Categories

Coming soon…

    No scheduled posts

    Archive

    Tag Cloud

    Meta

    Immagini, testi e contenuti audio/video su MusicalWords.it

    Il sito web www.musicalwords.it ("Sito"), e tutti i contenuti (testi, audio, video, immagini, prodotti e servizi, collettivamente nelle pagine relative) accessibili su od attraverso di esso, sono messi a disposizione degli utenti senza in alcun modo avallare gli usi che gli utenti stessi ne possano fare. I diritti riguardanti l'uso delle immagini di opere d'arte esposte in ogni pagina del Sito appartengono ai rispettivi proprietari. Chi scarica, usa o trasmette Contenuti reperiti su o attraverso il Sito non può ritenere in nessun modo assolte le competenze spettanti ai detentori dei rispettivi diritti di tali Contenuti. Il Sito web www.musicalwords.it può contenere o linkare a Contenuti creati o caricati da terze parti. I Contenuti di terze parti non rappresentano necessariamente le opinioni del responsabile del Sito nè della redazione generale direttiva né delle altre redazioni nè dei suoi collaboratori. Il responsabile del Sito non controlla, monitora, avalla o garantisce in alcun modo i Contenuti di terze parti. In nessun caso responsabile del Sito potrà essere ritenuto responsabile, direttamente o indirettamente, per danni o perdite causate o che si pensa possano essere state causate dall’uso o dal riferimento a Contenuti reperiti su o attraverso il nostro Sito. Il responsabile del Sito non si ritiene responsabile per attività dolose risultate dallo scaricamento o dall’utilizzo di Contenuti presenti sul proprio Sito web o accessibili attraverso di esso. I Contenuti presenti sul Sito www.musicalwords.it possono essere cambiati o rimossi senza notizia preventiva.


    « | Main | »

    Ernst Bloch… il Divenire in Musica / 7

    By Redazione Musica | dicembre 16, 2010

    (…Continua)

    Ernst Bloch: musica e ontologia del non-ancora


    Introduzione

    “Instancabile la farfalla filosofica [di Bloch] svolazza
    e picchia contro il vento che la separa dalla luce”.

    Th. W. Adorno, Note sulla letteratura.

    Il pensiero musicale di Ernst Bloch[1] si definisce (come avviene per la restante parte degli altri scritti del filosofo) nell’ambito di un contesto sempre proteso alla delineazione di una propria ontologia: l’ontologia del non-ancora.

    La filosofia utopica di Bloch ha spesso suscitato momenti di grande interesse, ma tale attenzione sembra essersi concentrata soprattutto sulla sua rilettura del marxismo o sulle ripercussioni che essa ha avuto nel dibattito teologico e religioso. Essa oltretutto – intrisa com’è di elementi irrazionali, così attenta al marginale, al particolare, e a tutto ciò che può sembrare di secondaria importanza – difficilmente permette di separare la sfera estetica da quella teoretica ed offre anche spunti per impegnative discussioni sulla sua riflessione sull’arte e sui criteri estetici da essa adottati [2].

    Sarà dunque compito della prima parte di questo lavoro illustrare riassuntivamente gli aspetti fondamentali dell’edificio speculativo blochiano e fornire gli strumenti indispensabili per accedere all’analisi del suo pensiero musicale: l’intento è quello di chiarire – già alla fine della prima parte – la struttura del flusso della coscienza anticipante, per assegnare poi in essa una giusta  collocazione alla musica ed al suo speciale potere preconizzante del non-ancora-divenuto.

    Ciò che qui si vuole subito sottolineare è il duplice obiettivo di questa tesi, definito tra le pagine della sua parte teoretico-musicale. In prima analisi si tratterà di collocare il pensiero musicale di Bloch nella filosofia della musica a cavallo tra ’800 e ’900, nonché di ricostruirlo e comunicarlo attraverso gli scritti più importanti  ed episodici riferimenti ad altri scritti minori[3]. Qui, il ricorso frequente alla citazione di passi desunti dai testi succitati inerisce al delicato problema dello stile filosofico di Ernst Bloch. La sua natura ostica è cosa nota e talvolta appare inseparabile dalla verità che esso vuole a tutti costi esprimere: “il suo dettato è difficile, – sostiene Hans Heinz Holz – spesso oscuro – ma di quella oscurità, dalla cui profondità la luce della cosa stessa risplende come nei quadri di Rembrabdt” [4]. Lo stile filosofico di Bloch rispecchia pienamente i propri contenuti: la verità che egli intende comunicare sembra infatti voler emergere dalla fitta nebbia delle sue parole, alla stregua di quanto essa tenti di fare a partire dall’oscurità dell’attimo vissuto, cioè dall’incapacità del soggetto di cogliere, proprio a causa della sua estrema vicinanza, quell’istante di verità che gli passa innanzi. La parola di Bloch tematizza cioè il mistero dell’attimo imprendibile  nel tentativo disperante di scalfire quella “prossimità che ci fa ciechi”, quella condizione limitante per cui nessuno di noi può essere “profeta in patria”[5].

    Pertanto il dire blochiano anela sempre ad un “novum”, scorrendo tra “immagini e metafore primitive [...] necessarie per renderlo cosciente”[6]; così il concetto si dissolve in un’ostica sintassi che, “fa[cendo] diventare qui proposizione principale la subordinata abbreviata”, si mostra come specchio autentico di un contenuto sensibile ai particolari apparentemente trascurabili ma in realtà preconizzatori dell’assoluto non-ancora-divenuto. È questo il caleidoscopio di immagini e di sogni che, sempre al servizio di un significare difficile quanto coinvolgente, accompagnano tante infervorate pagine  sulla musica, soprattutto quelle che, nello Spirito dell’utopia, appaiono influenzate dal “caldo” clima espressionista.

    Lo stile letterario-filosofico di Bloch – per il quale egli venne insignito del premio Sigmund Freud – è

    “in generale, un tesoro di parole originarie, un brulichio di figure, una decorazione mobile fatta di scene primigenie provenienti da favole e da miti, da Lieder e da canzonette, da proverbi, dal fanatismo religioso antico-tedesco e dalla mistica barocca, da Jakob Böhme e da Hegel e da Marx, da Hauff e da Hebel, dal Faust, dall’Anello del Nibelungo [...] tutto ciò è disponibile, sempre fidatamente vicino, sempre pieno di significato: tutti contributi e rimandi rigorosi. Cifre, prefigurazioni, elementi mobili di quella mathesis universalis dell’uomo e del genere umano”[7].   

    Il pensiero  di Bloch, insomma conferma veramente quanto sostiene Holz ovvero “che la vera filosofia creatrice non si può ridurre ad un positivistico stile predicativo, se essa vuole essere conforme alla doviziosa pienezza delle cose reali oggettivabili”[8].

    Questo è dunque il motivo del nostro diretto e ricorrente attingere al senso e al “suono” della parola blochiana nel tentativo di assemblarla in un discorso concentrato a trovare esterne ed autorevoli conferme a tante sue feconde intuizioni[9].

    In secondo luogo sarà intenzione di questo lavoro provare a considerare la componente musicale come autonoma, quasi una sezione d’interesse circoscritta, per accorgersi, per es., che anche se “la storia della musica è senza dubbio l’aspetto più caduco della filosofia blochiana” [10], essa – grazie  al  suo  sistema  sempre  aperto al nuovo e all’odierna  contaminazione della musica colta – si può rivelare efficace soprattutto nell’ambito dell’ascolto musicale e della Sociologia della musica, forse anche meglio dell’approccio socio-musicologico adorniano.

    Ma, fedeli al tema fondamentale del nostro lavoro, possiamo sostenere che proprio l’esito parzialmente negativo di una valutazione prettamente musicologica ha rilevato, in realtà, che l’autentica importanza delle riflessioni di Bloch sulla musica risiede soprattutto nel suo ruolo fondante e decisivo per la comprensione dell’intero impianto teoretico che struttura la sua ontologia: questo valore non si dà infatti altrimenti che nell’ambito di una prospettiva estetico-teoretica, in una stretta osmosi tra musica e ontologia del non-ancora. L’arte dei suoni appare così non solo come la cellula germinale di un linguaggio nuovo, ma anche come quella manifestazione espressivo-simbolica dell’uomo che, con il suo carattere ineffabile ed etereo, riesce meglio di qualsiasi altra a farci intravedere i tratti divenienti dell’uomo e del mondo futuri.

    “Quando ci immergiamo nella musica, ascoltandola, – sostiene il Nostro – avvertiamo che le strutture musicali si caricano di un’espressione non ancora mai data, che vi si annuncia qualcosa di nuovo, di utopico, che, nella storia della musica dei nostri giorni, non è ancora pervenuto alla sua rappresentazione”[11].

    Si vedrà allora che, anche in opere dallo squisito carattere teoretico, il tempo musicale verrà indicato come modello per una concezione del tempo e della storia: esso, lungi dal somigliare allo schema stereotipato di un Universum lineare e consequenziale, si definisce come un Multiversum, cioè come una dimensione spazio-temporale che conosce pause, accelerazioni, vittorie e fallimenti nell’ambito di un progresso dialettico simile all’incedere sonoro di una sinfonia.

    Ma la musica non è soltanto un modello: è addirittura il propulsore più potente della speranza. Con la sua capacità di essere espressione diretta del gesto psichico essa riesce, come nello squillo di tromba del Fidelio beethoveniano, a comunicare l’essenza velata di un essere non-ancora divenuto a cui la morte sembra addirittura extraterritoriale.

    Tenteremo così di mostrare come questo momento di consolazione – che tra le linee aeree del suono diviene speranza concreta – determini la volontà del soggetto nella sua lotta contro la morte ed il rischio del nulla da cui egli sembra essere costantemente minacciato. Questo è dunque il senso finale della nostra ricostruzione del pensiero blochiano: teorizzare di esso il fondamentale, inscindibile rapporto tra musica, morte e ontologia del non-ancora equivale, per noi, a ridiscutere il senso di una sua più chiara impostazione.

    Francesco De Santis

    (Continua…)
    (Leggi qui tutto lo speciale Ernst Bloch… il Divenire in Musica)


    [1] * Ludwigshafen, Palatinato Renano, 8-VII-1885 – † Tübingen, 8 – VIII – 1977. Figlio di una famiglia ebrea benestante, durante la prima guerra mondiale si recò in Svizzera come fervente pacifista. Poi, a causa dell’affermazione di Hitler nel 1933, fu costretto – come tanti artisti e uomini di cultura di quegli anni – ad emigrare in America. Dopo la guerra, differentemente da alcuni suoi compagni (come per es. Adorno) e similmente ad altri (Brecht, Hans Mayer), preferì tornare in Europa accettando di collaborare all’edificazione del socialismo nella Germania Orientale divenendo professore all’università di Lipsia. Quando però nel 1961 – trovandosi per un periodo di vacanza in Baviera – venne eretto il muro di Berlino, decise di non tornare più nella Repubblica Democratica Tedesca e di accettare un posto come “professore ospite” nell’università di Tubinga, città dove morì nel 1977. Sulla vita e sugli spostamenti del filosofo si tenga presente il prezioso libro della moglie Karola (Aus meinen Leben, Neske, Pfullingen 1981; trad. it. di L. Portesio, Memorie della mia vita, Marietti, Casale Monferrato, 1982).

    [2] A riguardo di fondamentale importanza è il testo di H. Wiegmann (Ernst Blochs ästhetische Kriterien und ihre interpretative Funktion in seinen Literarischen Aufsätzen, Bouvier Verlag Herbert Grundmann, Bonn 1976), in cui lo studioso mette a fuoco diversi concetti della filosofia utopica blochiana che incontreremo durante la nostra trattazione.

    [3] Ci riferiamo alla “Filosofia della musica” contenuta nello Spirito dell’utopia (analizzata nel secondo e nel terzo capitolo della seconda parte di questo lavoro) ed al capitolo 51 del Principio speranza (esaminato nel quarto). Facciamo ancora presente che tutti gli scritti musicali di Ernst Bloch  sono ora raccolti nel volume Zur Philosophie der Musik, Surkamp, Frankfurt a.M., 1974.

    [4] Citiamo dal capitolo introduttivo (intitolato “Der philosophische Stil Ernst Blochs”) di un testo di un allievo di Bloch. H.H. Holz, “Der Philosophie von E. Bloch und sein Werke Das Prinzip Hoffnung” in Sinn und Form, VII, 1955, n. 3, trad. it. in G. Scorza, (a cura di), E. Bloch, Armando Argalìa Editore, Urbino 1962, p.  67.

    [5] E. Bloch, “Contestuale allo ‘Spirito dell’utopia’ ”, intervista per l’edizione italiana dello Spirito dell’utopia concessa dal filosofo a V. Bertolino, F. Coppellotti e H. Haasis, in SU, p. XIII.

    [6] H.H. Holz, cit., p. 68.

    [7] D. Sternberger, I Maestri del ’900, Il Mulino, Bologna, 1992, p. 138-139.

    [8] H.H. Holz, cit., p. 80.

    [9] Pur avendo un rapporto difficilissimo con la musicologia, alcune tra le più importanti considerazioni su Beethoven – come avremo modo di chiarire – troveranno un autorevole sostegno in diverse osservazioni del noto musicologo statunitense M. Solomon.

    [10] M. Garda, “La fenomenologia della coscienza musicale. Musica e utopia nello ‘Spirito dell’utopia’ di Ernst Bloch”, in Musica/Realtà, Agosto 1984, p. 129.

    [11] E. Bloch, “Sogni diurni, sogni ad occhi aperti e la musica come ‘utopico per eccellenza’ ” intervista rilasciata da Bloch a Michel Gibson, Pierre Furlan e Peter Stein per la televisione canadese trasmessa nel 1976; trad. it. in Marxismo e utopia, a cura di Virginio Marzocchi, Editori Riuniti, Roma 1984, p. 153.

    Topics: Aesthetic of Music, Ernst Bloch... il Divenire in Musica, LITERATURE, MUSIC, Music and Philosophy, Philosophy, Philosophy of Music | No Comments »

    Comments