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    Contemporary, Modern or Current Music? /2

    By Redazione Musica | maggio 30, 2008

    (…continua) Sempre citando Stravinskij, non dobbiamo assurgere che un brano, per essere definito ‘contemporaneo’ (parola che per i suoi abusi ormai sta a definire solo una determinata categoria di composizioni, che volontariamente puntano all’incomprensione del grande pubblico) debba necessariamente adottare un linguaggio facilmente riconducibile a quello avanguardistico e sempre più autoreferenziale, o meglio, egoreferenziale. [8] Sarebbe come sostituire ad un sistema affermatosi attraverso secoli e secoli di tradizione, evoluzione, prassi, normalizzazione – peraltro voluta e accettata dall’intera popolazione musicale – una nuova dittatura dal trono vacante. [9]


    Non è più quindi il caso di discutere su di un principio estetico così articolato e spinoso, trattato peraltro da illustri interpreti del mondo attuale nonché da un’eletta schiera di musicologi. Le intenzioni sono altre. Come già affermato, il punto della questione andrebbe spostato verso un giudizio di carattere estetico esclusivamente personale e non linguistico generalizzato; ma si può anche andare oltre limitandosi ad esporre delle composizioni elegibili ad uno studio analitico-interpretativo, inquadrandole nel loro contesto storico, culturale e geografico, ciò nella speranza di entrare in un certo tipo di riflessioni che appaiono doverose in un momento storico in cui nuove composizioni trovano – purtroppo – una dimensione non-musicale, causa un certo scetticismo da parte del pubblico e dei musicisti stessi. È assai triste il fatto che le prime esecuzioni rimangano anche le ultime.
    Il nostro intento è, dando per scontato la validità dei vari tipi di linguaggi compositivi, un tentativo di avvicinare – per quanto ci è consentito – la musica contemporanea al mondo musicale.

    [8] La considerazione è da riferire soprattutto alla musica appartenente al linguaggio compositivo che va da Schönberg a Boulez.

    [9] STRAVINSKIJ, Poetica della musica, cit., pp. 10-16. Riportiamo qui alcuni estratti: « (…) Se basta rompere un’abitudine per meritare la taccia di rivoluzionario, ogni musicista che ha qualche cosa da dire e che esce dalla convenzione stabilita, dovrebbe essere definito tale. (…) L’eccesso gratuito guasta tutte le sostanze, tutte le forme a cui si applica (…) Le nostre ‘élites’ di avanguardia, votate a una perpetua esagerazione, aspettano ed esigono dalla musica che soddisfi il loro gusto di assurde cacofonie (…) ».

    Claudia J. Scroccaro
    claudiascroccaro@musicalwords.it
    Redazione Generale Musica

    * * *

    (…continues) It is an undeniable fact that contemporary music has confined the public to an elite detached and uninvolved from music facts. In Adorno’s Philosophie der neuen Musik, [5] prophetically announces an inescapable fact: the author brings into question the music expressions possibilities themselves, if it radically renounces to the idea of art as an organized structure, accomplished and coherent in its parts. The music that belongs to the Vanguards seems to have aridly embraced to this concept, spawning a spiral of ‘auto-referential’ patterns, never historically determined or justified. [6]
    Always referring to Stravinskij, we must not assert that a piece, to be labelled as ‘contemporary’, (word that for the past abuses stays only to define certain composition, that voluntarily aim to the ‘non comprehention’ of the large public) necessarily has to assume a language more and more auto-referential, or better, ego-referential. [7] It would be like replacing a system established over ages of tradition, praxis, and normalization – moreover wanted and accepted from the entire music community – with another dictatorship ruled by a vacant throne.
    It is not the time to debate anymore this thorny and delicate aesthetic question, however argued by notable performers as well as noble musicologists. Our purpose is something else. As we already stated the question should be diverted to a personal aesthetic consideration and not generally linguistic. But we can go beyond this. We can simply illustrate some compositions eligible to an analytical study, placing it in its historical, cultural and geographic environment, hoping to get into reflections that seem currently incumbent when new compositions – unfortunately – do not find their musical dimension, due to a certain nihilism of the public and musicians themselves. It is very sad that first music performances are also the last one. Our purpose is an effort to draw up contemporary music to the music world, giving by granted that every musical language is valid.

    [5] ADORNO, Filosofia della musica moderna, cit., pp. 111-122

    [6] Cfr. ENRICO FUBINI, L’estetica musicale dal Seicento ai giorni nostri, Einaudi, Torino 2001, pp. 299-310.

    [7] STRAVINSKIJ, The poetics of Music, cit., pp. 10-16. We refer here some abstracts: “If one only need break a habit to merit being labelled revolutionary, then every musician who has something to say and who in order to say it goes beyond the bounds of established convention would be known as revolutionary. (…) Gratuitous excess spoils every substance, every form that it touches. (…) Our vanguard elite, sworn perpetually to outdo itself, expects and requires that music should satisfy the taste for absurd cacophony (…)”

    Claudia J. Scroccaro
    claudiascroccaro@musicalwords.it
    General Editorial Staff

    Topics: Aesthetic of Music, Contemporary, General, History of Music, MUSIC, Philosophy of Music | 34 Comments »

    34 Responses to “Contemporary, Modern or Current Music? /2”

    1. Federico Preziosi Says:
      maggio 30th, 2008 at 07:50

      Eh, non è mica facile sai? :)

    2. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 30th, 2008 at 10:00

      Ecco…ora posso rispondere a Stefano! Spero si evinca dal mio saggio che il mio è un discorso polemico. Prima di tutto affronto il problema della categoria ‘contemporaneo’, che sia nella musica che nelle altre arti, ormai è un’etichetta che sta ad indicare la musica..diciamo così ’sperimentale’ (anchè se ormai ha ben poco di sperimentale!); propongo quindi l’uso della parola ‘attuale’, perchè non tutta la musica composta OGGI (per fortuna) si rifà a quei linguaggi.
      Il secondo punto preso in analisi è il problema del pubblico (di cui abbiamo già parlato in precedenza). Mi pongo una domanda in merito: perchè quando ascoltiamo la musica contemporanea non siamo nelle condizioni di dire “Non mi è piaciuto” oppure “Wow! Bellissimo!”??? A mio avviso è un gravissimo errore: la musica va giudicata secondo i criteri di bellezza estetica e non in base alla comprensibilità del brano! Non è importante QUALE linguaggio adotti un compositore, ma in che modo quel compositore riesce a plasmare quel linguaggio e renderlo comunicativo.
      Insomma… il senso del mio discorso non è “Schonberg è bello!” ma pittosto “Il pierrot Lunaire di Schoenberg è bello!”… e non TUTTA la sua produzione. Perchè mi permetto di affermare che “Il secondo movimento della Quinta di Schubert non mi entusiasma” e non posso dire altrettanto di un brano di Sciarrino?!?! Possibile che sia ancora un tabù!?!?! A mio avviso il fatto che il pubblico, competente o meno, non si esprima sul suo gusto in merito, ha generato ( o appunto è la causa di) una dittatura di linguaggi dal trono vuoto (una sorta di anarchia organizzata).
      Solo ora si intravedono spiragli di democratizzazione, ma troppo deboli ad iniziativa di piccole forze che non hanno potere in merito. Non è tanto il Britten, o lo Schoenberg che hanno bisogno di spazio, quanto invece la musica attuale!
      Il mio auspicio è che, a prescindere dal linguaggio compositivo, la nuova generazione di compositori riesca a generare una nuova spirale comunicativa che riporti attenzione e spazio alle prime esecuzioni… come era in passato!

      Spero di aver risposto in modo esauriente Stefano… e anche a te Federico…ma tu già sapevi dove sarei andata a parare!
      ;-)

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    3. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 30th, 2008 at 10:08

      Altro piccolo episodio significativo: Quando Schoenberg andò negli Stati Uniti, trovò maggior successo rispetto all’Europa. Tant’è vero che gli fu offerto (come Stravinsky per Fantasia della Disney) di comporre le musiche per un film (ora non ricordo la casa di produzione etc, ma l’episodio è vero). La cosa non andò in porto: Schoenberg chiese una cifra tralmente tanto alta e pretyese che non fosse toccata nemmeno una nota della sua musica per adattarla ai fotogrammi…insomma! Condizioni impossibili da rispettare per una produzione cinematografica! Ebbene…Schoenberg boicottò la sua eventuale popolarità! Era perfettamente cosciente che la musica dodecafonica non fosse destinata ad essere ascoltata! Al contrario della musica atonale!!!!!
      Ma Webern e Berg riuscirono a scrivere dei brani molto emozionanti all’ascolto, anche se seriali! Per cui ciò dimostra che non importa quale linguaggio adotti…l’importante è ….

      LASCIO A VOI LA RISPOSTA! ! ! !

    4. Federico Preziosi Says:
      maggio 30th, 2008 at 11:19

      Nel secondo Novecento la musica accademica ha detto poco, pochissimo. Dal punto di vista artistico, comunicativo e anche sperimentale la musica destinata alle masse ha prodotto cose decisamente più interessanti. Cito un esempio per tutti: i Beatles!
      Tra i pochi compositori che capirono le enormi potenzialità di certa musica ci fu Berio: durante gli anni ‘70 conduceva un programma trasmesso dalla RAI, C’è musica e musica, dove spaziava nel mondo dei suoni a 360° e si avvaleva della preziosissima collaborazione di Cathy Berberian, grandissimo mezzo soprano dalle enormi capacità espressive. E’ possibile vedere la quinta puntata su You Tube (se qualcuno tra voi non ne avesse vista nemmeno una, vi consiglio di farlo perchè oggi trasmissioni così non esistono!).

      http://it.youtube.com/watch?v=rv-ziqSkNmY&feature=related

      Berio, lo sappiamo tutti, è noto anche per composizioni piuttosto ostiche, però le sue Folk Songs sono un buon esempio di quanto detto perchè uniscono tradizioni, competenze, espressività e novità. E poi la Berberian è divina, io mi emoziono sempre quando la ascolto :)

    5. Andrea Barizza Says:
      maggio 30th, 2008 at 12:37

      Sulla categora “contemporaneo” e su cosa si deve intendere tale, c’è uno strepitoso saggio di Giorgio Agamben edito da NotteTempo.
      In sunto e semplificando quansi sino alla vargogna, A. scrive che il contemporaneo non è l’uomo più “avanti” rispetto al suo tempo, ma quello che è effettivamente nel suo tempo. Gli altri ( i “non contemporanei”, gente “comune” ) vivono ancora nel passato; così il genio non sarebbe quello che vivendo oggi pensa NEL domani, ma quello che vivendo dove tutti pensano NEL passato, vive il presente.

      piccola nota che forse non c’entra. Andrea

    6. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 30th, 2008 at 13:28

      NO, assolutamente…c’entra eccome! è proprio questa la genialità che risiede in compositori come Stravinskij, Ligeti, in alcune espressioni di Berio e in molti compositori di oggi!
      E che stravinskij ha più volte tentato di spiegare nelle sue numerose interviste, saggi e soprattutto attraverso la sua musica.
      Purtroppo se con le avanguardie e sperimentazioni si viveva nel futuro, dagli anni ‘90 in poi si è continuato a guardare all’immediato passato, causa per cui è avvenuta una frattura generazionale. Ora si intravedono questi tentativi di ricucire la storia…appunto come cito Fubini “c’è il rischio che si reciti il Mea Culpa”.

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    7. Federico Preziosi Says:
      maggio 30th, 2008 at 14:09

      Or dunque ben venga il Mea Culpa!

    8. Andrea Barizza Says:
      maggio 31st, 2008 at 10:09

      perchè Federico?

    9. Federico Preziosi Says:
      maggio 31st, 2008 at 11:34

      Perchè, a parer mio, la musica d’accademia (con le dovute eccezzioni) si è arroccata su se stessa con l’atteggiamento superbo, altezzoso, forte di una sua presunta superiorità culturale quando invece il mondo fuori girava in tutt’altra direzione. Questa condizione ha formato musicisti e compositori praticamente fuori dal tempo, incapaci di guardarsi attorno e scoprire le grandi potenzialità che hanno le tradizioni, le tecniche esecutive distanti dagli ambiti colti, le timbriche (tutte cose che geni del calibro di Baròk avevano già compreso). Solo ultimamente riesco a percepire una parte degli addetti ai lavori un desiderio di apertura, di comunicazione: pianisti che si appassionano allo studio e alla pratica della fisarmonica oppure direttori d’orchestra che collaborano con musicisti legati al folklore… ecco sono tutti esempi (piccoli) di come a poco a poco questa situazione sia, finalmente, in evoluzione anche in Italia. Come dire? Un pò di sana comunicazione aiuterebbe a superare tanti pregiudizi e a far superare un dualismo musicale che, francamente, trovo totalmente privo di senso al giorno d’oggi.

    10. Andrea Barizza Says:
      maggio 31st, 2008 at 11:52

      a TAL PROPOSITO io lunedì scorso ero alla scala a sentire le prove di Harding.
      programma: concerto per vl e orch. di berg, VII di Beetoven, e 4 adagi per flauto dolce e orch. di Sciarrino..

      DOMANI MATTINA (ALLE 10.00 CREDO) SU LA7 ANDRà IN ONDA IL CONCERTO (CON TANTO DI CONTESTAZIONE A SCIARRINO)..
      se volete, dopo che lo avrete visto ne possiamo parlare…
      andrea

    11. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 31st, 2008 at 12:19

      heheh…. hai scelto proprio un compositore che fa ad hoc!
      Troppo facile… spariamo sulla croce rossa! (poi il pubblico della Scala…figuriamoci!!!)
      Comunque Federico…sì anche io mi auguro sempre più dualismo e reciprocità fra musica “colta” e musica “popolare”…come è avvenuto in passato con compositori come Frank Zappa che hanno saputo fondere in modo moderno ed unico delle tradizioni secolari.
      Il problema della musica “colta” è che, un pò per formazione, un pò per educazione, un pò per carattere, chi la pratica ha sempre un modo di rapportarsi all’ “altro” guardandolo dalla testa ai piedi. Mentre a mio avviso c’è sempre da imparare… da qualsiasi forma musicale… anche da quella brutta! E’ proprio per questo che mi chiedo: perchè non mettere da parte pregiudizi, perchè continuare a perseverare nell’errore?!?!?!

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    12. Andrea Barizza Says:
      maggio 31st, 2008 at 13:25

      claudia, non intendevo quallo che credo tu abbia inteso.
      il Maestro Sciarrino non era oggetto di prova per quello che diceva federico sopra il mio Post. Ho detto semplicemente che potrebbe essere un buono spunto di conversazione quella contestazione. andrea
      http://www.musicalwords.it

    13. Federico Preziosi Says:
      maggio 31st, 2008 at 13:54

      spero di riuscirlo a vederlo allora…

    14. Federico Preziosi Says:
      maggio 31st, 2008 at 13:58

      riuscirlo a VEDERLO.. si XD

    15. Claudia Scroccaro Says:
      maggio 31st, 2008 at 14:20

      Lo so andrea… stavo solo scherzando! ;-)

    16. Stefano Naimoli Says:
      giugno 1st, 2008 at 09:18

      Claudia, quando ho citato Schoenberg, nella prima parte, mi riferivo proprio a questo. Se accettiamo il fatto che la storia della musica altro non è che l’abituarsi dell’orecchio della dissonanza, come diceva il buon Arnold, un rifiuto per la musica “attuale”, come dici te, mi sembra quasi naturale.
      E’ ed è sempre stato così.
      E’ una questione per cui il moderno, è moderno solo in relazione nel contesto in cui si viene a creare.
      Voglio dire: il pubblico che sentì il corno in tonica, prima dell’inizio della ripresa del primo tempo dell’Eroica, sobbalzò sulla sedia.
      Per noi di questo secolo, sentirlo fa sorridere probabilmente, non ha lo stesso effetto. La stratificazione storica ha fatto decantare il potenziale di questa novità.
      Idem per il Sacre di Stravinskij. Uno scandalo assoluto per l’epoca, ma se Igor vivesse oggi, e lo scrivesse oggi, verrebbe probabilmente tacciato di essere un conservatore, un musicista all’antica.
      Claudia, io sono fiducioso. Penso sia solo questione di tempo per cui ci si abitui alla musica “attuale”. Il fatto è che quando accadrà, l’orizzonte musicale sarà già cambiato.
      Perchè il tempo della nostra coscienza e quello dello sviluppo dell’arte non sono in sincronia. Noi siamo sempre in legero ritardo ;)
      Credimi, anche io casserei dai cataloghi per Elisa di Beethoven, o una contradanza di Mozart, per vedere nelle sale da concerto più musica del ‘900.
      Solo che sono Mozart e Beethoven, ti pare possono aver composto, anche loro, della musica “inutile”?!
      Ebbene si, tocca dirlo. Ci sono opere tolte le quali la storia della musica non cadrebbe minimamente.
      Tuttavia, questo voglia di musica “attuale”, non deve farci cadere nell’errore di prendere tutto senza scindere cosa è veramente valido, e cosa no.
      Con “merda d’artista”, Piero Manzoni c’ha chiaramente messo in guardia da chi, in questo secolo, spaccia per arte qualcosa che arte non è.
      Non so voi, ma io un pezzo di Glass non lo farei sentire nemmeno al mio peggior nemico.

    17. Federico Preziosi Says:
      giugno 1st, 2008 at 09:58

      E di Brian Eno?

    18. Federico Preziosi Says:
      giugno 1st, 2008 at 09:59

      C’è cmq Mishima di Glass che non è niente male.

    19. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 1st, 2008 at 11:45

      Caro Stefano… non sono proprio d’accordo! Il mio discorso non era questo! Il senso delle mie argomentazioni vuole mirare a ben altro! Secondo me Mozart e Betthoven non vanno assolutamente toccati. Al contrario! Mozart e Beethoven vanno abbinati nei programmi di concerti ad un Berio, ad un Schoenberg, ad una prima esecuzione. Dobbiamo democratizzare la musica contemporanea per rendere viva quella attuale.. e per viva intendo una musica che comunichi ed informi di sè nel presente… a prescindere dalla dissonanza o meno. Nessuna musica è inutile… ogni nota composta ha motivo di essere! Solo che può piacere o no! Questo è il mio punto! Ci sono compositori che non amo particolarmente e questo non vuol dire che non abbiano composto capolavori, come ci sono brani che non apprezzo, ma questo non vuol dire che non abbiano la loro iportanza!
      Come dicevo qualche giorno fa anche Allevi ha un so perchè..poi può piacere o meno!
      Anche Glass haun suo perchè e sinceramente ci sono sue composizioni che mi danno delle sensazioni positive…aldilà del linguaggio che si decide di adottare a mio avviso – è a questo che punta la mia moratoria – va effettuatio un giudizio! Dobbiamo smetterla di limitarci a dire: “è troppo complicato!” oppure “io questa musica non la capisco!” etc…
      Ormai è anacronistico!! Mi sembra doveroso concedere ai compositori di oggi il nostro giudizio!

      Che ne pensi?

    20. luigi di nuzzo Says:
      giugno 1st, 2008 at 14:08

      sì claudia ma il giudizio estetico cui tu fai riferimento cosa sarebbe?
      ‘estetico’ non vuol dire ‘quello che piace all’ascolto’, è un termine che presuppone dei canoni di giudizio oggettivi i quali, a mio avviso, sarebbero gli unici in grado di restituire dignità alla musica contemporanea. inoltre ricondurre il giudizio musicale al puro gusto personale sarebbe assolutamente riduttivo e soprattutto non risolverebbe il problema, dal momento che se si considerano validi a priori tutti i linguaggi compositivi, lo saranno anche quelli autoreferenziali, se non addirittura compulsivi. allora quale dovrebbe essere il metro di giudizio? come si fa a definire ‘valido’ qualcosa rispetto ad altro se si parte dal presupposto che comunque ‘ogni nota ha motivo d’essere’? a questo punto neanche il giudizio personale conta davvero, visto che ti piaccia o no, il brano che ascolti ha comunque una validità intrinseca, dovuta al fatto che è stato composto. in questa visione, certo, allevi ha un suo perchè in quanto esiste e scrive musica, così come Schoenberg: e sicuramente all’orecchio allevi risulta più piacevole della dodecafonia…dunque allevi è meglio? il ‘giudizio estetico’ è certamente l’unico strumento che abbiamo per giudicare un’opera d’arte (l’altro strumento sarebbe il tempo, di sicuro non è alla nostra portata) ma in quanto tale, l’estetica è fatta di canoni oggettivi. c’è il brano valido (che può non piacere ma è valido per determinati motivi, universali e non autoreferenziali) e c’è la roba inutile (che molto spesso invece piace eccome), di cui allevi è sovrano incontrastato.

    21. luigi di nuzzo Says:
      giugno 1st, 2008 at 14:16

      anzi mi correggo: c’è la roba inutile in quanto comprensibile solo dall’autore, cervellotica (ovviamente rigorosamente dissonante ed orrenda), autoreferenziale in quanto assolutamente priva di valore universale, con la stessa dignità di un diario segreto. e poi c’è allevi, che non ha neanche lontanamente le carte per essere citato in un discorso sulla validità della composizione.

    22. Stefano Naimoli Says:
      giugno 1st, 2008 at 14:18

      Bhè non capire una musica ci può stare. Magari, riascoltandola a distanza di tempo, e con altre esperienze musicali alle spalle, la riusciamo a fare nostra.
      Il problema della comprensione di un messaggio risiede o in chi emette il messaggio (in questo caso il compositore), o in chi lo riceve e lo decifra (in questo caso il pubblico).
      Mi piace pensare che la capacità di ascolto non sia fissa, ma sempre in fieri. Io lo vedo su me stesso. Quando ho iniziato ad ascoltare musica, oltre la prima metà dell’800 era difficile andassi.
      ora è esattamente l’opposto, quello che ascolto con più frequenza (ew piacere) è tardo romanticismo e Novecento.
      Questo perchè?
      Perchè singolarmente ognuno di noi ha la “sua” storia della musica, che corre parallela alla storia della musica che tutti conosciamo.
      La scoperta di un compositore può non essere esaltante al primo ascolto. ma magari ha bisogno di altre esperienze, di altre scoperte, nella nostra coscienza, per poter essere apprezzata.
      In sintesi, il fatto che qualcuno possa dire di un brano o di un autore “non mi piace”, non penso sia un giudizio eterno ;)

    23. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 1st, 2008 at 16:39

      Infatti il ‘giudizio estetico’ cui faccio riferimento è quello espresso da Stravinskij nella sua “Poetica della musica” e Fubini ne suo bellissimo testo “Musica: natura e storia”, nonchè da Adorno… Forse non tutti sanno che, per un largo periodo della storia contemporanea che va dal secondo dopoguerra e dura ancora oggi, era stata dittatorialmente proclamata come valida SOLO la musica seriale, minimalista e sperimentale. Lo stesso Stravinskij risultava poco adeguato secondo i più (e comunque il Sacre fu utilizzato come colonna sonora di Fantasia..per cui proprio uno scandalo non fu!)) ad esprimere la frattura interiore creatasi all’interno dell’umanità in conseguenza della Seconda Guerra Mondiale e, più tardi, della caduta del Regime Sovietico…
      Insomma…il problmena è che questi linguaggi, non si sono determinati in modo naturale (come era invece avvenuto in passato), ma sono stati imposti dall’alto, proprio in virtù di principi estetici forzatamente imposti.
      Per cui, il discorso sul ‘giudizio estetico’ personale, mi sembra sia ben sorretto da argomentazioni coerenti (soprattutto considerando che l’articolo in questione è la premessa della mia tesi di laurea in Estetica e Filosofia della Musica con relatrice la Professoressa Claudia Colombati)… Come al solito non sto sostenendo che il compositore si debba adeguare al pubblico, ma che debba umilmente porsi maggiori scrupoli, rapportandosi al materiale storico del passato per mettere il pubblico nelle condizioni di criticare il brano! Attenzione!!! Il problema che denuncio io non è di gusto… ma di mancato giudizio estetico…e non solo personale!!! Forse non tutti sanno che si è generato un filone di supremazioa che va da Schoenberg a Boulez a Sciarrino e via dicendo… Quello che dico è che la SPERIMENTAZIONE per antonomasia, nel momento in cui diventa Accademica, perde il suo significato… per cui a quel punto si può e si DEVE giudicarla esteticamente. Mentre invece siamo ancora rimasti al “Io questa musica non la capisco”
      Scusa Luigi ma forse non mi ero spiegata bene prima… ora spero di essere stata più esauriente.

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    24. luigi di nuzzo Says:
      giugno 1st, 2008 at 17:15

      sono perfettamente d’accordo con te, scusami tu se ti ho fraintesa.

    25. Federico Preziosi Says:
      giugno 2nd, 2008 at 09:47

      Ma secondo voi, oggi la “sperimentazione” alla maniera di Schoenberg ha ancora senso?

    26. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 2nd, 2008 at 11:27

      Caro Federico, quello che credo (e non sono l’unica) è che la dodecafonia di Schoenberg non sia una sperimentazione: il suo è un vero e proprio sistema, con sue leggi e codificazioni e, a differenza delle sperimentazioni vere e proprie, è nato già strutturato con quetse idee. Insomma credo che la vera sperimentazione di Schoenberg risieda in effetti nei pochi brani atonali che ha composto e non nella dodecafonia. Ed in questo è stato assolutamente cosciente, lucido, razionale e coerente: come dicevo la sperimentazione per sua definizione dovrebbe essere un tentativo, un momento di passaggio effimero che conduce ad un sistema razionale nuovo (come il cubismo di Picasso). e’ proprio per questo che “denuncio” l’abuso che è stato fatto da parte dei compositori tra gli anni ‘50 e ‘80: il voler codificare qualcosa che è nato come sperimentazione non ha senso logico, perchè appartiene ad una categoria completamente diversa dall’accademismo… mentre il loro accanimento nel voler A TUTTI I COSTI portare gli sperimentalismi a reltà compositive che vadano oltre l’esperienza singola, ha generato quella dittatura dal trono vacante (vedi gli scritti di Boulez) che abbiamo oggi.
      Secondo me sperimentare ha sempre senso, ma deve essere sempre diversa come esperienza e non una “continua sperimentazione della stessa cosa”…che appunto diventa ACCADEMICA!
      Spero di aver risposto….

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    27. luigi di nuzzo Says:
      giugno 2nd, 2008 at 15:06

      è la sperimentazione fine a se stessa, appunto, che non ha senso e che ha generato questa stasi nella musica contemporanea ed ‘attuale’.

    28. Federico Preziosi Says:
      giugno 2nd, 2008 at 15:11

      La mia era appunto una provocazione! Promossi :)

    29. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 2nd, 2008 at 15:18

      Grazie professore!

    30. Cesare Valentini Says:
      ottobre 26th, 2008 at 17:52

      Secondo me il fatto è che molti giovani (e meno giovani) compositori non scrivono una musica che realmente “sentono” ma quella che necessariamente si deve scrivere per essere accettati. In conservatorio si studiano la fuga il contrappunto l’orchestrazione (quest’ultima poco e riferita a manuali del 1930…) e poi si fa tutt’altro. Una musica veramente nuova non può prescindere dal passato e deve esserne la continuazione, qualsiasi cosa, anche la più apparentemente strana, si faccia. Credo bene che Sciarrino sia stato fischiato. Ligeti non è mai stato fischiato o contestato perchè ha proposto, con le sue solidissime basi, qualcosa di nuovo, non il nulla assoluto. Contesto i programmi di studio. Si deve fare tutto ciò che si fa ma deve essere collegato alla realtà. E deve essere rinnovato. Soprattutto nell’orchestrazione. A volte si diploma qualcuno con cose avveniristiche (?) con le orchestre dei conservatori che ti suonano metà delle note. Allora…. è sbagliata la musica o mancano le basi? Si può scrivere con un proprio linguaggio se non si sa orchestrare o comporre una sinfonia stile Haydn o Mozart? E’ possibile che i maestri in conservatorio ti insegnano che esistono 3 timpani (nel 1930…) e poi parli con qualsiasi percussionista e ti dice che sono 5? Gli stessi insegnanrti che ti insegnano la fuga e poi ti dicono che Sciarrino è un grande compositore anche se autodidatta. Anche Wagner lo era, anche Stravinsky in parte lo era ma c’era la conoscenza. E si vede. E si sente.

    31. Roberto Illiano Says:
      ottobre 26th, 2008 at 20:27

      Scusate ma credo ci sia un po’ di confusione di ruoli in quanto ho letto fin qui…. i compositori devono conoscere i linguaggi e le tecniche del passato, così come uno scrittore non può non conoscere la grammatica, le diverse tecniche di scrittura utilizzate nei secoli, le figure retoriche ecc. Ma uno scrittore poi scrive secondo un proprio stile… e il compositore deve fare lo stesso.
      Comprenderne il processo compositivo e analizzare le partiture è interesse di un musicologo che si approccia alla musica di un compositore, o di un collega che ne vuole ‘cogliere’ il gesto tecnico.
      All’ascoltatore si chiede solo di apprezzare o meno la composizione, esattamente quello che chiedeva un Mozart al suo pubblico.
      Se un compositore utilizza un linguaggio sperimentale o meno non deve interessare. La cosa importante è che ciò che scrive riesca o meno a emozionare e arrivare a un pubblico. Sciarrino può non piacere a tutti, ma per molti è un grande compositore. Io stesso non ho apprezzato sue opere teatrali ma mi sono piaciuti molto alcuni brani strumentali. Questo è sufficiente per dire che per me, come ascoltatore, è un bravo compositore… Da musicologo, invece, mi esprimerò in altri termini…

    32. Cesare Valentini Says:
      ottobre 27th, 2008 at 02:04

      Non fa una piega, anche io da ascoltatore ho apprezzato alcuni lavori di Sciarrino e molto meno altri e i lavori teatrali. Però per creare cose nuove che destino l’attenzione del pubblico ci vuole fantasia, creatività e una profonda conoscenza. Riproporre per una serie interminabile di brani lo stesso suono impercettibile è veramente noioso. Se poi uno guarda le partiture sono piene di effetti del tipo glissare a piacere nel registro medio o suonare multifonici (sempre a piacere…). Insomma la musica la fanno gli esecutori e chi la scrive non sa come suonerà.

    33. Roberto Illiano Says:
      ottobre 27th, 2008 at 14:13

      Caro Cesare,
      sono d’accordo con te… anche io studiando varie composizioni di musica contemporanea mi sono reso conto che spesso la ricerca sonora dei compositori non trova riscontro poi all’esecuzione :)

    34. Cesare Valentini Says:
      ottobre 27th, 2008 at 21:59

      Già… in modo addirittura scandaloso. Dobbiamo inchinarci di fronte a grandi e famosi incompetenti. Per fortuna le cose cambiano. Pensa ad esempio agli spettrali, hanno cercato un suono naturale che deriva dall’attrazione degli armonici, che poi è anche la base del sistema tonale. Credo che in futuro la musica sarà più “naturale” e un pò… per tutti, senza con ciò essere imitazione del passato o cose simili alla pop m. :)

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