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    Food to be read!

    By Redazione Lettere | maggio 27, 2008

    Torino 2008 – Fiera del Libro

    Tante le attività e gli incontri svoltesi questa settimana alla Fiera del libro di Torino 2008. Tra queste il concorso letterario Lingua Madre, che ha avuto come tema portante il cibo. Il cibo come tradizione, cultura, veicolo comunicativo ed espediente linguistico. Sono stati raccolti, per l’occasione, una serie di racconti scritti da più donne straniere che oggi si sono trovate, o hanno scelto di vivere in Italia. La scrittura viene a esplicitare un modo di sentire e di vivere le differenze culturali, linguistiche, alimentari così come il cibo aiuta a comprenderle e ad accoglierle. È dall’ esperienza sensoriale che prendono spunto alcuni racconti per iniziare a tinteggiare i ricordi e le usanze dei propri paesi, di quello che accoglie e di quello che si lascia; il cibo diventa un punto di incontro / scontro che obbligatoriamente porta a un reciproco confrontarsi, per il semplice fatto che di aria non si vive.

    È interessante che il binomio scelto per il concorso sia quello di “donne e cibo” ad indicare una effettiva attenzione all’alimentazione, in parte ancora oggi, prerogativa femminile come la scrittrice tunisina Lilia Zaouali, presente alla manifestazione, in questa occasione ha ricordato quanto sia importante far veicolare alle nuove generazioni i profumi e i sapori dei paesi di origine; è anche dall’accettazione/ rifiuto di un modo di cucinare che dipende una felice trasmissione del patrimonio alimentare. E ad indicare che il cibo è un vero e proprio patrimonio culturale la numerosa presenza di eventi a questo tema legati e le numerosissime pubblicazioni di libri di ricette provenienti da tutto il mondo; da ricordare, essendo questo anno Israele il paese ospite, le crescenti pubblicazioni di cucina ebraica di differenti tradizioni, come quella giudaico romanesca e tripolina, andate esaurite già dal primo giorno di fiera, chissà nel tentativo di preservare e prolungare questa deliziosa ricchezza.

    Giulia Cuevas - Literature Words

    * * *

    Turin 2008 – Book Fair

    Last week in Turin was the la test editing of the “Fiera del Libro” (book fair), during which many activities and meetings were planned. Beneath these the Competition Lingua Madre (Mother Tongue) with the main Topic on Food…food as tradition, culture, communication and linguistic media. Many short stories, written by foreign women that live in Italy, were collected. Literature acquires like this the power to explicate cultural, linguistic and alimentary gaps. Most of the writings take inspiration from sensorial experiences, leading then through a curious path of culinary traditions of their own countries. Food becomes a point on to argue and discuss…simply because you can not live on air!
    Very interesting is the choice to draw near Women and Food, to underline a real feminine closeness to this topic, as the Tunisian writer Lilia Zaouali recalled during this happening. She also stated how important it seems to remind to the new generations the tastes and perfumes of their home countries; also by embracing or denying a certain way of cooking we can measure the transmission of a culinary tradition. And to suggest the importance of this topic we must only recall the many and many cook-books published around the world, with a special notice to the Israeli tradition (being it the hosting country of this edition): like the roman-Judaic one and the Tripoli recipes that got sold-out at the very first day of the Fair… maybe with the hope to preserve this delicious tradition!

    Giulia Cuevas – Literature Words

    Topics: LITERATURE, Review | 10 Comments »

    10 Responses to “Food to be read!”

    1. Stefano Naimoli Says:
      maggio 27th, 2008 at 08:22

      Il cibo, così come tutti i piaceri, è una forma di conoscenza. Di questo sono stra-convinto.
      Anche se in una società così fortemente globalizzata è difficile assaggiare sapori veramente tipici e peculiari di una cucina diversa, senza che non venga adattata ai gusti del posto.
      Su youtube gira un video di un cuoco americano che fa la carbonara col bacon e col latte.
      Da buon romano quale sono, mi sono vestito di nero, ho cominciato a battermi il petto, e a piangere in maniera straziante.
      Se globalità vuol dire “questo”, Dio ce ne scampi.

    2. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 27th, 2008 at 09:15

      Giulietta… che bella questa unione tra parole ed il cibo! Mi sembra una cosa buona per tutti noi che amiamo leggere e..mangiare (oltre che ingrassare!).
      Penso che quello che hai sottolineato sia proprio vero: il “tentativo di
      preservare questa preziosa ricchezza va fatto!” E’ un dovere verso tutti i palati del mondo.
      In risposta a Stafano ahimè, la colpa è proprio della globalizzazione, ma anche di tutta quella gente bigotta che quando va in paesi stranieri mangia solo cibi (per quanto disgustosi e malsani) che riconosce come ‘familiari’. Lo trovo un atteggiamento talmente poco rispettoso…
      Evviva la cucina di tradizione… evviva le ricette della nonna!

    3. Andrea Barizza Says:
      maggio 27th, 2008 at 10:02

      w l’Italia per il cibo…!!

    4. Federico Preziosi Says:
      maggio 27th, 2008 at 11:27

      Come diceva Feuerbach, l’uomo è ciò che mangia.

    5. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 27th, 2008 at 13:55

      Questa citazione è veramente appropriata!….

    6. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 27th, 2008 at 16:28

      A proposito di cibo… consiglio a tutti la visione del filmato sul sito del corriere http://www.corriere.it Si tratta del filmato di Crozza che imita veltroni “slang/2″
      E’ molto più che attinente!

    7. Stefano Naimoli Says:
      maggio 27th, 2008 at 16:45

      Comunque i carciofi alla giudia sono un classico della cucina romano-ebrea

    8. vincenzo perrini Says:
      maggio 28th, 2008 at 16:59

      Nella mia esperienza ho notato che il mero sapore di una pietanza regala una magra soddisfazione, perdipiù breve nel tempo, perchè limitata al solo palato: questo è ciò che succede in ognuno di noi davanti al cucchiaino di nutella o al dolce appena addentato o, ancora, immersi nel pronunciato gusto del panino del fast-food; questo è quello che io chiamo “un’alimentazione compulsiva”, assolutamente sterile.
      D’altro canto ciò che non mi farà mai tralasciare la cucina, per cui ho una grande passione, è la possiblità di comunicare attraverso questo senso, generando ben più ampie emozioni, durevoli impressioni, conoscenze. Questo è possibile solo accompagnando a ciò che cucino la mia conoscenza, l’esperienza mia e di chi stima e conosce il background di quel piatto.
      In breve, provate a bere un semplice bicchiere di tequila messicana (ma funziona anche con la pepata di cozze tarantine, e così via) da soli, magari gustandola a fondo, o in compagnia di chi ve l’ha regalata, che sa della sua preparazione, del suo produttore, della cultura in cui questa bevanda è nata e si è affermata…ancora una volta è il rapporto umano che rende vividi i sensi ed aggiunge valore all’esperienza.
      (piccolo corollario che ne segue: per favore, mandiamo a casa i cuochi americani che fanno la carbonara e che non siano stati almeno 2 anni in Italia…si, anche per un piatto semplice come la carbonara)
      Propongo modifica: “food has not to be read, but to be lived”

    9. Stefano Naimoli Says:
      maggio 28th, 2008 at 18:37

      Vincenzo (scusa se ti do del tuu), quello che hai scritto è bellissimo: mi associo anche alle virgole.
      Inoltre sono stra-d’accordo sull’elemento umano: un piacere condiviso aumenta la sua intensità.
      E questo vale per tutto, dalla cucina all’arte.
      Mi hai fomentato, grande!

    10. Davide Checchi Says:
      giugno 10th, 2008 at 20:24

      A proposito di “cibo” letto, provate a leggere il racconto in tre puntate di Maurizio Rossi su questo blog. http://www.lavieri.it/Tribu/category/bit/
      il racconto si chiama “De gustibus”, ma è spettacolare anche “brodo in terza”, soprattutto il suo valore programmatico.
      Buona lettura!!

      P.S.: l’autore non scrive in un modo molto semplice e usa una sintassi a volte un po’ articolata. Il racconto va quindi “digerito” con calma, ma è proprio questo il bello della lettura: arrivare a comprenderne la sintassi, le tecniche, le virgole… e pensare a come si riescono a trasmettere idee, emozioni e sorrisi attraverso del semplice inchiostro nero!

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