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    Santa Cecilia’s new Concert Season…

    By Redazione Musica | maggio 16, 2008

    Perché qualcuno nel 2008, tra un colpo alla pancia tirato da Beppe Grillo, un’occhiata al sito dell’Ansa per smascherare il copia-incolla dei quotidiani ed un po’ di pornografia emotiva da blog, dovrebbe fermarsi a leggere una rivista on-line che parli di musica classica? Perché ad uno sprovveduto internauta dovrebbero interessare lunghe disquisizioni sul valore di brani contemporanei ai quali persino gli anziani abbonati all’Auditorium non concedono neanche mezzo colpo di tosse? E’ davvero ancora necessario un dibattito su una forma d’arte così facilmente fruibile eppure così complicata da analizzare? Darvi un motivo d’interesse, suscitare la vostra curiosità ed insieme tentare di risollevare le sorti di un genere che, tra nicchie cervellotiche il cui onanismo produce solo roba inascoltabile ed auto referenziale e l’assoluto disinteresse di chi lo relega d’estate in terza serata su raitre, rischia di diventare intrattenimento per i già citati anziani e per nottambuli ad agosto: questi sono gli obiettivi, certamente ambiziosi, di un sito come MusicalWords e se già siete arrivati fino a questo punto senza chiudere la finestra web, è già un buon inizio. ( ENGLISH VERSION )


    Questa è una rubrica di recensioni. Sarò critico perché detesto l’assenza di pensiero, l’abulia televisiva cui ci stanno abituando, l’innegabile applauso e gli strilli del loggione. Lo sarò perché senza critica non c’è discussione e senza il discorso c’è la noia. Non avrò paura di dire ciò che penso, non avrò timore delle critiche di chi vorrà smontarmi, anzi vi chiedo il più possibile di partecipare. Questa è una rivista dove si possono commentare gli articoli, approfittate delle libertà che avete. E se qualcuno di voi avrà da proporre qualcosa non esiti a contattarci all’indirizzo e-mail che troverete nella sezione Collabora con noi: vi sarà senz’altro dato spazio!

    Inizierei con il parlarvi di quello che a mio avviso rappresenta uno dei fenomeni più significativi degli ultimi anni: la grande ascesa, in termini di qualità di programmi ed esecuzioni nonché di fama internazionale, dell’Orchestra dell’Accademia Santa Cecilia di Roma. Oltre alla bravura dei musicisti, il merito va senz’altro ricercato nelle abilità sia musicali che manageriali del Direttore Artistico Antonio Pappano, il quale, partendo dall’Opera ed approdando alla musica Sinfonica, ha saputo dimostrare un eclettismo che pochi direttori hanno vantato nella storia.
    Qualche giorno fa è stata presentata la Stagione 2008-2009; al di là delle dichiarazioni giustamente giubilanti del sovrintendente Bruno Cagli ( Santa Cecilia è tornata al centro dell’interesse internazionale; sempre più numerose le richieste di tournee che non siamo in grado di soddisfare ) e del Direttore Artistico stesso, basta uno sguardo al programma proposto per riconoscere una linea di principio secondo me assolutamente valida: quella cioè di proporre brani di compositori contemporanei affiancandoli al repertorio classico e romantico, in modo da avvicinare il pubblico ad un genere sostanzialmente ostico all’ascolto e di conseguenza prevalentemente impopolare, cercando al contempo di stimolare i compositori a ricercare il nuovo attraverso le forme classiche, senza incaponirsi nel volerle a tutti i costi contrastare. Non tralasciando l’aspetto ludico della vicenda: non avete idea di quanto sia divertente vedere la gente che si scapicolla per le scale in fuga durante l’intervallo di un concerto che proponga una metà classica e l’altra contemporanea; e gli sguardi smarriti, al riaccendersi delle luci in platea, dei coraggiosi che sprezzanti del pericolo sono rimasti fino alla fine? In quei volti è dipinto il dramma dell’uomo che deve decidere tra l’inadeguatezza degli altri o di se stesso. Impagabile.
    Quanto al mero elenco degli appuntamenti previsti nella nuova stagione, da citare è senz’altro il concerto d’apertura che prevede l’esecuzione dell’Opera Jeanne d’Arc au bucher ( Giovanna d’Arco al rogo ) del compositore svizzero Arthur Honegger (1892-1955), seguito dall’esecuzione della Sinfonia n.6 di Mahler insieme al Concerto per Corno di Elliot Carter ( a proposito di commistione di generi ) prevista per il 18-20 ottobre; non poteva chiaramente mancare Bach con l’integrale delle bellissime Suites per violoncello insieme alle sonate di Vivaldi (magari se siete neofiti meglio evitare questo concerto, risichereste di uscirne traumatizzati); l’ubiquitario Requiem di Verdi diretto da Pappano il 9-11-13 gennaio 2009 che consiglierei davvero a tutti, appassionati e curiosi; seguiranno la Patetica di Caikovskij con Yuri Temirkanov sul podio, la Argerich con il primo Concerto di Beethoven e Lorin Maazel che dirigerà Berlioz dal 21 al 24 marzo. Ci saranno poi le diverse recensioni a prendersi cura di molti di loro.

    Luigi di Nuzzo
    Redazioneroma[at]musicalwords.it

    * * *

    We are in the 2008. Everyone can choose between thousands of websites about information, politics, art and personal blogs; why should someone stop his/her busy internet surfing just to read articles about classical music? Why should someone be attracted by long arguments about the real value of contemporary music pieces which are often rejected even by aged people who are used to crowd concert halls? Do we actually still need a discussion about a form of art which is so easy to understand but really hard to appreciate? Our purpose is giving you a reason to get into it, trying to improve the conditions of a genre which is badly running the risk of becoming the amusement of a little group of people who can’t often create something more than unheardable; or simply being an aged people’s entertainment.

    This is a review column. I will be critical because I hate the loss of thought, this predominant television abulia, the undeniable applause and screams from the audience. I will be critical because without criticism there’s no debate and when there’s no discussion everything gets boring. I will say everything I think and I ask you to do the same; in this blog there’s the possibility to comment upon author’s articles,, just well out of this. And if someone has something to write about, just send us an e-mail using the address you can find clicking on ‘Collaborate with us’: you will be given all the space you need.

    I would like now to introduce you what I think is one of the most significant musical phenomenon of the last years: the great rise of the Santa Cecilia Academy’s Orchestra of Rome in terms of performances and international reputation. This has been possibile thanks not only to the musician’s ability but even to their Artistic Director Antonio Pappano whose musical and managerial skills are remarkable: he is such an eclectic conductor who had started from Operas but did a brilliant work with symphonic music too.

    A couple of days ago was published the program of the Cooncert Season 2008-2009; apart from the glad statements of the supervisor Bruno Cagli (‘Santa Cecilia is back in the focus of international attention; there are so many concert wonders from foreign countries that we can’t afford’), there’s something I immediately recognised just giving a look to the new program: the idea of proposing lots of concerts in which classical and contemporary music are matched together, in order to let people better appreciate a genre which is often hard to listen to and quite unpopular, while suggesting composers themselves to seek for new materials using something more related to classical forms. Considering of course how much fun you can have just watching people running away from the concert hall during the break after a classical exhibition which is followed by a contemporary one; and what about the braves who lasted till the end of the concert, staring at the stage calling their intelligence (and others’ one) into question? Priceless.

    Here we are at the simple list of the most relevant events of the new Santa Cecilia Season: first of all the opening concert (12th-13th-14th october) in which will be performed Arthur Honegger’s ‘Jeanne d’Arc au bucher’ (Joan of Arc at the stake), followed by Mahler’s sixth Symphony together with Elliot Carter’s Horn Concerto (what were we saying about mixing genres?) on the 18th-20th October; then, how could we forget to mention the performing of violoncello’s Suites and Sonatas by Bach and Vivaldi? (if you are a newcomer I suggest not to start from that); then we have the Verdi’s Requiem conducted by Pappano (and there you must go, either as a fun or a simple curious) on the 19th-23rd January; all of these will be followed by Tschaikowsky’s Pathetic Symphony conducted by Temirkanov; Martha Argerich with the first Beethoven’s Piano Concerto and Lorin Maazel who will be on the stage with Berlioz from the 21st to the 24th of March.

    Most of them will be described in future reviews, of course always translated in English.

    Luigi di Nuzzo
    Redazioneroma[at]musicalwords.it

    Topics: Concerts, MUSIC, Review | 45 Comments »

    45 Responses to “Santa Cecilia’s new Concert Season…”

    1. Andrea Barizza Says:
      maggio 16th, 2008 at 11:39

      Sono Molto Contento!
      Aspettiamo tutti i tuoi riscontri e le tue rencensioni per un sano confronto e per gustare la musica che hai sentito.

      andrea barizza
      musicalwords.it

    2. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 16th, 2008 at 12:49

      Luigi, grazie per il tuo prezioso resoconto e per le tue intellligenti osservezioni sulla stagione di Santa Cecilia. E’ una realtà che sta forse finalmente prendendo il piede giusto qui a Roma e che tutti noi seguiremo con interesse e attenzione.

      claudiascroccaro@musicalwords.it
      musicalwords.it

    3. luigi di nuzzo Says:
      maggio 16th, 2008 at 13:38

      grazie a voi per avermi dato la possibilità di esprimerle, ed a Santa Cecilia che sta finalmente dando prestigio ad una città che in ambito musicale è ancora purtroppo lontana dall’essere all’altezza di una capitale europea.

    4. Vincenzo Perrini Says:
      maggio 16th, 2008 at 15:12

      Bravi! Spero di leggere recensioni acute e oggettive nella possibilità fattuale.

      vincenzo

    5. Stefano Naimoli Says:
      maggio 16th, 2008 at 23:27

      Credo questo articolo metta in luce un aspetto molto interessante: i programmi delle stagioni concertistiche.
      Ora non voglio fare il melodrammatico né il polemico, ma la situazione italiana mi pare un po’….stagnante. Già siamo un paese che per cultura musicale, intesa come educazione all’ascolto, è indietro rispetto ad altre realtà, anglosassoni in primis.
      A questo bisogna aggiungere il fatto che quel poco di cultura musicale che c’è è “fossilizzata” su un certo periodo, su un certo repertorio. Il classicismo viennese, i grandi compositori dell ‘800 tedesco, qualcosa di russo\slavo (ma solo le pagine più note, non sia mai che si voglia andare a ripescare qualche sinfonia di Balakriev). Poi ovviamente c’è il teatro d’opera, dove spicca su tutti il buon Verdi.
      E il ‘900 che fine fa? Scompare quasi, tranne pochissime cose.
      Già si fatica a sdoganare il tardo 800 con Mahler; Bruckner non ne parliamo, si continuano a sfornare cicli di nove sinfonie Beethoveniane a ritmo industriale ma un ciclo bruckneriano serio ancora bisogna metterlo in cantiere (ricordo sporadicamente qui a Santa Cecila una quarta diretta da Janowsky e, anni or sono, una settima diretta da Myung-Wung Chung).
      Di novecentesco sentiamo molto Ravel, Debussy, qualcosa di Schoenberg, poco Hindemith, poco Honegger, Poulenc è quasi un carneade; per non parlare del ‘900 Italiano, che avrebbe davvero molto da dire, ma che inspiegabilmente viene ridotto al trittico romano di Respighi.
      E i suoi bellissimi concerti (specie il misolidio per pianoforte ed orchestra)? La sua “sinfonia drammatica” e le metamorfosi per orchestra? Per non parlare poi di Casella, Pizzetti e Malipiero.
      C’è veramente una messe enorme di roba che qui in Italia ancora non si riesce a sdoganare, addirittura di compositori nostri connazionali.
      Idem andando a ritroso, nel 5-’600. Quanto monteverdi si esegue e si offre al pubblico, qui in italia?
      Personalmente credo sia giunto il momento di ampliare un po’ gli orizzonti del melomane medio italiano.
      Per molti forse è rischioso, perchè c’è pericolo di perdere quel poco pubblico che c’è in Italia. Ma personalmente preferisco questo rischio, a quello di ritorvarmi fra una cinquantina d’anni con una stora della musica che comincia nel 1700 e finisce nel 1897.

    6. Federico Preziosi Says:
      maggio 17th, 2008 at 09:38

      Concordo con Stefano, ma il problema è principalmente pedagogico e non si può rischiare in un momento storico così delicato: se dovessimo perdere tutto sarebbe una catastrofe! L’anomalia dovrebbe essere risolta in altro modo, per esempio costituire un’associazione che sensibilizzi il pubblico ad apririsi a tendenze diverse potrebbe rivelarsi una mossa efficace.

    7. Andrea Barizza Says:
      maggio 17th, 2008 at 10:03

      Caro Federico, potresti spiegarti meglio?
      non riesco a capire bene quello che vuoi dire..

      andrea

    8. Federico Preziosi Says:
      maggio 17th, 2008 at 16:59

      Quello che volevo dire è che non è possibile affidarci a Santa Cecila o a qualsiasi altra istituzione per risolvere la questione posta (giustamente) da Stefano, purtroppo siamo lontani da un grosso coinvolgimento di pubblico per poter pensare ad un’amplimaneto del repertorio. Il collega Naimoli ha parlato di “rischio” da correre a costo di perdere il pubblico (se non interpreto male le sue parole): ecco, è su questo punto che nutro seri dubbi, soprattutto in un momento storico dove, effettivamente, appare complicato coinvolgere un vasto pubblico per assistere a concerti di tale spessore. Come ho scritto precedentemente, la questione è puramente educativa, il pubblico ha poca familiarità con la musica classica in generale ed è per questo che andrebbe sensibilizzato, per esempio con un’associazioni culturali che si occupino esclusivamente di promuovere repertori meno comuni. Ovviamente sto parlando in via ipotetica, poichè la programmazione della stagione è un compito che non compete a noi autori di questo blog: mentre noi discutiamo serenamente i giochi sono già fatti. Spero di essermi espresso meglio.

    9. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 17th, 2008 at 18:28

      Sicuramente l’appunto di Federico è quantomai doveroso…ma penso che quello che si voleva far notare era la anomala e stimolante direzione artistica di Pappano che sta, senza ombra di dubbio, attraverso enormi sforzi, migliorando la situazione della musica a Roma… e anche se questa sembra essere solo una piccola macchia, è pur sempre meglio di niente. Personalmente comunque ritengo che sia comunque molto bello che in qualche misura, nonostante la situazione complessiva della cultura musicale in Italia, esistano ancora istituzioni e realtà attive sul fronte della musica classica… In questo non siamo sicuramente il massimo esempio, ma esistono aree in cui la situazione è nettamente peggiore. In questo perlomeno posiamo ritenerci un minimo fortunati.

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    10. Stefano Naimoli Says:
      maggio 17th, 2008 at 20:38

      Federico ha ragione nel temere la perdita di quei pochi, perchè c’è una difficoltà congenita tutta italiana a far avvicinare la gente alla musica colta.
      Però non possiamo neanche restare in questa aurea mediocritas culturale.
      Se andiamo a vedere i programmi di sala di orchestre tedesche, inglesi, o americane, vedremo che il porgramma, oltre che essere più lungo cronologicamente delle nostre stagioni, per una buona metà investe il ‘900, includendo anche numerose prime assolute.
      Chiunque si avvicina a qualcosa, lo fa per curiosità personale e per piacere.
      L’unica soluzione, qui in Italia, è quella di iniziare a suscitare curiosità nella gente. Un’azione, una testimonianza diretta di chi ha a che fare col mondo della musica, per cominciare a divulgare senza intimorire.
      Tocca ripensare metodi ed approcci, forse.
      In primis credo, l’insegnamento della Storia della Musica, non solo per i vari livelli di istruzione, ma anche cambiando totalmente l’impostazione che ha adesso.
      Tutto questo, ovviamente, dal mio piccolo punto di vista.

    11. luigi di nuzzo Says:
      maggio 18th, 2008 at 13:34

      sono contento che sia nato un dibattito dalle mie osservazioni, in ogni caso non volevo elogiare Pappano ed il Santa Cecilia in generale come soluzione ottimale ed inopinabile al vecchio problema dell’arretratezza culturale italiana e della quasi totale assenza di sensibilità musicale in un pubblico che affolla le sale con Verdi e storce la bocca persino con Shostakovic. Ma almeno c’è qualcosa che si muove, c’è un tentativo, secondo me molto intelligente, di accoppiare repertorio classico e contemporaneo in modo da ‘costringere’ la gente a sentire anche quello (certo, salvo le già citate fughe rocambolesche). Ben vengano poi associazioni che promulghino la musica contemporanea, tanto di cappello a quelle che riusciranno a sopravvivere per più di sei mesi, ma cerchiamo di riconoscere gli sforzi fatti a livello istituzionale che, purtroppo, è l’unico che conta veramente. Fermo restando poi, ma questa è una mia personalissima opinione, che la musica, come l’arte in genere, è per sua natura elitaria: va bene la divulgazione, ma questa non può certo diventare l’unico scopo del dibattito; la stagione dell’Auditorium mi sembra una buona via di mezzo tra il proselitismo e la promozione di ciò che si ritiene valido. Certamente, si può fare di meglio.

    12. Stefano Naimoli Says:
      maggio 18th, 2008 at 20:49

      Ma elitaria perchè?
      Credo che a questo interrogativo vada data una risposta.
      La divulgazione inoltre, deve essere un mezzo, non il fine, a mio avviso. Spero questa cosa sia chiara.
      E per concludere, bene che Santa cecilia si stia muovendo in questo senso.
      Speriamo non ci si fermi.
      Si può fare di più e da più parti.
      Ripeto quella che è una mia personale convinzione: ci deve essere un’assunzione di responsabilità da parte di chiunque è a contatto con la musica, a qualsiasi livello, affinchè questa si diffonda.
      Se vogliamo immaginare l’ Arte come un Universo autorferenziale ed autarchico, il concetto stesso di arte non sarebbe mai nato.

    13. Federico Preziosi Says:
      maggio 19th, 2008 at 01:07

      Suvvia non esagerare, non credo che qui in mezzo ci sia qualcuno che abbia una visione dell’Arte come un universo autoreferenziale… non a caso Musical Words nasce proprio per divulgare, diffondere e confrontarsi.

    14. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 19th, 2008 at 11:31

      Forse a qualcuno sfugge quale sia il vero senso della ‘musica’: musica è innanzitutto una forma di comunicazione, che riunisce insieme una comunità con stessa appartenenza culturale e “linguistica”…. (non è una definizione che ho guardato sul dizionario!)… per cui, carissimo Stefano, sono d’accordissimo con te!! E …mio caro Luigi, non posso che darti contro in questo acceso dibattito.
      Il concetto stesso che sta alla base della musica implica che ci sia un emittente ed un referente. Nel caso della musica, che quel referente sia composto dal maggior numero di individui possibili perchè, magiore è il numero di individui che si identifica in un certo linguaggio, maggiore è il livello di comunicazione el linguaggio stesso.
      (Questo non toglie che il pubblico vada un minimo educato..il che, in realtà, richiede pochissimo sforzo da parte della comunità musicale, ahimè ,nell’ambito della musica classica,,composta prevalentemente da snob!)… La distinzione tra musica popolare e musica classica è sempre esistita (prima veniva definita Musica di Corte).
      Ma, francamente, oramai oggigiorno non esistono più determinate classi sociali nel mondo Occidentale! Ed i Mass Media hanno certamente rivoluzionato il livello e la modalità educativa generale…
      Per cui, far riferimento ad un elite, mi sembra quantomai fuori luogo… Soprattutto perchè, secondo me, bisognerebbe parlare solamente di vari livelli di Percezione Cognitiva (come direbbe Sloboda!)…alla musica classica ormai potenzialmente può accedere chiunque!!!!! Sicuramente poi ognuno ha delle competenze, dei livelli di acculturazione, dei condizionamenti che consentono di percepirla in modo diverso ed individuale.
      Ma… per carità!! Ancora di elite parliamo???
      Per cui mi riallaccio alla frase di STafeano Naimoli:
      “SE VOGLIAMO IMMAGINARE L’ARTE COME UN UNIVERSO AUTOREFERENZIALE ED AUTARCHICO, IL CONCETTO STESSO DI ARTE NON SAREBBE MAI NATO.”

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    15. luigi di nuzzo Says:
      maggio 19th, 2008 at 13:02

      innanzitutto autoreferenziale ed elitario non sono la stessa cosa, se poche persone sono in grado di capire ed apprezzare qualcosa non vuol dire che l’oggetto non abbia valore universale, altrimenti dovremmo giudicare la validità in base alla popolarità ed il solo pensiero mi fa rabbrividire. detto questo, il fatto che la musica sia una forma di comunicazione è indubbio, ma sul fatto che per esistere abbia bisogno di molti referenti nutro qualche perplessità; duecento persone che vanno a sentire un concerto ma che sono incapaci di critica nei confronti di quello che ascoltano e che accettano passivamente qualsiasi cosa gli venga proposta con l’applauso in automatico non nobilitano la musica più di quanto farebbero venti persone con una capacità di analisi degnamente sviluppata. la musica non rischia di appiattirsi perchè c’è poca gente che va ai concerti, piuttosto è la progressiva scomparsa del pensiero critico a darle un colpo mortale: senza analisi non c’è evoluzione, chi è vicino alla musica, piuttosto che promuoverne la diffusione tout court, dovrebbe stimolare il dibattito e la discussione. Inoltre allargare la fruizione significa spesso banalizzare i contenuti e questo è ciò che va fermamente evitato. i mass media hanno rivoluzionato il livello e le modalità educative in peggio, promuovendo l’appiattimento, tanto che adesso si rischia di essere tacciati di autoreferenzialità e superbia se si parla di differenze. in ogni caso, ben venga che la gente si avvicini di più alla musica, ci mancherebbe, ma questo non credo che ne risolleverà le sorti.

    16. Andrea Barizza Says:
      maggio 19th, 2008 at 14:03

      Sono d’accordo in pieno con questo ultimo commento di Luigi.
      La responsabilità più grande è di chi propone concerti di bassa qualità; le persone vanno educate, e lo si fa solo con la alta qualità. Noi possiamo distinguere e classificare il livello di duem differenti produzioni, ma la gente “normale”, no (è ovvia anche la colpa dell’istruzione e della didattica italiana su questo!). Quindi se continueranno ad esistere dei concerti di bassissima e bassa qualità spacciata comunenemente per “musica classica” è naturale che la “gente” cambi strada.

      andrea barizza
      http://www.musicalwords.it

    17. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 19th, 2008 at 14:38

      Ahimè… sono stata fraintesa nel mio discorso. Non importa. Avrò modo di spiegarmi nei vari articoli.
      Dico solo che oggigiorno è anacronistico parlare di Elites… Nonchè ingiusto. Esistono solo diversi livelli di educazione, comprensione e percezione. E prima lo si accetta più si ottengono risultati. Non si può basare il futuro della musica classica su di un ferro vecchio e consumato che si spezzerà presto! In Giappone le sale da concerto sono piene, come anche in Germania, Stati Uniti e così via. Ciò non vuol dire che il livello sia più alto, più basso o che so io… Ciò vuol solo dire che l’alfabetizzazione musicale assieme all’educazione musicale sono dei Topics della loro società…mentre nella nostra?
      Noi continuiamo a torto a considerarci una casta elitaria ed è SOLO questo che allontana le persone. Finchè si avrà un atteggiamento di superiorità non troveremo mai la strada giusta. E poi… a che diritto ci permettiamo di giudicare il modo in cui il grande pubblico decide di intrattenersi? Ricordiamoci che la musica questo è!
      Comunque consiglio a tutti la lettura Di “La mente Musicale” di Sloboda…e per chi l’abbia già letto, una lettura più approfondita.

    18. Andrea Barizza Says:
      maggio 19th, 2008 at 14:59

      io credo che anche in Italia le sale da concerto siano stracomlme.
      poi certo, bisogna vedere di quali sale da concerto si sta parlando.
      NON sono per niente convinto che la Musica non “esista” in italia e che il pubblico non risponda.
      Il non andare a sentire concerti, a volte, è una scelta, non una NON-scelta.
      Io qui , come prima, mi riferivo alla qualità.

    19. luigi di nuzzo Says:
      maggio 19th, 2008 at 18:52

      completamente d’accordo con andrea. le sale da concerto in italia non sono vuote affatto ed in ogni caso questo non può essere un metodo per giudicare il livello di cultura musicale in un paese. diamo piuttosto un’occhiata alle programmazioni, alle critiche ed alle nuove proposte (sembra sanremo detta così). non è solo un problema strettamente musicale, qui l’intera cultura è minacciata non dalla mancanza di consenso ma dalla banalizzazione più feroce: basti guardare come la critica osanna chiunque faccia soltanto finta di discostarsi dall’immondizia, che sembra essere diventato il livello medio accettabile. claudia, mi dispiace contraddirti ma NO, la musica non è intrattenimento per il pubblico, altrimenti tutto questo discorso che stiamo facendo sarebbe completamente inutile e questo sito stesso non avrebbe senso, la gente sa scegliere da sola intrattenimenti più economici e meno faticosi: che senso ha puntare alla qualità se tanto si tratta di far passare il tempo alle persone? ripeto, il consenso non può essere un metro di giudizio, altrimenti lo scopo della musica sarebbe assolto meglio da baglioni che da brahms.

      ps. elite: ‘l’insieme di individui più capaci in un ramo dell’attività umana’
      casta: ‘gruppo sociale chiuso che si considera, per nascita o per condizione, superiore e si attribuisce speciali diritti o privilegi’

      continuano a non significare la stessa cosa…

    20. Andrea Barizza Says:
      maggio 19th, 2008 at 20:31

      Si, d’accordo tranne che su una cosa: che poi è la tua estremizzazione Luigi, secondo me.
      la Musica non è SOLO intrattenimento ma non è neanche sola “cultura”. Si tratta di innalzare la qualità della vita delle persone che usufruiscono di quella attività di “intrattenimento”. Lo scarto è lì, sennò sarebbe baglioni.

    21. Federico Preziosi Says:
      maggio 19th, 2008 at 20:40

      La musica può anche essere (un sano) intrattenimento e non è detto che in questo caso sia scadente: probabilmente, noi che cerchiamo di viverla nel profondo, abbiamo paura di dire INTRATTENIMENTO, forse lo reputiamo un termine che banalizzi e non nobiliti l’arte musicale. Bisogna però ammettere che molte persone si intrattengono anche così e che il loro apporto economico è utile alla causa musica. Detto ciò, non si può generalizzare sul pubblico poichè rappresenta un mondo vastissimo, sconfinato direi: c’è chi va ai concerti per sfoggiare una presunta superiorità culturale e chi invece nutre una seria passione; chi vi assiste perchè adora degli stili specifici o chi semplicemente apprezza determinati esecutori; nelle sale ci si può imbattere nell’ascoltatore modaiolo ma anche nel cultore che vive intensamente le esperienze sonore. Tuttavia non sta a noi capire certi meccanismi, non siamo sociologi. Il nostro compito dovrebbe essere sensibilizzare, far conoscere, esplicare, confrontarci, scontrarci (come stiamo facendo), discutere sulle dinamiche artistiche, esecutive ai fini culturali: verso chi o cosa ci rivolgiamo se non ad un potenziale pubblico? L’arte se è universale deve, a mio avviso, stabilire un rapporto con esso poichè la musica è anche comunicazione. Essa ha la capacità di supera le barriere linguistiche, di toccare le corde intime dell’animo umano ed è per questa ragione che è patrimonio del mondo. Puntare ad un vasto pubblico e ad un repertorio più vario significherebbe un grande passo verso una maggiore diffusione, di conseguenza ad una maggiore cultura, ad un’elevazione del senso critico e ad una maggiore tutela della musica. Infine è importante anche aprirsi verso nuovi orizzonti affinchè quest’arte prosperi nel tempo: la musica, soprattutto in una società piatta e banale come la nostra, necessita di ritrovare uno spirito che affondi le proprie radici nel popolo e non nell’elite.

    22. luigi di nuzzo Says:
      maggio 19th, 2008 at 20:50

      si tratta di innalzare la qualità della musica in sé e successivamente rendere edotte le persone affinchè riescano ad avvicinarsi il più possibile all’arte, non il contrario.

    23. Andrea Barizza Says:
      maggio 19th, 2008 at 21:08

      io credo si tratti di offrire SOLO musica ad alto livello (che esiste). la “gente” imparerebbe subito a capire, poi, i buffoni.
      Solo così secondo me si compie un atto realmente utile.

    24. luigi di nuzzo Says:
      maggio 19th, 2008 at 21:38

      siamo d’accordo ma credo che senza un’educazione adatta solo pochissime persone riuscirebbero a capire. bisogna fare in modo di stimolare la curiosità intellettuale e la sensibilità artistica, chiaramente presente in forme diverse in ogni individuo.

    25. Federico Preziosi Says:
      maggio 19th, 2008 at 21:44

      No Luigi, temo proprio che non sia così. Il primo passo deve venire dalla musica perchè è soltanto essa che detiene il messaggio artistico-culturale diretto al pubblico e non il contrario, a meno che l’arte stessa non si ponga specificamente con intenti elitari, quindi destinata ad un ascoltatore diverso a cui si richiedono competenze maggiori. Artisticamente però si deve fare una scelta precisa: o si è elitari o popolari.

    26. luigi di nuzzo Says:
      maggio 19th, 2008 at 22:54

      cioè tu dici che la musica si dovrebbe uniformare all’ascoltatore? che dovrebbe scegliere se rivolgersi al popolo o solo a qualcuno? l’unica scelta che io vedo è quella del miglioramento fine a se stesso, nel senso che l’arte si migliora perchè sia migliore, punto. parallelamente sarebbe il caso, a mio avviso, di educare le persone ad apprezzarli questi miglioramenti, a coglierne la validità senza avere un atteggiamento passivo nei confronti di ciò che viene proposto.

    27. Simone Says:
      maggio 19th, 2008 at 23:38

      Prima di tutto complimenti a Luigi per l articolo, secondo poi caro Andrea, fortunatamente, il compositore che scrive musica non si preoccupa del suo pubblico, sebbene l’arte di comunicare della musica non sia messa in discussione.
      Poi riguardo alla scelta dell’essere popolari o elitari, Federico, mi devi dire se pensi che Belli scrivesse in romanesco per il popolo o se Allevi è un genio della comunicazione…

    28. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 20th, 2008 at 13:35

      Wow….mi sono persa le ultime battute della discussione e vedo che si è inserito anche il buon Federico… con il quale, come immaginerete, sono d’accordo. Comunque più va avanti questa discussione e più mi rendo conto che i nostri punti di vista sono proprio lontani ma si potrebbe trovare la giusta strada…anche se poi, ahimè, non saremo noi a risolvere i problemi del mondo! Però, vorrei che ognuno di voi facesse mente locale e si ponesse le domande: quanti concerti ho fatto? Quanta esperienza ho nelle sale da concerto? Anche se nella migliore delle ipotesi il numero possa essere alto, credo che comunque sia ben poco (forse escluso Federico che si esibisce 3-4 volte a settimana). L’esecuzione è l’unica cosa che rende VIVA la musica… tenetelo sempre presente! E tenete presente che fino all’età di Beethoven, mentre i musicisti (anche di altissima levatura) si esibivano, l’elitè che assisteva faceva tanto altro (fra cui scambiare effusioni, giocare d’azzardo e chi più ne ha più ne metta)…le orchestre suonavano in pubblico con una lettura a prima vista ed approssimativa (il più delle volte dovendo ricominciare l’esecuzione più di una volta!), non esisteva il direttore d’orchestra…Insomma direi un vero e proprio Show! Certo nell’800 la musica pop erano i Waltzer di Strauss! E anche il commento di Simone mi sembra molto approprioato in merito…
      Beh..io ho concluso. Volevo solo ricordare questi piccoli aneddoti e porvi dei piccoli dubbi, che sono anche i miei… Insomma prima di parlare di determinate cose cerchiamo di capire fino a che punto la nostra esperienza sul campo ci consente di parlare in maniera adeguata di determinate cose. Ed, in secondo luogo, vorrei solo (polemicamente) dire che Allevi è un genio…sicuramente è più ricco di me!!! Per cui qualche marchia in più di noi la deve avere per forza.

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    29. luigi di nuzzo Says:
      maggio 20th, 2008 at 13:49

      sì sono d’acordo con te Claudia, anche Federico Moccia è un genio, di sicuro è più ricco di me

    30. Stefano Naimoli Says:
      maggio 20th, 2008 at 15:58

      Accidenti che querelle è venuta fuori.
      Certi interventi mi trasmettono un senso quasi di resa, come a dire “la situazione è questa io che ci posso fare”?
      Non so se è solo sconforto, pigrizia, voglia di non assumersi responabilità pedagogiche o altro (nessuno si senta offeseo, lungi da me offendere, sono solo delle impressioni da quanto letto.
      Luigi dice: “il fatto che la musica sia una forma di comunicazione è indubbio, ma sul fatto che per esistere abbia bisogno di molti referenti nutro qualche perplessità”.
      E’ vero, la nona di Schubert, fino a che non venne scoperta ed eseguita la prima volta, FENOMENICAMENTE non esisteva, ma ONTOLOGICAMENTE c’era.
      Ora però, se è vero che la musica non ha bisogno di molti referenti, mi si deve spiegare come la storia della musica può aver partorito generi grandi come la Sinfonia, o l’Opera.
      Se c’è bisogno di pochi referenti, tanto vale fare solo Quartetti no, che sono indirizzati ad un pubblico davvero molto ristretto.
      La musica di un Berlioz o di un Wagner come può essere considerata per pochi eletti?
      Dice, sempre Luigi: “duecento persone che vanno a sentire un concerto ma che sono incapaci di critica nei confronti di quello che ascoltano e che accettano passivamente qualsiasi cosa gli venga proposta con l’applauso in automatico non nobilitano la musica più di quanto farebbero venti persone con una capacità di analisi degnamente sviluppata. la musica non rischia di appiattirsi perchè c’è poca gente che va ai concerti, piuttosto è la progressiva scomparsa del pensiero critico a darle un colpo mortale: senza analisi non c’è evoluzione, chi è vicino alla musica, piuttosto che promuoverne la diffusione tout court, dovrebbe stimolare il dibattito e la discussione”.
      Condivisibilissimo, ma non deve diventare una scusante, per chi sa di musica, a non fare nulla per ampliare la conoscenza della musica ai neofiti.
      Il problema non è l’analisi in sè, ma come viene proposta a terzi.
      Se la gente non ascolta, non comprende, o non avverte il desiderio di avvicinarsi alla musica d’arte, è perchè la società del nostro tempo è indirzzata ad altro; preferendo gli atteggiamenti connessi alla passività intellettuale, essa non riesce (o non vuole) a coinvolgere la gente, privandola dell’entusiasmo per un possibile impegno personale nel mondo della cultura e del sapere.
      Spesso si offre (sarebbe meglio dire “si propina) qualcosa che non è altro che un surrogato della Cultura, perchè lo si offre così com’è, monolitico e preconfezionato, senza una spiegazione ad un fondamentale e legittimo interrogativo del neofita :”PERCHE’?”
      Posta in questi termini qualsiasi forma culturale diventa becero indottrinamento. Mentre invece bisogna agire in maniera opposta, facendo uscire la gent dalla paluda della pigrizia intellettuale. Bisogna provare ad agire tra la gente, dando testimonianza diretta come persone che sono, prima che musicisti, appassionati di musica; e per far questo basta anche solo aprire uno stereo ed infilare un CD.
      E’ per spirito di servizio alla Musica che si dovrebbe agire così, senza aspettare (specie qui in Italia) la manna dal cielo.
      La molla di tutto sta nel suscitare passione e curiosità: l’eccesso di rigidità nell’approccio alla dimensione artistica toglie ossigeno e linfa, allontanando chi vorrebbe accostarvisi.
      La Cultura, in qualsiasi campo dello scibile umano, non è né per pochi eletti, né a compartimenti stagni. io la vedo così.
      L’analisi che Luigi reclama rappresenta, ovviamente, una tappa imprescindibile per qualsiasi cammino divulgativo. Una tappa che deve però anche essere il segno di una competenza mai definitivamente acquisita, e che non esaurisce la conoscenza della musica.
      Analisi significa, quindi, anzitutto riflessione da parte di chi è interno a questo mondo.
      E per riflettere dobbiamo liberarci da tutte quelle consuetudini che ci illudono sulla legittimà di un certo Status Quo artistico.
      Voler chiudere gli occhi di fronte alla necessità di parlare di musica con intelligenza e sensibilità personali, accettare supinamente dell’Ipse Dixit (senza sapere il perchè delle cose, o senza esserne convinti) , non ci fa crescere né come persone, né come artisti; ed arresta la ricerca ed il progresso culturale.
      Ammesso sempre che si voglia far progredire socialmente la musica.
      Ogni tanto mi capita di pensare malignamente che a qualcuno, in fondo, questa situazione faccia anche comodo.
      Il pensiero personale, condivisibile o meno, è la molla che può, a mio avviso, cambiare un po’ la prospettiva dei neofiti verso la musica colta: le fotocopie intelletuali non servono al progresso.
      Ed in fondo la musica, come la vita, ha bisogno di cervelli aperti e cuori puliti.

      Perdonate il pistolotto ;)

    31. Andrea Barizza Says:
      maggio 20th, 2008 at 17:05

      si caro Luigi, sono d’accorda anche io con Claudia, secondo me il più genio di tutti è Rocco Siffredi. E non solo perchè è pù ricco…!!

      andrea

    32. luigi di nuzzo Says:
      maggio 20th, 2008 at 17:18

      ‘la musica per esistere non ha bisogno di molti referenti’ non vuol dire ‘non può esistere un genere musicale che non sia apprezzato dal grande pubblico’. in ogni caso, al di là delle opinioni personali, ciò che emerge è la volontà comune di instaurare un dialogo e di confrontarsi e credo che questo sia lo spirito che vogliamo animi un sito come questo. nessuno, per fortuna, ha dimostrato di ‘voler chiudere gli occhi di fronte alla necessità di parlare di musica con intelligenza e sensibilità personali’.

    33. Stefano Naimoli Says:
      maggio 20th, 2008 at 17:30

      Bhè Rocco Siffredi ha argomenti tali di fronte a cui uno si dovrebbe solo inchinare.
      Anzino… forse meglio di no…. :D

    34. Stefano Naimoli Says:
      maggio 20th, 2008 at 17:37

      Luigi non sentirti chiamato in causa, non ce l’avevo assolutamente con te, il mio discorso investiva in generale un po’ tutta la comunità musicale :)
      Nella foga ho ecceduto in retorica, ma spero sappiate leggere il messaggio che c’è sotto: non far sentire come un intellettualmente rejetto qualcuno che non ha mai sentito un preludio di Bach può essere il primo tasselo perchè un giorno “dia di matto”, entri in un negozio di dischi, e lo compri.

    35. luigi di nuzzo Says:
      maggio 20th, 2008 at 17:43

      assolutamente d’accordo, stefano. non ti preoccupare, non mi sono sentito chiamato in causa, era giusto per dire che per fortuna qui esiste una marcata tendenza a voler parlare di musica con intelligenza e sensibilità.

    36. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 20th, 2008 at 18:17

      Stefano io sono assolutamente d’accordo. Tempo fa parlavo con l’amatissimo e stimatissimo Maestro Bellugi, che di eperienza ne ha sicuramente più di noi… e raccontava con sorpresa ed entusiasmo un aneddoto che gli capitò molti anni addietro.
      Era in ospedale in convalescenza dopo un intervento ed era in camera con un ragazzo giovane che ascoltava SOLO musica da dicoteca. Parlando in uno dei tanti momenti morti della giornata ospedialiera, il ragazzo gli chiese che mestiere facesse… lui molto contento ed entusiasta rispose “Il direttore d’orchestra!”… il ragazzo, basito, ingenuamente rispose: “AAH! Ma ancora esiste quella musica?!”
      Bellugi gli promise che uno di quei giorni gli avrebbe fatto ascoltare un brano di musica classica… e così fu.
      Non ricordo quale fosse il brano scelto dal maestro (certamente un bel Mozart!)…ma sicuramente servì al suo proposito.
      Beh…sorpresa, sorpresa….da quel giorno il ragazzo, il discotecaro, va ai concerti, compra CD di musica classica e tutto ciò che ne segue!
      Secondo me, per raccontarlo con così tanto entusiasmo, vuol dire che per lui è stato estremamente importante aver ottenuto questa piccola grande vittoria. E ne avrebbe lui di aneddoti da raccontare!!!!
      Per cui…non date per scontato che la musica sia SOLO per quelli che la capiscono. Esistono vari livelli di apprezzamento…ognuno dei quali con un suo perchè.

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    37. Stefano Naimoli Says:
      maggio 20th, 2008 at 18:22

      Di al Maestro Bellugi che mi ha fomentato.
      E’ esattamente questo quello che cercavo di dire ;)

    38. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 20th, 2008 at 18:31

      Andando poi proprio sul personale… io mi sono avvicinata alla musica classica in modo assai particolare: andai a fare una lezione di prova in una scuola di musica perchè volevo suonare la tastirea in un gruppo. Alla prima lezione, con l’impertinenza tipica di un’adolescente, dissi al mio maestro : “io non voglio fare musica classica, nè scale, nè solfeggio…voglio SOLO suonare!” Il mio maestro mi asecondò….ma quando mi fece scoprire il MONDO della MUSICA CLASSICA……lì cambiò tutto! Di lì a pochi mesi ero lì sul mio pianoforte a massacrarmi le mani sulle “Invenzioni a due voci” di Bach… e in quel momento mi sembrava la cosa più bella mai sentita da essere umano!
      ….e pensare che se fosse dipeso da me, avrei continuato a strimpellare la chitarra e suonare la tastiera!
      Era un mondo che non conoscevo…ma non per questo non ero in grado di imparare ad apprezzarlo, conoscerlo e ascoltarlo!
      A priori non si può sapere….

    39. Stefano Naimoli Says:
      maggio 20th, 2008 at 18:42

      Bhè se può consolarti io fino ai 14 anni musica classica non sapevo manco che fosse. Furono 2 film a “traviarmi”, visto il dispendioso uso di musica classica che vi si fa. Entrambe sono del’Immenso Kubrick: 2001 Odissea nello spazio e Arancia Meccanica.
      A casa nessuno è musicista, nessuno ascolta musica classica.
      tate volte penso di essere stato adottato :D .
      Da dove sono uscito non si sa. Eppure ascoltando le note di Strauss, Rossini e Beethoven provavo piacere nel sentirle.
      Non sapevo cosa stessi ascoltando, nè chi fossero gli autori, nè sapevo la differenza tra una sinfonia ed un’overture, eppure a livello istintivo ne godevo.
      Capire il perchè amavo quei suoni e quelle sonorità così desuete per un quattordicenne mi ha portato, dopo 13 anni, ad essere dove sono.

    40. Federico Preziosi Says:
      maggio 20th, 2008 at 19:16

      Oddio, ma possibile che non possa distrarmi un attimo e mi ritrovo tutti sti commenti? :)
      No Luigi, forse mi sono spiegato male, per spirito che affonda le radici nel popolo non intendo affatto venire incontro ai gusti del pubblico (per quello abbiamo i noti fenomeni del pop), ma intercettarne i sentimenti profondi, fare leva su questi per proporre un’arte qualitativamente e quantitativamente soddisfacente. Quando affermo questo penso a un Wagner, a un Debussy, ad un Puccini, tutti compositori che rappresentavano perfettamente lo spirito del proprio popolo.
      L’anneddoto che Claudia ha raccontato spiega benissimo l’attuale situazione: io, quando ero in tenera età (ora sono già un vecchio bacucco) percepivo la musica classica come qualcosa di lontano, di inattuale, ne ho capito la bellezza relativamente tardi, per questo ritengo che abbia ragione Stefano quando si esprime favorevolmente per la diffusione a tutti i livelli. Ma lo sai che in alcuni paesi questa musica è difficile da trovare nei negozi? Una ragazza bielorussa, per esempio, durante la nostra corrispondenza mi chiese di farle avere qualcosa perchè era curiosa, voleva ascoltare, conoscere un grande genio della musica… così le ho regalato la Nona del Ludovico Van (per noi basta recarsi alla Ricordi per trovarne 10 versioni diverse)! Ecco perchè dico che il pubblico è un termine generico che racchiude un mondo sconfinato, e non bisogna mai perdere la voglia di insegnare, l’entusiasmo di proporre, la volontà di conoscere e suscitare. Per dirla semplicemente, la situazione deve essere “presa di petto”.
      Rispondendo alla domanda di Simone, per me Allevi non è un genio della comunicazione, semplicemente soddisfa le esigenze di un pubblico che ha voglia di ascoltare dei pezzi per piano di facile ascolto, fa un pò tendenza ultimamente, ma non può essere un esempio di “spirito del popolo”, Belli invece lo era, come pure Dante, Pirandello, Verga, Foscolo, ecc, ecc, ecc.

    41. luigi di nuzzo Says:
      maggio 20th, 2008 at 20:40

      mi accodo a stefano, a casa mia non sanno neanche cosa sia la musica e fino a 14-15 anni neanch’io ne avevo idea. in ogni caso, non ho mai detto di essere contro la diffusione della musica a tutti i livelli, ci mancherebbe, sono perfettamente d’accordo. ho solo detto che bisogna evitare assolutamente la banalizzazione, che diffondere deve voler dire educare ad apprezzare ed a criticare se necessario.

    42. Stefano Naimoli Says:
      maggio 20th, 2008 at 20:48

      Faccio il becero ispettore di Marketing per provare a spiegare il fenomeno Allevi.
      Allevi, col fascino del pianista serio, va ad intercettare tutto quel pubblico che non si avvicina alla musica classica per tutti i motivi di cui abbiam parlato sopra, e gli da quel che vuole: una musica (pseudo)colta accessibile a tutti.
      Ma che sia pseudo-colta lo posso sapere io o Claudia.
      Una persona a cui nessuno di noi (in senso generale) ha mai provato veramente a far conoscere la musica classica, viene indottrinata dai media e “abbocca”. Ecco spiegato perchè Allevi ha gran successo.
      Quindi il nascere di fenomeni del genre in parte è anche responsabilità di chi non prova ad educare gli orecchi a distinguere “la pula dal grano”.
      Che poi Allevi piaccia, non mi permetto di metterci bocca.
      Ma non credo, personalmente, si avvicini nemmeno a Jarrett come musica.

    43. Stefano Naimoli Says:
      maggio 20th, 2008 at 20:55

      Luigi non ho mai parlato di banalizzare contenuti, tranquillo (anche se penso che il valore intrinseco di un corale di Bach sia completamente immune da qualsiasi fattore temporale e sociale in cui viene a collocarsi) ;)
      Parlo di facilitare i “medium” tra opera d’arte e fruitore. Questo per suscitare la curiosità iniziale. Se riesci ad interessare comunicando in maniera più semplice e diretta, ecco che poi la cuiosità individuale fa’ il resto.

    44. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 20th, 2008 at 22:22

      Mi sembra che piano piano le linee si stiano unendo… che emozione!
      Comunque d’accordo con tutti… e tante risate nel leggere i commenti! Faccio il punto della situazione… Mi sembra che finalente siamo tutti d’accordo sul fatto che bisognerebbe fare qualcosa per avvicinare ed educare il pubblico mantenendo la qualità… e su questo non ci piove! E a quanto pare nessuno di noi si è avvicinato alla musica per motivi indotti, ma per curiosità e passione personale. E questo è molto bello! Comunque direi di dare spazio ad ulteiori argomenti che vengono sollevati di articolo in articolo…
      43 commenti Luigi!!!!! Mi sa che qui il record non te lo toglie nessuno! hehehe

    45. Andrea Barizza Says:
      maggio 20th, 2008 at 23:05

      appunto..sono invidioso!!!!
      ora spostatevi sul mio articolooooooo!!!!

      andrew :)

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