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    100 Years of Herbert von Karajan / 2 (1/5)

    By Redazione Musica | giugno 13, 2008

    (…continua) Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la sua fama è destinata ad accrescere ed a consolidarsi sempre più; nel 1955 succede a Furtwängler come direttore a vita dei Berliner Philarmoniker, orchestra che porterà a vertici interpretativi insuperati; le direzioni artistiche si sprecano: la Società degli Amici della Musica a Vienna (dal 1948), la Staatsoper di Vienna (1957 – 1964), il Festival di Salisburgo (1957 – 1960), nonché il Festival di Pasqua, da lui fondato nel 1967 e rimasto per anni il fiore all’occhiello della città mozartiana; nel 1963, la Deutsche Grammophon, storica casa discografica di Amburgo, stipula con il Maestro un contratto in esclusiva – ne seguiranno altri, nel 1970 e 1985; si sprecano pure i riconoscimenti ufficiali: cittadinanza onoraria di Salisburgo (1968), premio del Presidente della Repubblica francese per le sue registrazioni del 1978, laurea honoris causa in filosofia dell’Università di Tokio (1979), Medaglia d’Oro Clemens Krauss (1980), Medaglia d’Oro della Royal Philarmonic Society (1983), Premio Internazionale per la musica dell’UNESCO (1983), Premio Olympia della Fondazione Alexander Onassis di Atene (1986)…

    Tournee, registrazioni, riprese video, regie d’opera, direzioni artistiche, collaborazioni: un controllo totale su ogni attività che lo coinvolgesse personalmente, dalle produzioni operistiche (di cui spesso curava anche la regia), alle incisioni discografiche in studio (in cui sovente passava dal podio al banco del mixer, affiancando gli ingegneri nel raffinare il suono fino ad ottenere il risultato voluto), ai filmati delle sue interpretazioni, rifatti più volte nel corso degli anni per inseguire i progressi della tecnologia e lasciare alle generazioni future una testimonianza audiovisiva del suo impero musicale. Curava anche attentamente ed in maniera quasi maniacale la sua immagine: sue foto campeggiano nella maggior parte delle copertine della sua sterminata discografia, e lo ritraggono in pose direttoriali sempre molto intense ed ispirate, magari prese dal basso verso l’alto, a sottolineare la maestosità della sua posa – a volte capita addirittura che il suo nome sia scritto con un corpo più grande di quello del compositore.
    Una personalità ai limiti del narcisismo, si potrebbe concludere. Un carattere inavvicinabile, distante, pieno di sé, vacuo.

    Tuttavia, questa immagine da rivista patinata contrasta fortemente con i metodi di lavoro da lui adottati e soprattutto con i risultati ottenuti. Basta guardare qualche video che lo riprende durante una prova: austero e paziente, senza mai alzare la voce e centellinando le parole, conduce i musicisti con gesti essenziali ma estremamente comunicativi, semplici ma autoritari – non l’autorità del capo supremo a cui bisogna obbedire senza fiatare, ma l’autorità di chi è consapevole di fare bene il proprio mestiere e sa di poter contare sui suoi collaboratori.

    E infine, il suono. Il “suo” suono, principale motivo del contendere tra i sostenitori più agguerriti e i detrattori più irriducibili. Raffinato ai limiti dell’artificiosità, rotondo e pastoso, intenso ed energico ma mai esagerato né volgare (neppure nelle esplosioni più violente ed effettistiche di certo sinfonismo tardoromantico), oppure leggero, morbido e levigato ma mai inconsistente. Il legato, talmente denso e compatto, e allo stesso tempo limpido ed etereo, da non sembrare neppure realizzato da musicisti in carne ed ossa. Una capacità impressionante di dirigere le voci, di accordarle tra loro o insieme agli strumenti in maniera tale da renderle sempre udibili distintamente ma senza affaticarle, senza costringerle al grido.

    Il suono di von Karajan è probabilmente un “suono ideale”. Non è il suono di un’orchestra fatta di esseri umani alle prese con strani segni da decifrare e con congegni da mettere in funzione attraverso movimenti del corpo; è un suono spirituale, immateriale, astratto, decontestualizzato, lontano da luoghi ed epoche, da stili e correnti; è un suono universale, ripetibile e ripetuto.
    C’è chi sostiene che il grande artista crei sempre la medesima opera: questo concetto calza a pennello su von Karajan, il cui credo musicale, così personale e interiorizzato, veste indifferentemente Bach e Bruckner, Mozart e Strauss, Puccini e Wagner, Vivaldi e Sibelius. Non esiste l’esecuzione filologica, non esistono gli strumenti d’epoca: negli anni in cui si sviluppava l’interesse per le prassi esecutive antiche, le sue interpretazioni del barocco e di Bach con orchestre mastodontiche e tecnica moderna destavano irritazione, se non scandalo, negli ambienti più radicali. Ma il Bach di von Karajan è prima di tutto un’idea, anzi un’ideale, di ordine superiore, di disciplina interiore, di spiritualità laica. Allo stesso modo, il suo Beethoven incarna prima di tutto gli ideali di libertà e di superamento delle costrizioni, siano esse quelle della vita o quelle della forma musicale: impossibile esprimere tali concetti con le orchestre ridotte all’osso con le quali si esegue Beethoven ormai da diversi anni.
    I detrattori asseriscono che von Karajan suona tutto allo stesso modo: il suono è bello, raffinato, ricercato, ma sempre uguale a sé stesso.
    Sostengono anche che le sue letture sono superficiali, che egli non si addentra mai – o lo fa raramente – nelle pieghe più nascoste delle partiture, svelandone le contraddizioni, le tensioni, le imperfezioni, i contrasti.
    Tutto funziona nelle sue esecuzioni, niente è fuori posto e niente è lasciato al caso.
    Fare ordine nella partitura, sembra il presupposto di base.
    Ma questo ordine, questo estremo controllo razionale, hanno un solo unico scopo: servire l’Arte, servire il Bello.
    E il Bello, sembra voler dire, non ha età ed è ovunque.
    Esiste in ogni forma artistica ed esiste dentro ognuno di noi.

    Jacopo Simoncini
    jacoposimoncini[at]musicalwords.it

    * * *

    (…continues) After World War II his fame became even bigger; in 1955 he succeeds Furtwängler as the life-long conductor of the Berliner Philarmoniker; in 1963, Deutsche Grammophon signs an exclusive contract with the Maestro. Tournees, recordings, videos, artistic directions, collaborations: he controlled every aspect of the activities he was involved in. He was very anal about his image and he took care of this aspect like a maniac: if we pay attention every picture of him conducting portraits him in very intense and inspired poses. A narcissistic personality, a very difficult temper, distant and difficult top be closet to.
    Nevertheless, during rehearsals he was very patient and austere, never out of control, with an essential gesture but extremely communicating, simple but with authority. At last the sound… HIS sound! Main reason of the fight of who loves him and who can not stand him. Refined to the limit of slyness, rounded and mellow, intense and energetic but never exaggerated nor vulgar. The legato, so dense and solid but at the same time limpid and ethereal. An extraordinary ability to conduct voices, and combine the in the smartest way with the orchestra.

    His sound is probably an “ideal sound”. It is not a sound composed by human beings trying to decipher strange signs on the scores; it is a spiritual sound, un-material, abstract, far from places and eras, styles and movements, it is a universal sound, able to be repeated and reproduced. To von Karajan music is something interior and personal: he plays as well Bach and Bruckner, Mozart and Strauss, Puccini and Wagner, Vivaldi and Sibelius. Philology does not exist: during a time when interest to performances in period was acquiring, his interpretations his colossal and modern performances of Bach generated a kind of scandal. But Karajan’s Bach is at first an idea of a superior order, interior discipline, laic spirituality. Defamers say that he plays everything in the same way: the sound is beautiful, refined and extravagant, but always the same. They also think that his interpretations are superficial: put order in the score seems his priority. But this order has only one reason to be: serve Art. Serve beauty.
    And beauty has no age and is everywhere.
    It exists in everything and in all of us.

    Jacopo Simoncini
    jacoposimoncini[at]musicalwords.it

    (translated by Claudia J. Scroccaro)

    Topics: 100 Years of Herbert von Karajan, Great Musicians, Herbert von Karajan, MUSIC | 14 Comments »

    14 Responses to “100 Years of Herbert von Karajan / 2 (1/5)”

    1. 100 Years of Herbert von Karajan / 1 (1/5) | Musical Words Says:
      giugno 13th, 2008 at 00:10

      [...] 100 Years of Herbert von Karajan / 2 (1/5) [...]

    2. Andrea Barizza Says:
      giugno 13th, 2008 at 00:13

      Ottimo Articolo!
      l’idea di fare degli speciali è molto esaltante..
      ne avremo molti durante il prossimo anno …cioè da settembre!
      a voi per i commenti!

      andrea

    3. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 13th, 2008 at 10:02

      Bene…non vedo l’ora!!! Interessante capire da dove sia uscito fuori Karajan… Il più grande direttore della storia! Comunque è proprio vero, personaggi così oggigiorno non sono impensabili!
      Peccato o no???

    4. Stefano Naimoli Says:
      giugno 14th, 2008 at 12:46

      Tanto grande quanto controverso.
      E’ riuscito a veicolare così bene la sua immaine da cambiare anche la visione della gente sul direttore d’orchestra.
      In quanti si ricordano che è anche il centenario di Karel Ancerl?

      Meditate, gente, meditate.

    5. Andrea Barizza Says:
      giugno 14th, 2008 at 13:17

      secondo me Karajan è come se avesse formalizzato e reso “ufficiale” il modo di fare musica che Toscanini aveva “inventato”. Ovviamente, poi, a livello “superficiale” questi due sono diversissimi ma ciò non esclude il fatto che possano esserlo proprio in quanto attori di un solito spettacolo.

      andrea

    6. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 14th, 2008 at 13:33

      Singolare il fatto che però le due personalità abbiano fatto scelte assai diverse a livello politico: Toscanini In seguito allo “schiaffo di Longanesi” divenne oppositore del fascismo e del nazismo, lasciando l’Europa per gli Stati Uniti, dove fu fondata la NBC Symphony Orchestra perché lui la dirigesse, e con la quale lavorò regolarmente fino al 1954 su radio e televisioni nazionali… Karajan invece fu inizialmente aiutato grazie all’adesione al partito nazista, ma successivamente allontanato dal panormana musicale fino al 1946.
      Certamente parliamo dei più grandi direttori di tutti i tempi… ed è proprio per questo che si sono potuti entrambi permettere di fare scelte così azzardate in ambito pubblico-politico!
      Ma è anche da notare che una carriera di quel livello, a quei tempi (e temo anche oggi), non poteva esistere senza forze internazionali così potenti.
      Che ne dite?

      claudiascrccaro@musicalwords.it

    7. Andrea Barizza Says:
      giugno 14th, 2008 at 15:29

      sicuramente la carriera è stata costruita anche attraverso appoggi di persone fondamentli in posti fondamentali…ma davanti all’orchestra (e quelle orchestre) non c’è politica o potere che tenga.. comunqu erano geni.

    8. Jacopo Simoncini Says:
      giugno 14th, 2008 at 19:40

      E’ vero quello che dice Claudia riguardo alle due diverse posizioni politiche di Toscanini e Karajan. In effetti, mentre molti artisti, in epoca nazista, hanno scelto di allontanarsi dalla Germania (o sono morti in seguito alle proteste più o meno aperte contro il regime), Karajan, come anche Furtwangler, ha continuato a lavorare in Germania, iscrivendosi pure al partito nazionalsocialista – sembra tuttavia che vi sia stato in qualche modo costretto per poter continuare a lavorare indisturbato. Tuttavia, mentre per altri personaggi l’adesione al nazismo risultò poi deleteria nel dopoguerra, questo non accadde per Karajan, che fu sospeso dagli incarichi direttoriali per un tempo tutto sommato piuttosto breve, tant’è che nel ‘46 registrava già per la Emi, in trasferta a Berlino. Evidententemente il pubblico fu disposto a soprassedere sui suoi trascorsi, certamente anche grazie al successo incontenibile delle sue esecuzioni. Karajan stesso fu comunque molto bravo a far dimenticare il suo passato, fornendo sempre ai giornalisti informazioni incomplete o non del tutto esatte sulle modalità e sui tempi della sua adesione al nazismo. Anche se noi oggi ricordiamo Karajan per la sua strabiliante carriera artistica, non sarebbe però male indagare un po’ più a fondo sul suo rapporto con il potere (e magari indagare anche quello di Furtwangler, forse anche più ambiguo). Qualche volontario…?

    9. Stefano Naimoli Says:
      giugno 15th, 2008 at 09:34

      Io vorrei sollevare un interrogativo, visto che si è parlato anche del suono Karajan e della cura che aveva nell’incidere i dischi:
      secondo voi si può dire che con Karajan il processo di incisione (e quindi di manipolazione artificiale del suono) entra a far parte del processo (ri)creativo che l’interprete attua nei confronti della partitura?

    10. Luca Says:
      giugno 15th, 2008 at 12:02

      Certo che una personalità come quella descritta non può non lasciare traccia di sè in ogni sua opera, in ogni sua esecuzione: e tale presenza, talmente grande da risultare a volte ingombrante avrà sempre degli ammiratori ma anche degli oppositori: così è stato per tutti i grandi della storia e così è anche per lui.
      Comunque è innegabile che, nel bene o nel male, sono questa persone a lasciare traccia di sè nella storia.

    11. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 16th, 2008 at 16:12

      Coglierei volentieri la palla al balzo per arla in prima persona….visto che sono stata io stessa a sollevare la questione…ma ahimè ho già troppe ricerche da portare avanti!
      Qualche altro volontario??

    12. Rosy Says:
      giugno 17th, 2008 at 20:50

      Cari amici/e,
      io scrivo, o almeno ci provo, sul Forum del Sito http://www.karajan.co.uk. Considero assai lodevole qualsiasi iniziativa volta a far conoscere oppure ad approfondire la complessa figura di Herbert von Karajan. Sono parecchi mesi che mi sento “in compagnia” del Maestro, malgrado cio`, sento che ogni tentativo di avvicinamento, mi rende consapevole di quanto poco io sappia di lui. E` come la musica, piu` tenti di afferrarla piu` essa sfugge alla nostra comprensione. In questo momento sto leggendo il libro di Alessandro Zignani e debbo ammettere che la mia affannosa ricerca del Maestro, si e` in poco placata. Non mi era mai successo con altri libri o pubblicazioni.Ho la sensazione di aver ritrovato la speranza di “incontrare il Maestro”. Lo so che la mia e` solo una Chimera, ma non abbandonero` il proposito di “girare intorno alla sua figura” per afferrare qualcosa del suo inimitabile modo di fare musica!
      Trovo interessante la questione sollevata da Stefano. Ho iniziato a trattarla in una Thread intitolata “The Score and the Interpreter”, dove attingo ad un mio libricino scritto diversi anni fa , dove oso mettere a confronto il lavoro del Direttore d’Orchestra a quello del restauratore di dipinti antichi (il mio meraviglioso ex lavoro)
      Ciao a tutti!

    13. Claudia Scroccaro Says:
      giugno 17th, 2008 at 23:44

      Carissima Rosy, credo con questo piccolo post di parlare a nome di tutta la redazione….credo che, la sensazione che provi nella consapevolezza del difficile processo di avvicinamento e comprensione di determinari argomenti, sia ampiamente condivisa.
      Purtroppo (o per fortuna) fa parte dello spirito della ricerca….e purtroppo l’approssimazione che ne determina ci rende continuamente insoddisfatti. Come vedi lo “sforzo” è (e deve essere) comune! In ogni direzione esso vada….

      Molto interessante il tuo accostamento tra direttore e restauratore. Sarebbe interessante poter fruire della tua faticosa ricostruzione.
      Sappiamo che la nostra è una piccola goccia in un oceano…ma speriamo comunque che il nostro contributo possa lameno sollevare qualche piccola curiosità, o avvicinare anche una sola personai a figure grandiose come è stato Karajan.
      In futuro, come avrai visto, verranno pubblicate altri rilevanti aspetti della figura del maestro….se tu volessi contribuire….sei la benvenuta!
      Grazie per le tue parole e le tue osservazioni.

      claudiascroccaro@musicalwords.it
      Redazione Generale http://www.musicalwords.it

    14. Rosy Says:
      giugno 18th, 2008 at 00:42

      Grazie a te , Claudia, poichè mi dai un incitamento a perseverare nella mia folle ricerca. Dico folle in quanto lucidamente considero tale il mio desiderio di comprendere l’Idea di Bellezza del Maestro, un gemoglio insito in lui forse da sempre. Fortunatamente possiamo sentire il risultato, con tutti i nostri sensi, ascoltando le sue interpretazioni. Quella bellezza è per tutti. Così voleva lui. La mia speranza è che il centenario sia occasione per avvicinare, come dici tu, anche una sola persona all’Arte che il Maestro ha servito davvero fino al suo ultimo girno su questa terra, con straordinaria forza ed entusiasmo. Non c’è cedimento alcuno, neanche quando il fisico non rispondeva più alle pressanti richieste della sua mente vulcanica. Ascoltando le sue ultime incisioni, ci si accorge che la sua “firma” c’è sempre. La Musica scorre sempre come un fiume, libera, come libero era lui…

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