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    Schubert’s 8th Symphony / 2

    By Redazione Musica | luglio 9, 2008

    (…continua) La realtà si manifesta al giovane Franz in maniera misteriosa, imprevedibile, spietata: il ventisettenne Schubert è perennemente alle prese con difficoltà economiche, incapace di organizzarsi imprenditorialmente, culturalmente disarmato, socialmente ingenuo (l’Incompiuta fu ritrovata casualmente ed eseguita solo 21 anni dopo la sua morte), gli amici lo hanno abbandonato e sono partiti in cerca di fortuna, la sua salute è precaria (il tarlo della sifilide lo mina silenziosamente: morirà di lì a quattro anni), il futuro è un grosso punto di domanda. Perché tutto questo? Il significato sembra inafferrabile. Conviene allora tentare altri percorsi, vie nuove, sconosciute. La strumentazione dell’Incompiuta è nuova (grande rilievo hanno gli strumenti a fiato, singolarissimi gli impasti di corni e tromboni, ardite le soluzioni timbriche), inedito il canto, novelli i rapporti interni di forza, moderne le tensioni dialettiche (la forma-sonata è volutamente ignorata): Schubert giustappone episodi, espande un nucleo generatore che periodicamente ritorna; fissa un centro a cui guardare e da lì si muove. Tutto è inaudito, a partire dall’inizio: non una manifestazione di potenza, come tipico di tanto

    sinfonismo romantico, non un’orchestra fiera e spavalda. E nemmeno un melos viennese. Qui, al contrario, qualcosa affiora da lontananze remote, un suono velato, filtrato da griglie lunari: la melodia di Schubert nasce dal cuore della notte, là nelle lande oscure di violoncelli e contrabbassi. A quel canto enigmatico, malinconico, elusivo, sorto nelle regioni gravi dell’orchestra, risponde una melodia inerme e tenerissima enunciata da oboe e clarinetto (l’acuta); il secondo tema ricorda invece una danza paesana dai ritmi popolareschi: è l’infanzia di Schubert, il luogo da lui sempre cercato.

    La Sinfonia n.8 rappresenta una sorta di spartiacque nello stile compositivo di Schubert: se quelle precedenti in qualche maniera possono ancora essere collocate nella tradizione mozartiana, legate quindi al mondo formale e classico viennese, la sinfonia n. 8 anticipa il sentimento romantico, sia per quanto riguarda i contenuti che per i concetti ed inaugura la serie delle composizioni più felici di Schubert che culmineranno nella sua ultima sinfonia in Do maggiore, la “Grande”. In opposizione al suo grande modello, Beethoven, Schubert fu apprezzato in vita soprattutto per la sua produzione di Lieder e musica da camera. Nonostante ciò, con la sinfonia in Si minore Schubert riesce a rompere il legame con i suoi modelli precedenti acquistando autonomia e maturità nella composizione. A differenza del formalismo tipico del classicismo viennese, il principio su cui si basa l’intera sinfonia è quello del cambiamento: gli eventi musicali sono dominati dalla melodia che appare ricca di per sé di contenuto e ispirata al modello liederistico. Ogni melodia appare come entità autonoma e come una sorta di forma chiusa che invece servirà da spunto per le sezioni più espressive della composizione. Basta osservare i due temi dell’ Allegro :

    batt. 13-20 (clarinetto in La, oboe) :


    batt. 44-53 (violoncello):


    Nessuno di questi due temi fornirà comunque materiale di spunto per la parte dello sviluppo che farà riferimento invece alla parte dell’introduzione lenta degli archi:
    batt. 1-8 (violoncello) :

    Il secondo movimento (Adagio) procede lento come una processione, ascende in cielo con un battito d’ali ferite (sincopi) sfiorando il silenzio è ricco di pause. Dove ci porta Franz Schubert? Dove s’innalza la voce ferita e supplichevole dell’Incompiuta? C’è in questo lavoro un’essenzialità da chiesa romanica e, allo stesso tempo, una solennità da Cappella Sistina. Tristezza sconfinata, fraseggiare struggente, circolarità. C’è molto che sfugge, che non si fa afferrare. L’Incompiuta moltiplica i piani strutturali e di lettura come in un gioco di specchi: la forma è aperta, potrebbe continuare o interrompersi in qualsiasi momento. È sospesa su una prospettiva d’infinito. Schubert abbandona la logica rettilinea e drammatica del classicismo, in favore di una dimensione verticale, contemplativa. La domanda di Schubert è angosciosa: egli vuole evadere dalla solitudine e dallo straniamento che vive ed intuisce in lontananza. L’Incompiuta non fu mai completata: ancora oggi non sappiamo perché.

    Claudia Scroccaro
    Redazione Generale
    claudiascroccaro[at]musicalwords.it

    * * *

    (…continues) To young Franz reality appears like something mysterious, unpredictable and cruel: he is in economic dire-strait, unable to manage his business (the Unfinished will be performed only 21 years after his death), socially naïve (his friends had abandoned him to go in search of glory and fortune), he is an unhealthy 27 year-old man (syphilis will kill him in four years).
    He is in search of new paths to find his own and personal poetics. The instrumentation of this symphony is new (winds organization, mixtures and textures), extravagant voice-leading, modern dialectic tensions and formal structures. He juxtaposes different episodes and expands a primordial nucleus which periodically returns. Everything was “never-heard” very since the beginning: not a powerful demonstration (typical of romanticism); not a proud and bold orchestra; not even a Viennese melos. Here something emerges from far away. A fogged sound, filtered through moonlight: melody generates from he darkness of the night from the far bass string. To this enigmatic melody, answers a tender line of the oboe; the second theme recalls instead a folk dance: his youth, a continuous place of refuge for his memory.
    The Unfinished is a watershed in his composition style: if the first production can be considered close to Mozart’s style, the 8th symphony anticipates a romantic feeling both for contents and ideas. Opposed to Beethoven’s role-model, Schubert was appreciated in life only for his lieder. In spite of this, the symphony in B minor gives him a great autonomy against the models of the past. The formal construction is not inspired to the classical forms, but to a more likely lieder structure: events are dominated by melodies, each of them appears like autonomous and inspiring for the most expressive moments of the composition. It seems enough to recall the two themes of the Allegro

    bar 13-20 (clarinet in A, oboe)

    bar 44-53 (cello) :

    From none of these two themes will be chosen the material for the development section, but from the Adagio introduction of the strings:

    bar 1-8 (cello, double bass) :

    The second movement (Adagio) proceeds slowly, like a religious procession towards the sky. Where is Schubert bringing us? Where is the symphony’s wounded voice going to? The structures multiply always in a different way, like a mirror game: the form is opened, it could continue or suddenly end. It is suspended in the infinite. Schubert’s doubts are anguished: he wants to escape from loneliness.

    Claudia Scroccaro
    Music Editor Staff
    claudiascroccaro[at]musicalwords.it

    Topics: MUSIC, Music Analysis | 10 Comments »

    10 Responses to “Schubert’s 8th Symphony / 2”

    1. Schubert’s 8th Symphony / 2 | Midi Blog Says:
      luglio 9th, 2008 at 00:44

      [...] 8th Symphony / 2 Archiviato in: Midi — Luglio 9, 2008 @ 2:30 am seilamiamusica: In opposizione al suo grande modello, Beethoven, Schubert fu apprezzato in vita soprattutto per la [...]

    2. Schubert’s 8th Symphony / 1 | Musical Words Says:
      luglio 9th, 2008 at 13:53

      [...] Schubert’s 8th Symphony / 2 [...]

    3. Andrea Barizza Says:
      luglio 9th, 2008 at 13:55

      Brava Claudia..
      sicuramente puo essere utile a qualche studente questa analisi..

      andrea

    4. Claudia Scroccaro Says:
      luglio 9th, 2008 at 20:53

      Grazie andrea….personalmente la considero una delle mie sinfonie preferite (soprettutto il primo movimento) e mi sono sempre posta delle domande ssu di essa…Il mio breve studio in realtà è nato proprio per rispondere a qualche domanda… ed è stato utile anche a me durante il periodo di studi iniziali.

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    5. Roberto Illiano Says:
      luglio 9th, 2008 at 22:39

      Ciao Claudia,
      grazie per questo articolo molto appassionato.
      Interessante la genesi della partitura… certe domande oggi sopravvivono anche nelle 4 sinfonie grandi di Clementi, che non furono mai pubblicate da lui (editore per giunta!) in vita e che ci sono state tramandate in autografi in parte incompleti.
      Pensa che si dice che fossero state gettate nella pattumiera dalla cameriera del nipote di Clementi perché pensava fosse carta straccia… e salvate miracolosamente.
      Mi ha fatto pensare questa similitudine, perché anche con Clementi non si trova un motivo plausibile per cui siano rimaste manoscritte.
      Anche per Clementi si parla di un eccessivo zelo che il compositore avrebbe messo in quelle che considerava opere ‘grandi’. Il confronto con i modelli della Wiener Klassik – soprattutto con Haydn che era accolto trionfalmente nella Londra dell’epoca di Clementi – gli avrebbe causato una sorta di ‘ansia da prestazione’….
      e dire che sono fra le composizioni più belle di Clementi.

    6. Claudia Scroccaro Says:
      luglio 10th, 2008 at 09:21

      Caro Roberto, come sempre trovi cose molto interessanti da aggiungere. Povero Clementi! Non deve essere stato facile per lui con un colosso attivo nella sua stessa città come Haydn!

      Però almeno Clementi aveva sicuramente un impero (quello della casa editrice) su cui sfogare molto della sua arte…il povero Franz, invece, sempre in una situazione poco evidente e chiara.

      Simpatica la storia della cameriera!!! Meglio di quella solita scusa del cane che mangia il quaderno!
      :-)

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    7. Stefano Naimoli Says:
      luglio 10th, 2008 at 20:58

      Complimenti Claudia per l’analisi: certo c’è da dire che sfiga Schubert, l’uomo sbagliato nel momento sbagliato: schiacciato sinfonicamente dal coevo Beethoven, ed operisticamente (altra sua grande passione naufragata col fiasco del Fierabras) dall’astro nascente di Rossini. Ci fosse stato in quel periodo un’altro grande liederista non so quanta memoria avremmo avuto oggi di Schubert.
      Cmq. che ne pensate della frase di Buscaroli che dice che la vera Incompiuta della storia della musica non è l’ottava di Schubert ma la nona di Bruckner?

    8. Andrea Barizza Says:
      luglio 10th, 2008 at 22:45

      Pensate che Schibert è il mio autore preferito… ora sto studiando il Wanderer-Fantasie ed è magnifico. I temi di Schubert sono essenzialmente musica.. meravigliosamente stupefacenti. non parliamo delle sinfonie, tutte meravigliose e coinvolgenti… vivo schubert come mozart (altra mia grande passione) con in più il profumo dell’idea romantico.. i brividi ogni volta.
      andrea

    9. Claudia Scroccaro Says:
      luglio 11th, 2008 at 11:06

      Assolutamente d’accordo con andrea!! Per quanto riguarda la nona di Bruckner, anch’essa è incompiuta, ma solo l’ultimo movimento…peraltro per gran parte scritto negli schizzi, in gran parte orchestrato. Moltissime le versioni completate: da quella di Carragan a quella di Samale. Anche se Brucnker stesso, sapendo che vi sarebbe stata impossibilità da parte sua di completare la sinfonia, suggerì di concluderla eseguendo il Te Deum. Insomma, mentre a mio avviso l’incompiuta di Schubert è rimasta tale, quella di brucner in qualche modo è stata portata a termine, grazie anche ai moltissimi abbozzi pervenuti…con Schubert un lavoro simile non era (e non è) pensabile farlo…. Per cui, mi spiace deluderti Stefano…ma per me l’Incompiuta resta quella di Franz!

      claudiascroccaro@musicalwords.it

    10. Federico Preziosi Says:
      luglio 16th, 2008 at 20:36

      L’Incompiuta è, a parer mio, il simbolo della parabola artistica e spirituale di Schubert. Non esiste altra composizione che sintetizzi meglio la vita e le sorti del grande Franz!

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