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    Pietro Antonio Locatelli… /1

    By Redazione Musica | gennaio 17, 2010

    Pietro Antonio Locatelli

    Fulvia Morabito*
    (Lucca)

    Locatelli must surely be allowed by all to be a Terre moto [...]. Mais pourtant, Messrs, quels Coups d’archet! Quel Feu! Quelle Vitesse! [...] He plays with so much Fury upon his Fiddle, that in my humble opinion, he must wear out some Dozens of them in a year.

    [Locatelli] has the most affected Look just before he Begins to Play, That I ever saw in my life. [...] he never sits by to Rest; but Plays on for three Hours together, without being in the least fatigued.

    Queste le parole di due gentiluomini inglesi, rispettivamente Thomas Dampier e Benjamin Tate, prese a prestito per abbozzare il ritratto del compositore e virtuoso del violino Pietro Antonio Locatelli (Bergamo 1695 – Amsterdam 1764). Figura tra le più significative del primo Settecento strumentale, si affacciò alla carriera con un impiego di terzo violino presso la basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo; nell’autunno del 1711, il talento ormai manifesto lo spinse a lasciare la città natale alla volta di Roma, nella speranza, forse, di maturare e affinare la propria formazione sotto la prestigiosa guida di Arcangelo Corelli. Non si è certi se ciò sia realmente avvenuto: il Maestro, già sofferente nel 1712, morì l’anno successivo; appare più attendibile l’ipotesi che Locatelli abbia preso lezioni dal compositore e violinista Giuseppe Valentini, anch’egli rinomato e apprezzato per la sua inclinazione al virtuosismo.


    La Roma dei decenni a cavallo tra il xvii e il xviii secolo era una sorta di palcoscenico dove si faceva spettacolo ovunque: nei luoghi sacri, nei teatri, nelle strade, nei cortili e nelle sale dei palazzi dell’antica nobiltà. Le esecuzioni musicali erano innumerevoli, legate a ricorrenze religiose, a feste occasionali o ufficiali, allorché l’aristocrazia si riuniva per celebrare fastosamente l’arrivo di personaggi illustri: sovrani, religiosi, ambasciatori. Il genere sacro si rinnovava sulla scorta di una splendida tradizione, vivificato dalla presenza della corte papale; il genere profano conosceva un vero e proprio rigoglio, supportato dal mecenatismo patrizio. In quella Roma che rappresentava una meta ineludibile nell’iter formativo di un giovane musicista in cerca di fama, Locatelli si trattenne fino al 1723; i rari documenti attestano che, oltre a prestare servizio nelle famiglie Caetani e Cybo, occupò un ruolo marginale nell’orchestra della cappella musicale del cardinale Pietro Ottoboni, ricco e illuminato protettore di numerosi artisti. Ma l’anonimo esecutore doveva emergere per altra via, esordendo, come compositore, coi “Dodici Concerti grossi a quattro e a cinque”, Opera Prima, stampati ad Amsterdam, presso Jeanne Roger, nel 1721.
    Fu questo un debutto ‘scomodo’, poiché l’Opera ricalcò, per stile e struttura, i” Concerti grossi”, Opera Sesta (1714) di Corelli, fondando i presupposti per un confronto. Locatelli riprese l’impianto del capolavoro corelliano suddividendo l’Opera Prima in otto Concerti ‘da chiesa’ e quattro ‘da camera’. Un’ulteriore analogia è da vedersi nel Concerto viii, in entrambe le raccolte pensato per il Natale, concludendosi con una Pastorale. Riflettendo l’innestarsi della musica colta sulla tradizione popolare, il movimento riecheggia le melodie intonate da zampognari e ‘pifferari’ durante il periodo natalizio; nella trasposizione concertistica offerta dai due compositori le note timbricamente scure e tenute imitano il bordone, sul quale fiorisce una melodia semplice, quasi una cantilena, il cui sapore folcloristico è reso dalla ripetitività del disegno melodico, dall’andamento per terze delle voci superiori, dal reiterato impiego del ritmo trocaico. Le analogie rilevate escludono una pedissequa imitazione dell’Opera corelliana qualora si consideri un interesse tutto locatelliano nei confronti del colore strumentale. Il bergamasco intese modificare l’impasto timbrico delle due entità strumentali specifiche del concerto grosso: il ‘concertino’ e il ‘ripieno’; la sua attenzione si incentrò sul gruppo solistico, del quale volle incrementare il volume sonoro affiancando al violino primo, al violino secondo e al basso, una o due viole. Originale fu anche il trattamento delle due masse sonore, tradizionalmente contrapposte in rapporto dialettico, ora trattate con maggiore libertà, sovente fuse in una molteplicità di soluzioni. L’Opera Prima è pertanto omaggio e insieme dinamico confronto con la migliore tradizione musicale del tempo.

    (Locatelli – Concerto grosso op.1 n.8)

    L’esperienza maturata nel fervore musicale della Roma barocca indusse Locatelli ad affrontare un tour che lo portò nelle maggiori corti e città europee: Mantova, Venezia, Monaco, Dresda, Berlino, Francoforte sul Meno e Kassel sono le tappe documentate dei suoi spostamenti che, iniziati nel 1723 circa, terminarono nel 1729 ad Amsterdam, dove il musicista prese stabile dimora fino al 1764, anno della morte. Gli ‘anni di pellegrinaggio’ furono intensi: il violinista dalle funamboliche capacità si produsse in numerose esibizioni componendo, al contempo, brani atti a valorizzare il suo talento. Giunto ad Amsterdam, quale maestro di chiara e consolidata fama fu benevolmente accolto dai ricchi patrizi della città che gli accordarono stima e protezione. Entro tale favorevole contesto avviò numerose e redditizie attività, assicurandosi una vita agiata al riparo dal servilismo cortigiano: tenne concerti strettamente privati e mai alla presenza di musicisti professionisti, per custodire i segreti della sua prodigiosa tecnica; per lo stesso motivo svolse una limitata attività didattica, rivolta ai rampolli delle più influenti famiglie del luogo o a professionisti di ordine del tutto secondario; fu consulente artistico e saltuario correttore di bozze della prestigiosa casa editrice Le Cène. Ma la stampa delle opere concepite, o abbozzate, durante gli anni del tour europeo fu il suo obiettivo primario; nel perseguirlo poté avvalersi delle tipografie locali che, disponendo di tecniche all’avanguardia, offrivano un prodotto qualitativamente ineguagliabile, distribuito capillarmente, a livello internazionale, grazie all’imponente apparato mercantile olandese. Il materiale musicale fu quindi ordinato in raccolte, corretto, stampato, riveduto e, in qualche caso, ristampato, secondo un lavoro meticoloso volto a ottenere stampe affidabili e, per quanto possibile, prive di errori. Gli editori Le Cène, Van der Hoeven e Covens offrirono l’appoggio finanziario per le onerose Opere orchestrali: Terza, Quarta, Settima e Nona. Locatelli stesso, seppur contando sul patrocinio di generosi mecenati, provvide alle spese di stampa e alla vendita delle composizioni da camera: Opere Seconda, Quinta, Sesta e Ottava.

    Fulvia Morabito

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    **Note**

    *. Fulvia Morabito è Vice-Presidente del Centro Studi Opera Omnia Luigi Boccherini-Onlus di Lucca. Membro del comitato scientifico degli Opera Omnia di Francesco Geminiani e dell’Edizione Nazionale Italiana degli Opera omnia di Luigi Boccherini, è General Editor della collana Monumenta Musica Europea (Brepols Publishers). Ha curato l’edizione critica dell’Op. 2 per l’Edizione Nazionale delle Opere di Pietro Antonio Locatelli (Schott, 2000) e il volume miscellaneo Hector Berlioz. Miscellaneous Studies (2005, con M. Niccolai). È autrice di due monografie: La romanza vocale da camera in Italia: storia ed evoluzione di un genere (Brepols, 1997) e Pietro Antonio Locatelli (L’Epos, 2009).

    Topics: Baroque, Baroque, Great Composers, History of Compositional Technique, History of Music, History of Music Theory, History of Performance, MUSIC, Music Analysis, Pietro Antonio Locatelli | No Comments »

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