Categories

Coming soon…

    No scheduled posts

    Archive

    Tag Cloud

    Meta

    Immagini, testi e contenuti audio/video su MusicalWords.it

    Il sito web www.musicalwords.it ("Sito"), e tutti i contenuti (testi, audio, video, immagini, prodotti e servizi, collettivamente nelle pagine relative) accessibili su od attraverso di esso, sono messi a disposizione degli utenti senza in alcun modo avallare gli usi che gli utenti stessi ne possano fare. I diritti riguardanti l'uso delle immagini di opere d'arte esposte in ogni pagina del Sito appartengono ai rispettivi proprietari. Chi scarica, usa o trasmette Contenuti reperiti su o attraverso il Sito non può ritenere in nessun modo assolte le competenze spettanti ai detentori dei rispettivi diritti di tali Contenuti. Il Sito web www.musicalwords.it può contenere o linkare a Contenuti creati o caricati da terze parti. I Contenuti di terze parti non rappresentano necessariamente le opinioni del responsabile del Sito nè della redazione generale direttiva né delle altre redazioni nè dei suoi collaboratori. Il responsabile del Sito non controlla, monitora, avalla o garantisce in alcun modo i Contenuti di terze parti. In nessun caso responsabile del Sito potrà essere ritenuto responsabile, direttamente o indirettamente, per danni o perdite causate o che si pensa possano essere state causate dall’uso o dal riferimento a Contenuti reperiti su o attraverso il nostro Sito. Il responsabile del Sito non si ritiene responsabile per attività dolose risultate dallo scaricamento o dall’utilizzo di Contenuti presenti sul proprio Sito web o accessibili attraverso di esso. I Contenuti presenti sul Sito www.musicalwords.it possono essere cambiati o rimossi senza notizia preventiva.


    « | Main | »

    Quadri sonori…

    By Redazione Musica | febbraio 10, 2010

    “Quadri sonori”

    “Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”
    - citazione dal Piccolo Principe di A. de Saint-Exupéry

    Per il pubblico convenuto lunedì 14 dicembre 2009 presso il teatro Monteverdi di Cremona, è stata una vera e propria scoperta, la possibilità di assistere allo spettacolo del compositore russo Vladimir Kallistov, intitolato: “Quadri sonori”.
    Kallistov, che attualmente ha ripreso gli studi presso la Facoltà di Musicologia dell’Università di Pavia, ha già al suo attivo una solida esperienza professionale, sia come compositore, che come concertista e musicologo. La portata dei suoi interessi professionali abbraccia un ampio diapason di stili musicali e di epoche: dalla musica classica di stampo più prettamente europeo, a quella tradizionale giapponese, dalla musica religiosa russa, alla musica per la televisione e per il cinema.
    L’indubbio, quanto insolito, talento artistico di questo compositore non vedente ha avuto modo di rivelarsi agli spettatori-ascoltatori, sia grazie allo spettacolo sonoro da lui stesso ideato, sia a partire dal titolo stesso dell’opera “Quadri sonori” che, di primo acchito, poteva sembrare un’evidente contraddizione: immagini, fatte di suoni. La stranezza del titolo è tale però solo a prima vista, in realtà, la resa in musica di immagini visive, come pure la resa e la proposta/interpretazione artistica dell’esperienza sonora extra-musicale, sono eventi tutt’altro che nuovi.
    Tutto ciò è naturale se consideriamo che, dei 5 organi sensoriali, è la vista a prevalere sugli altri. Per descrivere un’arte puramente uditiva come la musica, non solo si ricorre a una terminologia che prende origine dalla vista, ma si giunge addirittura a utilizzare termini propri di un’arte esclusivamente visiva come la pittura, infatti, vengono usate le espressioni: “pittorico”, “pittoresco”, “prospettiva”.. questo, non è altro che il tentativo di spiegare un fenomeno acustico, accostandolo alle più consuete immagini visive. Tale dato, a testimoniare l’egemonia della percezione visiva, a danno di quella uditiva.
    È difficile stabilire fino a che punto le nostre impressioni, su come percepiamo la musica, si fondino in realtà su delle percezioni visive. L’aspetto concentrato dei musicisti sulla scena e tutto quanto li accompagna casualmente (o talvolta intenzionalmente), influenza la nostra percezione della musica e ci distrae dalla sua comunicazione diretta.
    Tutto questo accade anche nella vita. Quante volte le immagini visive ci distraggono dalla sostanza di ciò che accade! Non sempre l’immagine corrisponde alla pienezza interiore. Al contrario, il convulso caleidoscopio delle diverse immagini, distrae e confonde l’attenzione di colui che è in ascolto.
    Lo spettacolo di Vladimir Kallistov, un “artista della musica”, parla proprio di questo, ossia, di come vedere l’essenza delle cose.
    Nella sua musica avviene un processo inverso: l’immagine sonora anticipa l’azione e indirizza l’attenzione. Lo spettacolo viene concepito come una rappresentazione esclusivamente sonora e pertanto si svolge in una sala oscurata; inoltre, allo scopo di favorire una maggiore concentrazione sulla percezione uditiva e per una migliore immersione nel suo mondo di suoni, gli ascoltatori sono forniti di occhialetti scuri.
    Il soggetto “Quadri sonori” attinge alle diverse fasi dell’esistenza umana. La rappresentazione è scandita da alcune composizioni originali costruite sulla rielaborazione artistica di impressioni musicali e extra-musicali, ricavate dall’ambiente sonoro che circonda l’uomo, le impressioni che lo accompagnano lungo l’intero corso della sua esistenza.
    Lo spettacolo, suddiviso in quattro parti si sviluppa, infatti, sulla base di un percorso ispirato alla vita umana.
    La prima parte, intitolata “riso”, rappresenta la nascita dell’uomo (la trama è espressa mediante il riso di un bimbo).
    La seconda parte, intitolata “passi”, vuole riprodurre i primi passi dell’uomo in questo nostro difficile mondo, il suo primo scontrarsi con le difficoltà della vita e le sue riflessioni su questo tema.
    La terza parte è dedicata al manifestarsi del “dramma” nella vita: il superamento delle difficoltà, il rifiuto, l’amarezza dell’alienazione, l’inflessibilità della volontà, l’infaticabile ricerca del proprio mondo, della propria dimensione, del proprio posto su questa terra. Questo è il momento culminante, ma anche più drammatico dello spettacolo. L’ossatura musicale di questa sezione, metaforicamente espressa dalla denominazione di “porte”, è resa da suoni dati dall’aprirsi e dal richiudersi di porte, sovrastati da brandelli di conversazione: alcune semplici frasi di cortesia in lingua inglese, aventi sia il senso di ostacolare l’ingresso in società, ma anche di esprimere una calorosa accoglienza, fino a brani di conversazioni captate in metropolitana. L’intera struttura musicale di questa sezione con il prevalere di suoni alti e di bruschi passaggi, è intenzionalmente aggressiva, destinata a trasmettere la rudezza e la volgarità di un mondo inospitale, pieno di pericoli (come ad esempio quando si sente la brusca partenza a tutta velocità di un’automobile, incurante delle persone accanto).
    La quarta sezione è lo scioglimento del dramma e, al contempo, la sua ottimistica interpretazione filosofica e profondamente poetica. S’intitola “dove” e illustra un caleidoscopio di luoghi turbinanti e vorticosi, davanti alla coscienza dell’osservatore. L’uomo, tuttavia, neppure qui si limita a restare un semplice osservatore della vita; partecipando attivamente al vertiginoso susseguirsi degli eventi, gode di ogni situazione in grado di vezzeggiare il suo animo. Questa è anche la parte più propriamente artistica, nel senso che, il corso degli avvenimenti è espresso al di fuori dalla coerenza tipica della vita reale. Da questo punto di vista la quarta sezione è simile alla seconda, dove le riflessioni filosofiche del protagonista lo trasportano nel proprio mondo interiore. Benché le quattro parti non siano equivalenti per lunghezza, e nemmeno per significato artistico e stile d’azione, nelle singole peculiarità strutturali, tuttavia, viene a crearsi una certa simmetria, che contribuisce all’unità formale.
    In questi “Quadri sonori” assistiamo agli atteggiamenti e ai comportamenti dell’essere umano nei confronti della vita: la sua gioia ingenua di essere al mondo, il suo attento studio degli enigmi che rappresentano la vita stessa, il suo prendervi attivamente parte nonostante gli ostacoli e il rigetto da parte della società, il dolore, le disillusioni, la ricerca dei propri limiti, e in ultima analisi, come godimento, anche l’accettazione della vita nel suo multiforme manifestarsi.
    È interessante il fatto, che le più importanti fasi del ciclo vitale dell’uomo, vengano soppesate con la logica drammaturgica del ciclo quadripartito, proprio della sinfonia e della sonata, attraverso: la rappresentazione dell’immagine/tema principale (l’uomo) nella prima parte, con le sue riflessioni lirico-filosofiche nella seconda parte, più lenta, con la conflittualità e la maggior drammaticità della terza parte e, infine, con la dimensione scherzosa della quarta e ultima parte.
    Anche per la rilevanza delle tematiche sollevate, per la profondità del pensiero e la portata della riflessione artistica, questi “Quadri sonori” si accostano senz’altro al genere della sinfonia.
    Un’evidente novità è rappresentata dal genere stesso di quest’opera, in essa infatti, il suono è rappresentato in tutta la sua totalità, in quanto vettore del principio vitale, sia musicale che non-musicale. Il suono è messaggero di vita, della reale esistenza del mondo circostante, colmo di segni suscettibili d’interpretazione. Il suono è anche il racconto di come questo mondo ci appare, e allo stesso tempo, ne è la chiave interpretativa, non un qualcosa percepito come irritante o con il mero scopo di suscitare una predeterminata reazione dei nostri sensi.
    È interessante la maniera in cui sono stati utilizzati alcuni brani di musica classica col sovrapporsi integrale di suoni, sia musicali che extra-musicali (rumori, brani di conversazioni). Nuove associazioni che manifestano inediti e imprevedibili aspetti di famose opere del repertorio classico.
    Relativamente alla sfera dei saperi, oggi viviamo nell’epoca della sintesi, che si caratterizza: per un diverso modo di riflettere sul già noto, per la conquista di nuove vette nella ricerca, per lo studio di discipline che indagano in spazi al di fuori dai confini di determinati ambiti del sapere, ma la cui individuazione permette di avvicinarli ad altre sfere della conoscenza.
    Questi processi riguardano anche la teoria musicale. I compositori indagano sulla “musicalità” del non-musicale, extra-musicale (voci e rumori); in taluni casi lo studio della musica avviene mediante il ricorso alla matematica e alla fisica (come per esempio, nell’acustica). Nella generale tendenza di “musicalizzare” ciò che prima si riteneva non-musicale va a iscriversi anche l’arte di Vladimir Kallistov, dove, nei suoi “Quadri sonori”, l’importanza data alla percezione uditiva è pari a quella visiva.
    Questi “Quadri sonori” sono anche un racconto autobiografico in cui l’autore con forza di volontà, veramente beethoveniana, trasforma la tragicità del reale in positiva esperienza di vita, riesaminandola filosoficamente, risolvendola in un finale edonisticamente ottimistico.
    L’arte di Vladimir Kallistov suggerisce un nuovo sguardo e una nuova prospettiva su come considerare l’arte della musica e lo sviluppo nel suo complesso; un’arte con cui, ci auguriamo, il compositore vorrà continuare a deliziarci (sebbene, la musica dell’artista vada al di là dei confini di un godimento puramente estetico-musicale).
    Il compositore, mentre con commovente sincerità dispiega davanti a noi il quadro artisticamente rielaborato della vita, in realtà ci rivela, per la sua condizione di non vedente, la sua ancor più complessa soglia di percezione visiva. Ci manifesta un mondo pieno di cose inattese, di situazioni imprevedibili in grado di minacciare un vacillante equilibrio e di arrecare dolore e delusione. Un mondo di dimensioni violate, ma così tanto indispensabili all’uomo contemporaneo. Un mondo fatto di porte chiuse, che non sempre è possibile aprire. Un mondo in cui l’uomo, sia adulto che bambino, è sempre indifeso di fronte a pericoli costantemente in agguato. Ma è anche un mondo incredibilmente variopinto, di indescrivibili molteplicità; un luogo dove si può godere con pienezza dell’incantevole varietà delle sensazioni, nel quale la realtà viene smascherata dal suo illusorio velo. In tale dimensione, la vista non può essere ingannata, poiché vi si può vedere solo con il cuore.. e il cuore sa come vedere.

    Asatryan Mariam
    Traduzione dal russo di Benedetta Sforza e Eliseo Bertolasi

    Topics: Concerts, MUSIC, Review | 3 Comments »

    3 Responses to “Quadri sonori…”

    1. Federico Preziosi Says:
      febbraio 10th, 2010 at 12:18

      non lo conoscevo… mi documenterò meglio. Grazie.

    2. Ingrid Pustijanac Says:
      febbraio 13th, 2010 at 14:49

      Un testo veramente ispirato, questo di Mariam Asatryan, che mette in rilievo numerosi aspetti della singolare esperienza di ascoltare in un modo nuovo il mondo dei suoni, e grazie all’scurità in cui il pubblico viene calato, di mettersi in ascolto anche del suo universo interiore. In questo senso la composizione “Quadri sonori” può essere l’inizio di un lungo, importante viaggio…

    3. Fabio Cifariello Ciardi Says:
      marzo 10th, 2010 at 22:22

      Nelle partecipate parole di Mariam Asatryan si intravedano riflessioni raffinate che potrebbero benissimo essere sviluppate in un saggio.
      In particolare l’idea di una “ancor più complessa soglia di percezione visiva” resa possibile in “un mondo di dimensioni violate” proprio da chi è privato di una dimensione sensoriale…
      Spero che l’autrice avrà ancora l’occasione di raccontarci il suo modo di leggere i suoni che ascolta. Grazie

    Comments