi”, 1988, e “Mordenti”, 1988, due rivisitazioni del passato in altrettanti brani di ardua difficoltà, l’uno che riprende anche la scrittura senza tempo dei “Préludes non mesurés” l’altro che procede con una continuo fiorire di abbellimenti a formare un lento scivolare di un crogiuolo di note.

    D. Guaccero (1927 – 1984) lascia spazio all’”Improvvisazione”, 1962, nella quale il cembalista sembra sperimentare, improvvisando sempre su di un cembalo moderno (la registrazione del erano è assai complessa) quali possano essere le sue nuove potenzialità.
    Nessuno spazio all’improvvisazione è lasciato da L. Berio (1925 – 2003) con “Rounds for Harpsichord”, 1964, nel quale la partitura va rigirata e quando terminata, rieseguita riprendendo dall’ultima nota alla prima. Il mondo di F. Pennisi (1934 – 2000) è fatto di una scrittura decorativa, in cui rapide successioni in acciaccatura e figurazioni dense di suoni, si alternano a momenti di estrema semplicità e rarefazione del materiale, quasi un soffermarsi su ogni singolo suono per assaporarne la sua effimera esistenza. F. Donatoni (1927- 2000) ha lasciato materiale così cospicuo da far credere che il compositore nutrisse qualche sorta di legame particolarmente forte con uno strumento per il quale ha scritto ben 28 composizioni, da “Movimento”, 1959, a “Esa in cauda V”, 2000.
    Più vicino a noi il repertorio ha subito l’influsso di vari generi e tendenze; nella produzione di F. Caldini (1959) della disco music, in quella di G. Gaslini (1929) del Jazz, con P. e L. Minafra (1951 e 1982) della musica folkloristica e popolare, con A. Nicoli (1950) dell’elettroacustica e F. Perocco (1972) del minimalismo. Si reiterano di frequente prodigiosi salti nel passato, a rievocare
    prassi esecutive e forme. Ogni volta il clavicembalo, con estrema duttilità e dotato della più commovente languidezza o della più coinvolgente ritmicità riesce ad adattarsi nell’evoluzione della scrittura, sempre conservando l’accezione di strumento antico che gli conferisce nobiltà ed oggi gli permette ancor più di stupirecon la sua affascinante presenza.

    Clicca qui per la terza parte dell’articolo

    Clicca qui per visualizzare tutti gli articoli di Diadorim Saviola sulla storia del clavicambalo

    **note**

    3 – Ernest Closson, “Pascal Taskin” S.I.M.G. XII (1910-11), pag. 259

    Diadorim Saviola
    Novecembalo.it

    *

    Twentieth century’s composers, who wrote harpishcord music, focused their attention on an instrument which was considered out-of-date. Harpishcord has not got a strong voice, its sound depends both on the amount of notes played together and on the combination of registers used and, though it is ‘forte’ at the beginning, it vanishes very soon. The mechanical features are slighter than in the piano, so the execution can result really fast. Moreover, the variety of registers gives to the harpishcord the possibility to have a great choice of tones. These are all characteristics which make this instrument unique, not comparable to piano, just as organ and piano itself. Despite the fact that they are all played with a keyboard, and have a common ancestor, they show different features which make them uncomparable. We know that Claude Benigne Balbastre (1727-1799), after having heard an English piano, said to Taskin: “….jamais ce nouveau-venu detrônera le majestueux clavecin”.(3)
    Voltaire, who loved harpishcord, wrote (8th december 1774) about piano: “…. Cet instrument a ses proprièté, comme le Violon a les siennes. Si le clavecin n’enfle point ses sons; si les bâtemens redoublés sur une même note ne lui conviennent pas extrèmement; jl a d’autres avantages, qui sont, La precision, La nèteté, Le brillant; Et L’étendue”.
    Some composers chose the harpishcord just to evocate the past but there is a great amount of them who loved this intrument and all the possibilities it offers: the Italian production is primarly important compared to other countries, it just comes after the US.
    Harpishcord is used both in orchestra and as a soloist: in chamber music we can often see it together with the flute, while many concerts have been written for this instrument, just as for piano.
    Lots of  Italian nineteenth century’s composers have written for harpishcord: F. Busoni (1866 -1924), the first, wrote “Die Brautwahl”, 1906, an Opera in which the harpishcord is introduced on the stage. He also wrote the “Sonatina ad usum infantis” which has some technical features typical of piano but can be played even on the harpishcord.
    B. Bettinelli (1913 – 2004) dedicates to this intrument the “Fantasia per clavicembalo”, 1975, in which he indicates even the registration and the harpishcord model to play on: Neupert’s Bach. The ‘fantasia’ is characterized by a dramatic tension which is typical of Bettinelli even if it is written in a tradiotional style.
    E. Morricone (1928), looking bacwards to applicate styles of the past, writes “Neumi”, 1988, and”Mordenti”, 1988, the former written without ‘tempo’ just as the “Préludes non mesurés”, the latter full of sequences of grace notes.
    D. Guaccero (1927 – 1984) in his “Improvvisazione”, 1962, improvises new techniques on the modern harpishcord. L. Berio (1925 – 2003), instead, makes the player execute the piece from the end to the beginning after having played it once, in his “Rounds for Harpsichord”, 1964.
    F. Pennisi (1934 – 2000) is decorative, in his music grace notes and parts full of sound switch to moments in which the sound is rarefied. F. Donatoni (1927- 2000) wrote 28 compositions for harpishcord, from “Movimento”, 1959, to “Esa in cauda V”, 2000.
    In recent times the authors felt the influence of a variety of genres: from disco music (F. Caldini -  1959) to Jazz with P. and L. Minafra (1951 e 1982), folkloristic music with A. Nicoli (1950) and minimalism with F. Perocco (1972).
    The harpishcord, strong of his ancient origins, is easily able to fix different musical genres, often very far each other.

    Notes
    3 – Ernest Closson, “Pascal Taskin” S.I.M.G. XII (1910-11), pag. 259

    Diadorim Saviola
    Novecembalo.it

    (an abstract by Luigi di Nuzzo)

    Topics: Contemporary, History of Instruments, History of Music Theory, MUSIC | 2 Comments »

    2 Responses to “Along the paths of Modern Harpischord…/2”

    1. Along the paths of Modern Harpischord…/2 | Midi Blog Says:
      settembre 30th, 2008 at 00:14

      [...] the paths of Modern Harpischord…/2 Archiviato in: Midi — Settembre 30, 2008 @ 2:05 am webinfo@adnkronos.com: Nella musica da camera, lo strumento al quale viene accostato il maggior numero divolte è il [...]

    2. Along the paths of Modern Harpischord…/1 | Musical Words Says:
      ottobre 5th, 2008 at 19:35

      [...] Along the paths of Modern Harpischord…/2 [...]

    Comments