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    Mille e non più Mille…?!

    By Redazione Lettere | aprile 20, 2009

    Iniziamo con l’articolo di oggi la collaborazione con Lorenzo Tronfi, giovane studioso di Storia. Lorenzo formerà una redazione e condurrà la programmazione di approfondimenti, rubriche, speciali e singoli articoli di carattere storico o multidisciplinare. Benvenuto nel nostro Staff!

    ***

    Mille e non più Mille?

    Mille e non più mille: quante volte abbiamo letto o sentito questa frase? Sicuramente moltissime. Nei libri di testo scolastici di storia generalmente vi è almeno un riferimento del genere a quello che è diventato un luogo comune molto conosciuto e che continua a perpetuarsi, cioè alla convinzione diffusa che il mondo sarebbe finito con il concludersi del primo millennio.
    Secondo l’ormai consolidata “vulgata” all’origine di questa vasta credenza vi furono gli eventi del X secolo, che effettivamente non fu per l’Europa uno dei migliori: invasioni e distruzioni (i pirati “saraceni”, i vichinghi, gli ungari), un vuoto di potere per la maggior parte del continente dopo la caduto di Carlo il Grosso (877, fino all’ascesa degli Ottoni nel 951), la Chiesa coinvolta in affari terreni tanto che il secolo successivo dovette subire un processo di riforma per certi versi traumatico (una delle conseguenze fu lo Scisma con le chiese orientali). Molti hanno in mente l’immagine dei flagellanti, magari grazie a qualche film, o le “danze macabre” dipinte sulle Chiese, ma questi sono fenomeni successivi, originatisi dal grande secolo di crisi, il XIV.
    Il problema è che questa teoria si basa su testi molto successivi, ripresi poi soprattutto a partire dall’Ottocento, testi che risentono molto degli stereotipi umanistici e rinascimentali riguardo i secoli che erano appena trascorsi, e che richiamano fonti medievali intrisi di quell’immaginario fantastico difficile da accettare già nel XV secolo (uno per tutti, il monaco Rodolfo il Glabro e le sue “Storie”, XI secolo).
    Conosco solo un riferimento a un predicatore dell’Apocalisse per la fine del primo millennio, in una Chiesa fuori Parigi e che peraltro fu subito contraddetto dall’ecclesiastico che redasse il resoconto (Abbone); altri testi dimostrano quanto fosse convinzione di molti essere impossibile conoscere la data ultima del mondo. Inoltre il sistema di datazione a partire dalla nascita di Cristo, pur essendo già conosciuto, non era ancora così diffuso, anche nei documenti ufficiali, rendendo per molti difficile quando non impossibile sapere la data esatta.
    Quindi come mai questa teoria priva di solide basi documentarie ha trovato tanto spazio?
    Ci sono varie risposte possibili.
    Innanzi tutto, è plausibile che qualche fanatico fosse convinto che il mondo stesse per finire e che qualcuno avesse mantenuto questo ricordo anche nei secoli successivi, ma anche ai nostri tempi varie sette predicano ciclicamente questo (cosa accadrebbe fra mille anni, magari dopo turbolenze tali da far ricevere ai posteri pochi dati frammentari, tra cui magari anche i testi di una di queste sette?); in secondo luogo, va tenuta presente la pessima fama che l’Alto Medioevo ha avuto a partire dal Quattrocento in poi, soprattutto dopo l’Illuminismo, fama di età buia che perdura ancora; infine molti storici, umanamente, sono innamorati delle loro teorie, e poco disposti a sottoporle a un giudizio critico.
    Concludendo, difficilmente si può affermare con certezza se l’idea di una imminente apocalisse fosse diffusa, se effettivamente incidesse nella vita di tutti i giorni per la maggior parte delle persone; data l’assenza quasi totale di riscontri storici, sarebbe il caso quindi di abbandonare questa linea e di proporre anzi punti di vista sino ad adesso poco diffusi oltre la cerchia di chi lavora (e studia) in quel campo, evitando così di contribuire a screditare un’intera epoca storica che merita invece di essere analizzata come tutte le altre e, per quanto ci è possibile, senza ideologie e pregiudizi.

    Lorenzo Tronfi

    Topics: History, LITERATURE, Middle Age | No Comments »

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