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    Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 2

    By Redazione Musica | settembre 30, 2010

    (…Continua)

    Le ragioni di una siffatta constatazione si sostanziano soprattutto della lettura di alcuni passi tratti da testi successivi allo Spirito dell’Utopia e nei quali appare evidente la formulazione di una temporalità del tutto differente a quella comunemente intesa come successione lineare di momenti: Bloch estremizza un concetto di tempo discontinuo che non può essere compreso del tutto se non si tiene presente la tematica dell’attimo vissuto, non foss’altro per l’ovvia osservazione che il tempo è dato da una totalità di momenti[1]. Rimane da chiarire di che natura sia la sostanza temporale di questi istanti e da qui risalire ad una concezione generale del tempo stesso.

    Rifacendoci alla distinzione heiddegeriana di Augenblick e Jetzt[2], è possibile qualificare più soddisfacentemente il senso della temporalità che contraddistingue l’attimo vissuto blochiano indicandone la stretta parentela col primo dei due termini. L’importanza di tale osservazione risiede nella stretta affinità tra una concezione siffatta dell’istante ed una visione discontinua del tempo che Bloch abbozza sin dalle prime opere. Infatti a noi pare che questo concetto di tempo – basato su una natura extratemporale, porosa e permeabile dell’istante (che ne è alla base e lo contraddistingue), sia stato già sotterraneamente ed episodicamente digrossato nello Spirito dell’utopia. Preannunciando infatti gli sviluppi futuri delle sue riflessioni sul tempo e sulla storia il filosofo sostiene:

    “Ma è percepibile una vita più profonda che agisce nel tempo musicale. Non tanto perché il suo corso sia diverso da quello del tempo esterno in cui avviene, quanto piuttosto perché esso ha anche un effetto storico di processo e di conquista”[3].

    E la vita più profonda a cui Bloch si riferisce a proposito del tempo musicale allude sicuramente a quel “battito del polso della vita immediata” nel quale – come suggerisce Lara Boella – sono presenti le influenze di Simmel, Shelling e Eduard von Hartmann[4].

    Tutto questo è stato confermato da alcune osservazioni che nello Spirito dell’utopia Bloch elabora a proposito della musica beethoveniana: questa ha dimostrato, meglio di qualsiasi altra rappresentazione artistica dell’uomo, di chiarire il senso del nunc blochiano. Tutti gli istanti sono uguali, ma soltanto particolari condizioni o avvenimenti ne palesano veramente la caratteristica extratemporalità, o meglio la sovratemporalità. Nel costante richiamarsi alle opere di Beethoven il riferimento di Bloch cade sempre e soprattutto sul famoso squillo di tromba che nel Fidelio annuncia la liberazione di Florestano, momento che nella filosofia utopica blochiana si colora di un valore privilegiato e delucidante: l’attimo vissuto, fermato dalla sovversiva rivelazione del suono lacerante, scuote la tranquillità del continuum temporale al quale siamo abituati, piombando nella normalità del quotidiano come una meteora. È così allora che si aprono quelle fenditure nella spessa crosta del vissuto lasciandoci intravedere il caldo magma dell’essere non-ancora-divenuto. Ma, come sappiamo, la sospensione della comune percezione del tempo, attuata dal casuale avvenimento, non produce mai una distaccata contemplazione, “ma una luce improvvisa, che piomba ‘verticalmente’ sugli eventi e sui pensieri, e li articola senza perdere il nesso tra immediatezza e mediazione nel processo”[5]. È dunque questo, infine, il senso dell’epigrafe posta a capo di questo lavoro: rimanendo tra le righe della metafora di cui essa si sostanzia, possiamo sostenere che nella filosofia utopica blochiana la musica possiede certamente – tra tutte le arti – le vetrate più ampie sull’orizzonte ancora ignoto del non-ancora: ciò non foss’altro perché la volubilità della sua grazia o della sua turbolenza rende perfettamente – come modello ideale – l’incedere complicato dell’essere attuale, polverizzato tra la molteplicità degli avvenimenti e delle situazioni che lo costituiscono.

    Esemplare, a riguardo, è l’opera Differenziazioni nel concetto di progresso[6], testo in cui Bloch mette in discussione la nozione di un universo uniforme e lineare e ne propone uno alternativo che, più che darsi come universum, si dà piuttosto come multiversum, cioè come ordito di ritmi temporali diversi[7].

    Questo passo ci sembra emblematico:

    “Nel caso migliore la storia appare come un circo americano, dove in piste diverse e del tutto isolati gli uni dagli altri si esibiscono contemporaneamente ginnasti, cavallerizzi o divoratori di fuoco. [...] Con altre parole bisogna domandarsi se, all’interno del concetto di storia come susseguirsi di tempi, non siano per lo meno necessari teatri contemporanei o molto vicini nel tempo, rappresentabili press’a poco come accade nell’arte epica. [...] Indubbiamente rappresentare la storia universale come una successione di periodi è molto più facile che rappresentarla nella oltremodo complessa contemporaneità di luoghi; perché questo concetto topografico esige, per lo meno quando si presenta come storico-universale, un multiversum – anche nel tempo”[8].

    Il senso di queste parole trova una sua precisa connotazione nella tendenza del pensatore a servirsi del termine Ungleichzeitigkeit per “indicare la sfasatura tra tempi storici non congruenti che coesistono nello stesso presente cronologico”[9]. Come “perpetua sincope della storia moderna” la musica rappresenta quindi il modello di una concezione stratificata, asincrona e discontinua della storia, dove popoli, classi sociali, e dimensioni artistiche o culturali vivono spesso un tempo indipendente che non può essere concepito a mo’ di “fila indiana del prima e del dopo”[10]. Essa lascia intravedere tutte quelle dimensioni “parallele” che nel loro insieme la costituiscono.

    Ma il concetto di multiversum risente anche di riferimenti più o meno diretti alle conquiste della fisica contemporanea: infatti, non essendo digiuno di importanti studi matematici e fisici,

    “rifacendosi per analogia al concetto riemanniano di spazio,  Bloch definisce il tempo la struttura elastica del materiale storico, misurabile a seconda delle sue diverse suddivisioni, che ne esprime la ‘pluridimensionalità’, la ricchezza geografica, le diverse e molteplici linee su cui corrono gli eventi”[11].

    È poi il filosofo stesso a sottolineare come già da allora la fisica stesse abbandonando un’interpretazione  rigidamente  lineare  del tempo per una sua valutazione più “elastica”, cioè disposta ad ammettere una sua profonda revisione: infatti dall’assolutezza che la fisica classica (galileano-newtoniana) era solita conferire al tempo si giunse, soprattutto negli studi ormai famosi di Albert Einstein, ad una sua insospettata relativizzazione[12].

    Francesco de Santis

    (Continua…)

    (Leggi qui tutto lo speciale Ernst Bloch… il Divenire in Musica)


    [1] Bloch ha dedicato numerose pagine alla tematica dell’oscurità dell’attimo vissuto. Brevemente, per essa egli intende quella contraddittoria situazione esistenziale del soggetto per la quale questi è incapace di cogliere lucidamente se stesso negli attimi che di volta in volta costituiscono il suo vivere; ma, paradossalmente, tale oscurità è anche l’unica dimensione che in determinati momenti può offrire al soggetto gli unici spiragli di osservazione sul mondo non-ancora-divenuto. Questi momenti possono essere avvenimenti generalmente trascurabili come una goccia di pioggia (cfr. E. Bloch Spuren (1930), 1969; trad. it. e cura di Laura Boella, Tracce, Garzanti, Milano 1994, dove troviamo un breve racconto interamente costruito sulla parola “piove”), o istanti risolutivi e drammatici come nel caso dello squillo di tromba del Fidelio. Per il Nostro sono questi gli istanti in cui si vengono a creare degli squarci nella spessa cortina del vissuto capaci di rivelarci anticipazioni sull’essere non-ancora divenuto. Si tratta spesso, (fatta eccezione per il Fidelio che è una rappresentazione artistica) di banali momenti del vivere quotidiano che nella loro apparente secondarietà rappresentano in realtà l’agognato varco sul mondo di là da venire.

    [2] Se per Heidegger lo Jetzt è “l’istante, l’ora uguale e semplicemente presente del concetto ‘volgare’ di tempo [...] [che] non altera sostanzialmente il decorso seriale e contenutistico del tempo”, l’Augenblick è “la vera e propria extratemporalità dell’attimo, [...] non più legato al presente come centro dell’esperienza temporale [...], ma proiettato verso il futuro”. L. Boella, “Il tempo elastico di E. Bloch” in aut aut, 1980, n.179-180, p. 144.

    [3] E. Bloch, Spirito dell’utopia, p. 146.

    [4] L. Boella, “Il tempo elastico di E. Bloch”, cit., p. 146.

    [5] R. Bodei, Multiversum. Tempo e storia in Ernst Bloch, Bibliopolis, Napoli 1982, p. 111.

    [6] E. Bloch, “Differenzierungen im Begriff Fortschritt” in Sitzungsberichte des Deutschen Akademie der Wissenschaften zu Berlin, 19572; trad. it. e cura di G. Scorza, Differenziazioni nel concetto di progresso in E. Bloch, Armando Argalìa Editore, Urbino 1962. L’analisi della non-contemporaneità condotta in questo testo serve a confezionare una “dialettica a più strati” che imponendosi come principio ermeneutico, permette al filosofo di interpretare diverse realtà della condizione umana, dalla differenza relativa al vivere in luoghi contemporanei ma spazialmente lontani alla differenza tra i ceti sociali sino, in Erbschaft dieser Zeit (1935), alle implicazioni dell’Ungleichzeitigkeit nell’ascesa del nazionalsocialismo.

    [7] E. Bloch, Differenziazioni…, cit., p.36.

    [8] Ivi., p. 36-37.

    [9] R. Bodei, cit., p. 18. Lo studioso fa notare efficacemente come E. Bloch visse sulla propria pelle questa asincronia temporale: Ludwigshafen (sua città natale e sede di un grosso centro industriale) sorge, separata dal Reno, di fronte a Mannheim, città  progettata secondo un piano regolatore razionale e sede del più grande castello della Germania. Secondo quanto lo stesso Bloch ci dice (cfr. E. Bloch, “Mutare il mondo  fino a renderlo riconoscibile”, intervista del 1974 concessa a J. Marchand per la televisione francese, ora raccolta in E. Bloch, Marxismo e utopia, a cura di Virginio Marzocchi, Editori Riuniti, Roma 1984, p. 53), fu proprio nella biblioteca del castello di questa bellissima cittadina che egli si appassionò ai testi dell’idealismo tedesco: qui, infatti,  i volumi erano fermi al 1860 e il tempo sembrava esser fermo. Il Nostro ebbe quindi modo di vivere tanto nello spazio-tempo affollato e affrettato della sua città quanto nell’atmosfera rilassata di Mannheim che appariva insensibile ai cambiamenti. È il caso di notare che – nel tentativo di ricostruire la fenomenologia del concetto di multiversum – al valido esempio geografico offerto da Bodei possa – per analogia – essere accostato anche quello musicale dello stesso Bloch che nella propria storia della musica ritrae J.S. Bach come isola felice indifferente all’evoluzione del suo tempo.

    [10] E. Bloch, Differenziazioni…, cit., p. 33.

    [11] L. Boella, “Il tempo elastico…”, cit., p. 145.

    [12] Cfr. E. Bloch, Differenziazioni…, cit., p.41. Descrivendo gli anni “espressionisti” in cui apparve lo Spirito dell’utopia (opera nella quale indichiamo una prima embrionale formulazione del multiversum in base ad intuizioni di natura squisitamente musicale)L. Mittner sottolinea l’invisibile connessione tra arte e scienza: “La revisione di un prossimo, inevitabile, definitivo crollo del mondo borghese della ‘sicurezza’ veniva rafforzata e quasi simbolicamente confermata dai suggestivi paralleli che sembravano offrire la teoria della relatività e la fisica dei quanti col loro nuovo concetto dello spazio e della materia. I titoli di due drammi di Stramm, Kräfte (Forze) e Geschehen (Evento), sembrano quasi definire i nuovi orientamenti della fisica”, L. Mitner, L’Espressionismo, Laterza, Bari, Roma 1965, p. 30. E riferimenti alla fisica saranno presenti anche in opere blochiane della maturità, cfr. E. Bloch, Experimentum Mundi. Frage, Kategorien des herausbringens, Praxis (1975); trad. it. e cura di G. Cunico Experimentum Mundi. La domanda centrale, le categorie del portar fuori, la prassi, Editrice Queriniana, Brescia 1980, p. 146.

    Topics: Ernst Bloch... il Divenire in Musica, LITERATURE, MUSIC, Music and Philosophy, Philosophy, Philosophy of Music | 1 Comment »

    One Response to “Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 2”

    1. ernst bloch musica e filosofia | Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere Says:
      ottobre 15th, 2010 at 00:11

      [...] Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 2 [...]

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