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    Ralph Vaughan Williams…/2 (1/12)

    By Redazione Musica | novembre 5, 2008

    (…Continua)

    II

    All’inizio degli studi musicali al Royal College, seguiranno esperienze artistiche ed umane che contribuiranno alla maturazione del suo linguaggio musicale, e alla nascita del nuovo idioma musicale inglese.
    La prima di queste esperienze avviene nel 1898, quando si reca in Germania, per un periodo di studio alla Hochschule fur Musik di Berlino con Max Bruch.. Qui Vaughan Williams ha la possibilità di conoscere la grande forma sinfonica di Brahms, la musica sacra di Bach (di cui diventerà grandissimo estimatore e, successivamente, anche eccellente interprete sul podio), ma soprattutto il nuovo linguaggio musicale di Wagner, che andrà a permeare anche quello del compositore inglese.
    Quegli anni, ancora di ricerca di una via nuova, la sua via, sono prevalentemente caratterizzati dalla composizione di Songs su testi poetici, con le quali comincia a farsi notare da pubblico, editori e critica
    La via per i generi orchestrali e la sinfonia, resta però ancora lunga.
    Il 1904 vede la posa di una pietra importante nella costruzione del suo linguaggio musicale, ed anche di quello inglese: la scoperta, e lo studio, della musica antica, liturgica e popolare. In questo anno, Vaughan Williams comincia parallelamente la redazione dell’ English Hymnal, su commissione della Chiesa Inglese, e lo studio dei canti folkloristici inglesi. L’English Hymnal, redatto per le assemblee religiose, è una finestra che Vaughan Williams apre sulla musica sacra, di ogni epoca, e sulle sue melodie, che vanno dal canto gregoriano, fino a quelle a lui contemporanee. Questo studio non è un medium per il farsi di una estetica spirituale (per quello ci sarà una via diversa che Vaughan Williams troverà), ma è uno studio che contribuirà alla formazione del suo linguaggio musicale, un linguaggio al di fuori del tempo. Esso fonde il cromatismo di stampo tedesco (Wagner e Richard Strauss), l’uso moderno ed emancipato della dissonanza, con gli antichi modi liturgici, rifacendosi in particolare a quelle che erano le atmosfere della vocalità inglese del ‘500 (Tallis e Byrd su tutti). Non c’è nessun intento religioso, inteso esteticamente, in tutto questo: “Vaughan Williams si dichiarava ateo da studente e poi << un agnostico sorridente>>” , ma c’è un intento artistico: la consapevolezza di quanto un linguaggio tanto antico alle orecchie moderne, potesse ampliare il potere espressivo ed evocativo dei linguaggi musicali più recenti. E qui si inserisce anche l’interesse per il patrimonio folkloristico inglese. Un interesse al limite dell’etnomusicologia, visto che passò un anno intero sul campo, assieme all’amico Holst, a raccogliere, studiare e catalogare melodie. Alla fine, ne vennero raccolte oltre ottocento: “gran parte delle canzoni si rifacevano ai modi antichi e che, nel corso dei secoli, si erano quasi perdute in concomitanza con l’evoluzione del sistema maggiore/minore delle scale. Per esempio, la quantità maggiore dei canti folcloristici sono nei modi, dorico e misolidio. Fu trovato che circa sei canti erano nel modo frigio e lidio.” . Tuttavia. la musica folkloristica inglese, con le sue atmosfere ed i suoi ritmi peculiari, non rappresenta solo un arricchimento, dal punto di vista melodico e ritmico, per la musica di Vaughan Williams, ma diventa, dal punto di vista estetico, un ponte a-storicizzato verso una cultura. Una cultura, cioè, ideale, libera da precisi connotati cronologici, storici e sociali, in quanto essenza storicamente immutabile della Englishness; un luogo dell’anima, che è sia principio di identità tra cultura inglese e musica british, sia di autodeterminazione di questa rispetto a musiche di altre aree geografiche: “E’ un suono inconfondibile, come avviene con la musica di altre nazioni. E’ musica nazionale, che va al cuore della vera tradizione del paese [...]. E’ un contrasto enorme con la musica di altre nazioni.
    La Nona di Beethoven, o le marce di Weber sono la Germania; il Bel Canto senza dubbio l’Italia. Con [...] Vaughan Williams [...], ci viene offerto quel respiro della natura e del verde che ondeggia nel paesaggio inglese, una terra dove sono cresciuti tanti teologi e mistici, poeti e drammaturghi, pittori unici come Constable e Turner.”

    Stefano Naimoli

    (continua a leggere l’articolo)

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    **Note**

    3 – RALPH VAUGHAN WILLIAMS in La musica classica inglese (da Bishop a Britten), di John Stewart Allitt, Edizioni Villadiseriane, Bergamo 2006, pag. 256

    4- JOHN STEWART ALLITT: La musica classica inglese (da Bishop a Britten), Edizioni Villadiseriane, Bergamo 2006, pag. 262

    5 – JOHN STEWART ALLITT: Op. cit., pag. 267

    6 – JOHN STEWART ALLITT: Op. cit., pag. 268

    Topics: 20th Century, Great Composers, History of Music, MUSIC, Ralph Vaughan Williams, Research Monograph | 2 Comments »

    2 Responses to “Ralph Vaughan Williams…/2 (1/12)”

    1. Ralph Vaughan Williams…/1 (1/10) | Musical Words Says:
      novembre 5th, 2008 at 13:59

      [...] Ralph Vaughan Williams…/2 (1/10) [...]

    2. Ralph Vaughan Williams…/3 (1/10) | Musical Words Says:
      novembre 6th, 2008 at 15:17

      [...] Ralph Vaughan Williams…/2 (1/10) [...]

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