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    Nazi’s Wagner…

    By Redazione Lettere | dicembre 29, 2008

    Pubblichiamo una breve nota di Manuel Rosamilia sulla propaganda nazista inerente all’articolo di Federico Preziosi che trattava l’uso strumentale della figura e della musica di Wagner da parte dell’establishment del III Reich.

    *******

    La Propaganda nella Germania nazista

    Durante il Nazismo in Germania la propaganda ebbe un ruolo di primo piano nell’indottrinamento della popolazione tedesca. Il centro di produzione di questa propaganda era il Ministero per la Chiarezza Pubblica e la Propaganda (Promi), guidato da Joseph Goebbels. Il Promi fece larghissimo uso di tutti i più moderni strumenti di comunicazione di massa. Ogni opera frutto dell’intelletto umano doveva asservire alla causa nazista; così i giornali, le radio, i libri, le produzioni teatrali e cinematografiche, tutto doveva portare acqua al mulino nazionalsocialista.

    La propaganda aveva diversi bersagli: ai cittadini tedeschi veniva ricordata la lotta della Germania contro i suoi nemici, che fossero essi interni, come gli ebrei, oppure esterni, come la Francia che nella Conferenza di pace di Parigi optò per una pace punitiva contro la Germania, l’Inghilterra e la Russia. La propaganda veniva poi indirizzata anche alle popolazioni di etnia tedesca residenti fuori dalla Germania, come i Sudeti in Cecoslovacchia, ma anche alle popolazioni tedesche residenti negli Stati Baltici e in Unione Sovietica, alle quali veniva detto che il legame di razza era più forte della lealtà verso la nazione di residenza. La propaganda poi era indirizzata anche agli stati che sarebbero potuti essere nemici della Germania, e che poi lo furono, come Francia e Inghilterra che venivano accusate di fomentare la guerra. Infine a tutti venivano ricordati i successi e i traguardi tecnologici raggiunti dalla Germania nazista. Inoltre è impossibile non menzionare la propaganda interna che veniva fatta contro gli ebrei, gli zingari e i malati mentali o presunti tali. Goebbels in qualità di responsabile della propaganda fu talmente capace che anche quando i bombardamenti alleati ebbero praticamente distrutto tutte le città tedesche la propaganda nazista continuò a fare proseliti.

    Manuel Rosamilia

    Topics: 1900, 2th World War, History, LITERATURE | 29 Comments »

    29 Responses to “Nazi’s Wagner…”

    1. Rosy Says:
      dicembre 29th, 2008 at 01:17

      Ciao Manuel,
      ..a metà degli anni ‘30, Joseph Goebbels aveva “nazionalizzato” tutta la musica, l’arte e la cultura sottomettendola alla Reichskulturkammer,che operava su di essa foggiandola a proprio piacimento e controllandola minuziosamente, tanto da ridurla a sfigurato, irriconoscibile strumento della propaganda. L’appartenenza alla Reichskulturkammer era obbligatoria. Chi osava dissentire dall’”estetica nazista” era minacciato di campo di concentramento. Per fare un esempio, non volevano che fosse cantata la “Passione secondo San Matteo”. Sebastian Haffner nel suo saggio “Il caporale Hitler”, si sofferma sul “miracolo economico” che aveva portato la Germania da una terribile povertà ad uno stato di confortevole prosperità che crearono una riconoscenza i cui esiti si possono immaginare..
      Rosy

    2. Rosy Says:
      dicembre 29th, 2008 at 01:24

      spero che il breve commento che ho scritto sopra non venga mangiato dall’acchippaspam famelico!!!

    3. Manuel Says:
      dicembre 29th, 2008 at 12:36

      Grazie mille del commento Rosy… Trovo molto costruttivo che anche altre persone possano contribuire a migliorare gli articoli!!!

    4. Rosy Says:
      dicembre 29th, 2008 at 16:13

      Caro Manuel,
      il tuo articolo va bene cosi` com’e`, infatti ho scritto il commento perche` ritengo che sia efficace e aperto a considerazioni proprio per la sua incisivita`. Infatti, sul filo del mio commento aggiungo.. La leva fu questa: le persone, ridotte alla fame, provavano una riconoscenza infinita verso chi stava provvedendo in maniera concreta per la loro sopravvivenza e per la loro ripresa. Fu un vero tradimento. La cosa piu` meschina che potessero fare al loro stesso popolo, a loro stessi. C’e` stato il rischio reale che Hitler venisse acclamato come un grande statista, se fosse morto per omicidio o per un incidente alla fine del 1938, cosi` scrive Joachim Fest, storico.
      Troppo tardi si comprese che la macchina dell’informazione era basata sulle menzogne!
      Ti ringrazio, Manuel, della annotazione che completa il bellissimo articolo di Federico Preziosi
      Tanti Auguri!
      Rosy

    5. Roberto Illiano Says:
      dicembre 29th, 2008 at 16:22

      … E l’Italia non fu da meno. Troppo spesso, anche in molta storiografia, i paragoni con altri regimi totalitari come quello tedesco hanno fatto pensare alla situazione italiana come a una sorta di isola felice. Non è stato così. Un regime come quello italiano non fu secondo a nessuno per capacità di repressione. Le leggi contro la razza del 1937 anticiparono in Italia quelle antiebraiche… e ciò smentisce la diffusa e calunniosa versione secondo la quale il razzismo in Italia fu di tarda importazione nazista!
      Né fu da meno il peso della propaganda del regime fascista.

      Alla fine di un recente articolo di Luca Sala sulla Protest Music di Dallapiccola pubblicato su questo blog, vi era una citazione emblematica sul tema della propaganda dello stesso Dallapiccola:

      “La mia generazione è colpevole sino in fondo: nessuna giustificazione è possibile. Ci può essere tutt’al più, un’attenuante. Voi sapete come il primo apparire di una malattia sconosciuta — in ogni periodo della storia — abbia provocato generale smarrimento e confusione. Lo stesso avviene quando l’umanità si trova di fronte all’impiego di un’arma nuova, segreta, da cui non sa come difendersi. […] Di un’arma assai più poderosa che non le mine magnetiche: al suo confronto anche la bomba atomica sembra diventare trascurabile. L’arma cui alludo è molto più sottile, più subdola. Ci vollero anni per rendercene conto e per scoprirne il segreto. In Occidente Benito Mussolini fu il primo ad usarla sistematicamente e su vasta scala. Quest’arma si chiama Propaganda. Con questa e col bavaglio sulla stampa, suo primo derivato, la menzogna può trasformarsi in verità.”

    6. Rosy Says:
      dicembre 29th, 2008 at 17:17

      Ciao Roberto,
      completamente daccordo sul regime che mise l’Italia in ginocchio; e` grave peccato sottovalutarlo, ma succede sovente. Efficace e toccante il pensiero di Luigi Dallapiccola.
      La propaganda e` un veleno a piccole dosi, offusca le menti e azzera la volonta`e la capacita` di discernere. Un popolo viene ridotto ad una massa di burattini convinti di essere gli uomini di sempre. Il lavorio che produce questo veleno determina effetti devastanti; la capacita` di ripresa e` lunga e difficile proprio come quando si e` convalescenti da una grave malattia. Tutto cio` mi spaventa perche` spesso dimentichiamo e non sempre abbiamo coscenza di essere sempre esposti.

    7. Roberto Illiano Says:
      dicembre 29th, 2008 at 23:47

      Cara Rosy,
      hai ragione… quanto presto si dimentica! il Dopoguerra italiano è tutto costellato di ‘dimenticanze’ e di ‘rinascite’. Prima tutti fascisti… poi tutti antifascisti. Pure i peggiori si è tentato di trasformarli in uomini di grandi virtù. Pensa che pochi anni fa, nel 1995, l’allora sindaco di Roma, Francesco Rutelli, voleva intitolare una piazza a Bottai, il firmatario delle leggi razziali nonché efferato squadrista, con la semplice motivazione che come sindaco di Roma aveva fatto tanto! Con un atto formale si riscattava un pluriassassino con la pretesa di vedere pure contente le Comunità Ebraiche, che all’epoca scrissero su la Repubblica: “I singoli meriti familiari non conosentono ad alcuno di educare i giovani di oggi all’assoluzione del razzismo di ieri”!
      E Bottai non è l’unico. L’Italia ha perdonato in fretta anche razzisti convinti come Montanelli, considerato oggi uno dei padri del giornalismo italiano. Ecco, allora vi lascio un saggio del suo scrivere ‘elevato’. Vi lascio un suo scritto uscito su Civiltà fascista del 1936: “Ci sono due razzismi: uno europeo — e questo lo lasciamo in monopolio ai capi biondi d’oltralpe; e uno africano — e questo è un catechismo che, se non lo sappiamo, bisogna affrettarsi a impararlo e ad adottarlo. Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. […] Il bianco comandi.”

    8. Rosy Says:
      dicembre 30th, 2008 at 01:09

      Caro Roberto,
      Il guaio è che non abbiamo la capacità di scegliere e ci lasciamo trascinare dalle correnti del momento, così ci sfuggono le possibilità di riflettere seriamente sui nostri limiti. Il male temibile, il Male che dovrebbe farci orripilare è proprio il razzismo. “Il bianco comandi!” Il negro chiude in se stesso questo assurdo scherzo e si “accontenta” della sua dignità e attende- ieratico -che i giochi abbiano termine. Intanto, dalle macerie dei periodi difficili, non si ergono uomini più consapevoli e pronti a trarre insegnamenti dalle cadute. Possono sembrare banalità queste mie osservazioni, ma l’aridità, la superficialità, oppure la supponenza sono temibili. I risultati sono sotto i nostri occhi ogni giorno, ogni momento e non ci sono più i Vecchi che ci mettono in guardia dai mali profondi, dalle conseguenze di gesti incauti o da pensieri fin troppo esili.

      Noi conosciamo i malesseri, che sono altra cosa..
      Rosy

    9. Roberto Illiano Says:
      dicembre 30th, 2008 at 01:33

      Hai ragione Rosy… la superficialità e la supponenza sono temibili. Oggi si scherza su fatti storici che dovrebbero far venire ribrezzo. E non si dà più il peso a certe parole. Rinviterei ad andare a leggere l’articolo su Mirian Makeba dove si spiega chiaramente oggi cos’è il razzismo nei confronti delle persone di colore!
      No, gli uomini sembra non imparino facilmente nonostante le cadute: guarda quello che sta accadendo oggi nella striscia di Gaza…

      Si avvicina la giornata della memoria e credo che tenere alta l’attenzione su certi argomenti sia veramente utile.
      Intanto vi segnalo un sito molto interessante:
      http://www.zadigweb.it/amis/ricerche.asp

      Roby

    10. Rosy Says:
      dicembre 30th, 2008 at 01:59

      Ecco Roberto, dove volevo arrivare! Era la giornata della memoria che avevo in mente mentre scrivevo! Utile e doveroso soprattutto per chi non sa e/o non intende sapere cosa ci sia da ricordare! Oh,l’ho sentito davvero qualcuno dire: “Ma non si sono stufati di ricordare, e a che serve?” A questo punto l’impotenza sopraffà qualsiasi altro sentimento, anche una doverosa Indignazione.
      Grazie per la segnalazione del sito, domani, più tardi lo guarderò.

    11. Manuel Says:
      dicembre 30th, 2008 at 14:24

      Ragazzi, vi ringrazio dal profondo per la discussione cui avete dato vita. Io mi ritengo una persona molto patriottica, e anche per questo non di rado provo vergogna per quello che gli italiani del passato hanno commesso durante gli anni 30 e 40 del ‘900. Tuttavia credo sia doveroso, pur non sminuendo i gravissimi errori del passato, dire che in italia a differenza che in Germania, ci fu sempre una parte della popolazione in disaccordo con le idee e le azioni del Partito Fascista… Certo, poi votavano comunque il PNF perchè avevano paura, ma non hanno mai creduto davvero nell’ideologia fascista, e questa parte è più grande di quello che si possa pensare. La dimostrazione di questa scarsa presa della propaganda fascista sulla popolazione, si traduce nei fatti del 25 luglio 1943, quando alcuni gerarchi, tra i quali Grandi, il già citato Bottai e Ciano indirono un ordine del giorno nel quale chiesero al Re di riprendere il potere. Alla caduta di Mussolini ricomparvero sulla scena politica italiana tutti quei personaggi che erano stati esiliati o che avevano optato per un esilio volontario per sfuggire al Fascismo. Un mese e qualche giorno dopo, ci fu l’8 settembre che sancì definitivamente il cambio di schieramento da parte dell’Italia nella guerra. Questo rivolgimento non sarebbe stato possibile in Germania, nemmeno se fosse andato a buon fine l’attentato a Hitler; il motivo è semplice, la popolazione tedesca era completamente indottrinata, i tedeschi credevano pienamente nelle idee naziste e questo anche a causa dei (dal loro punto di vista) soprusi e delle ingiustizie subite nella conferenza di pace di Versailles. Noi italiani invece seppur scossi dalla vittoria mutilata, non abbiamo mai sviluppato un senso di rivalsa così forte nei confronti di potenze straniere come Francia e Inghilterra, e onestamente c’è da dire che seppur mutilata la nostra fu comunque una vittoria, mentre la Germania dovette pagare un prezzo altissimo. C’è altresì da dire però che proprio dalla vittoria mutilata si sono avute le prime scintille del Fascismo. Credo si possa affermare che il fascismo sia nato male, o quantomeno non abbia mai avuto basi solide come il Nazismo in Germania, dove le motivazioni erano molto più forti. Altra differenza sostanziale tra Italia e Germania e che con tutta probabilità ci salvò da una misera fine, fu la presenza del Re che fece da punto di riferimento per tutte le varie formazioni antifasciste italiane; in Germania non ci sarebbe stato nessun altro in grado di prendere il potere se fosse caduto Hitler, per lo meno nessuno con l’autorità per farlo. Un’altra cosa che non si deve dimenticare è che il Fascismo in Italia nacque prima del Nazismo in Germania e lo stesso Hitler all’inizio della sua carriera di dittatore vedeva in Mussolini un maestro, un precursore. Col passare del tempo però l’allievo superò il maestro, tanto da riuscire a fare paura a Mussolini. Questo a mio parere dimostra ancora una volta le notevoli differenze tra le due nazioni, differenze non solo nelle alte sfere del comando (Hitler – Mussolini) ma anche nella popolazione. Credo che l’Italia Fascista e la Germania Nazista vengano troppo spesso accomunate quando in realtà sono due fenomeni molto diversi.
      Per quantoriguarda il ricordo dell’immane tragedia che fu la Seconda Guerra Mondiale, trovo che più che necessario sia doveroso. E’ sbagliato dire che la storia insegna, purtroppo sarebbe più corretto dire: “la storia dovrebbe insegnare.” L’uomo infatti non sembra in grado di imparare dagli errori fatti in passato, o meglio, finora non lo è stato, ma forse è ancora presto per stabilire se gli errori commessi nel “secolo breve” verranno ripetuti in futuro, di sicuro però non dobbiamo stare fermi a guardare, è nostro dovere informare e istruire le nuove generazioni, e proprio qui sta il grandissimo valore della storia.

    12. Roberto Illiano Says:
      dicembre 30th, 2008 at 16:04

      Caro Manuel,
      sicuramente la storia delle due Nazioni è differente come ogni storia politica e sociale di popoli diversi. Ma sul discorso della propaganda temo che tu sottovaluti quello che è stata la propaganda fascista. Il fatto che alcuni gerarchi italiani come il Bottai o Ciano volessero fare dietrofront nei confronti di Mussolini non è certo dovuto alla mancanza di propaganda, ma al loro essere vigliacchi. Il popolo tedesco è in generale un popolo unito e questo lo si vede in tutto. Se in Germania decidono di alzare le tasse il popolo non scende in piazza con mille scioperi come in Italia. Non voglio con questo dire che sia un merito dei tedeschi… anzi! Questo è proprio il lato che ha portato a seguire il regime nazista fino all’utimo, senza senso critico.
      Però ti assicuro che il popolo italiano è stato indottrinato allo stesso modo. Se ho tempo uno dei prossimi giorni ti faccio un elenco degli uomini di cultura che hanno scritto su riviste come Primato e La difesa della razza. C’è da starne male. Uno fra tutti: Enzo Biagi, che su L’Assalto, organo della federazione dei fasci di combattimento di Bologna, nel 41 scrisse: “molta gente apprende cosa è l’ebraismo e ne capisce i moventi dela battaglia che lo combatte”!!!
      Roberto De Caro scrisse in un bellissimo editoriale su Hortus Musicus nel 2004: “… se tanti furono gli italiani che allora finirono nei lager e nelle camere a gas, troppi alla base e al vertice furono gli italini che li spinsero sui vagoni piombati che li portavano lì. E se questo dettava l’amor di patria, come credere che fuori dai confini vertici e base si sottraessero alla gara della ferocia e del disonore militari?”
      Ecco… non dimentichiamo queste parole… a nulla serve cercare di dipingere come più mite la situazione italiana! Fu uno scempio, uno scempio dei tedeschi e degli italiani assieme. Con le dovute differenze storiche, ma sempre uno scempio.

    13. Manuel Says:
      dicembre 30th, 2008 at 17:16

      Caro roberto,
      sul fatto che sia stato uno scempio mi trovi completamente d’accordo… L’unica differenza che ribadisco è che il popolo italiano per quanto fosse indottrinato rimase comunque diviso, mentre il popolo tedesco fu unito nella convinzione che le idee naziste fossero giuste. Per quanto riguarda l’Italia la propaganda ebbe un enorme successo nei confronti dei giovani, che venivano fatti crescere nelle varie associazioni, la più famosa è l’Opera Balilla, ma nei confronti del resto della popolazione non ebbe un appiglio così forte, dimostrazione ne saranno poi le brigate partigiane. In Italia per quanto si tentasse di arginare l’opposizione, opposizione sempre ci fu. Con questo non voglio dire che gli italiani sono più intelligenti dei tedeschi, ci mancherebbe, non mi permetterei mai! Dico soltanto che per quanto la propaganda fascista fosse ideata bene fece meno presa su di una popolazione che come minimo, non era unita da uno stesso senso di malessere/causa comune, senza parlare degli altri motivi prettamente italiani. Ovviamente l’Italia, come nazione, ha la sua parte di colpa nell’olocausto, tuttavia non si può negare che non tutti rimasero fermi a guardare o spinsero gli ebrei sui vagoni, questa credo sia una cosa da non dimenticare! Inoltre gran parte della responsabilità dell’avvento del fascismo in Italia fu colpa di Vittorio Emanuele III che invece di far intervenire l’esercito in risposta alla marcia su Roma, accolse Mussolini al governo. In germania le modalità di salita al potere di Hitler furono molto diverse. Il partito Nazionalsocialista vinse regolari elezioni e solo successivamente si trasformò in una dittatura. Altro elemento non trascurabile è quello antisemita. L’antisemitismo è una caratteristica prettamente nazista, il fascismo italiano, così come quello spagnolo non sono nati antisemiti. Il fascismo italiano lo è diventato solo in un secondo momento, nel 1938, quando ormai l’Italia era subordinata all’alleanza con Hitler e Mussolini impaurito dalla potenza di Hitler non potè fare altro che accettare la cosa; il fascismo spagnolo non lo divenne mai. Anche i principi di base sono diversi; nel nazismo il principio totalitario è la razza non lo stato come nel fascismo. In Germania l’antisemitismo venne introdotto con la prospettiva di far aderire più persone al partito nazionalsocialista e questa strategia ebbe un enorme successo perchè l’antisemitismo ha sempre fatto parte del “bagaglio” culturale del popolo tedesco, fino dal romanticismo e proprio unito alla degenerazione delle ideologie romantiche ha dato vita al nazismo. Posso fare un altro esempio tra i due regimi che fa capire come Nazismo e fascismo non siano paragonabili come gravità. L’esempio riguarda gli omosessuali; in Italia vennero arrestati circa 300 omosessuali che successivamente vennero sottoposti a confino di polizia, in Germania ne vennero arrestati 100000 di cui 50000 condannati e 10000 internati in campi di concentramento. Questo è solo un esempio ma ce ne sono altri e dimostrano tutti in modo oggettivo che il fascismo fu più mite del nazismo, e non di poco. Seppure i risultati dei due regimi sono simili, (e dico simili, non uguali, perchè di fatto non lo furono) non si può prescindere dalle cause e dagli avvenimenti che portarono i movimenti a quei risultati ahimè così funesti. Riprova ne è il fatto che l’Italia alla fine della guerra non fu punita come la Germania.

    14. Rosy Says:
      dicembre 30th, 2008 at 17:32

      Caro Manuel,
      bisognerebbe scrivere le ultime 7 righe del tuo intervento a caratteri cubitali, perche` e` da li` che potrebbe avere inizio la Consapevolezza dell’altissimo valore della Storia quale strumento di conoscenza di tutti i fatti che riguardano il genere umano: quando cresciamo e quando e perche` tiriamo fuori sentimenti distruttivi che ci accompagnano dalla notte dei tempi, e soprattutto nei casi in cui tutto un popolo ne e` coinvolto. Poche menti diaboliche che sanno individuare punti di debolezza dei propri simili, questi ultimi che accettano incondizionatamente propro perche` le proposte sembrano essere valide, anzi, il piu` delle volte sono DAVVERO valide, ecco che la macchina perfetta delle Menzogne da` inizio al grande disegno. ( “..Oh senno! E gli uomni hanno smarrito la ragione..”)*

      E` giusto, Manuel, non accumunare due fenomeni come il fascismo ed il nazismo, non solo per doverosa verita` storica, ma anche per comprendere tutti i meccanismi che conducono nazioni con alto spessore storico culturale a scendere a patti con la parte peggiore insita negli esseri umani. E` vero, Mussolini ebbe paura di Hitler, poiche` gli scopi di quest’ultimo e dei suoi alter ego erano difficili anche dal solo pensarli. L’Italia dominata e sottomessa, la Germania, contaminata dal germe di forze incontrollabili che li definiamo “pazzia”, anche se la pazzia e` una malattia mentale che porterebbe a giustuficazioni, invece i due fenomeni, italiano e tedesco non ne hanno e non ne debbono avere. La Germania sta ancora pagando.

      C’e` un episodio che mi ha lasciata sconvolta da quando lo lessi e lo vidi in televisione e che fa molto riflettere : l’infierire sui corpi ormai senza vita di Mussolini e di Claretta Petacci. Questo atto, secondo me da condannare, poteva far sembrare lui una vittima. Infatti quando guardo il filmato penso alla fragilita` dell’essere umano alla sua incapacita` di fermarsi quando la ragione lo richiede..

      * W. Shakespeare, Amleto; dalle cui opere ho tratto preziosi insegnamenti

    15. Manuel Says:
      dicembre 30th, 2008 at 17:49

      Si cara Rosy,
      è vero ciò che dici, infierire su corpi ormai senza vita non è degno di un paese come il nostro. Non bisogna però dimenticare che Mussolini era identificato come colui che aveva rovinato il paese, e a ragione. Il fascismo aveva annullato la persona, aveva annullato tutto e quindi infierire sul suo corpo senza vita per molti equivaleva a riaffermare di esistere, un po’ come dire: “tu hai sbagliato e sei morto e nonostante tu abbia fatto di tutto per far morire anche me io sono qua e ora ti punisco”. Non dimenticare che i partigiani, ma anche tantissimi civili avevano patito sofferenze e privazioni enormi, tali che probabilmente alla morte di mussolini si sono sentiti svuotati e non ancora pienamente vendicati, per questo hanno infierito sui corpi dei due amanti, per quelle persone non era abbastanza che fossero morti, dovevano soffrire come avevano sofferto loro. Mi rendo conto che non ha molto senso, ma è il gesto di persone disperate e distrutte dalla guerra, ovviamente è un brutto gesto, ma come in tutte le cose bisogna risalire alle cause.

    16. Rosy Says:
      dicembre 30th, 2008 at 17:50

      Roberto e Manuel,
      il mio commento delle ore 17.32 e` riferito a quello di Manuel delle ore 14.24. Infatto ora trovo altro materiale per riflettere ..
      Rosy

    17. Rosy Says:
      dicembre 30th, 2008 at 17:55

      Questo lo comprendo, ed e` la prova di cosa puo` portare un abomonio di quelle proporzioni; il sacrilegio dei corpi senza vita e` comprensibile in quanto ci troviamo in situazioni da cui la mente vuol rifuggire. Non e` pauroso tutto cio`?

    18. Manuel Says:
      dicembre 30th, 2008 at 18:03

      Si, è pauroso, non c’è dubbio! Speriamo che non capitino mai più cose del genere!!!

    19. Roberto Illiano Says:
      dicembre 30th, 2008 at 18:28

      Caro Manuel,
      vedo che ti prodighi a difendere il meno peggio. Ma non ne capisco il senso. Se tu avessi due assassini, uno che ha ucciso 100 donne e uno che ne ha ucciso 10 diresti che il secondo è migliore? Secondo te ha senso fare un paragone sui numeri per dire che il fascismo fu più mite?
      Sì, certo, fu più mite perché ci pensarono i tedeschi allo sterminio di massa di tutte quelle persone che arrivavano caricate sui treni merci… che arrivavano, appunto, anche dall’Italia…
      In Italia gli omosessuali non venivano quasi mai arrestati in quanto tali. L’omosessualità in un paese in cui si esaltava l’uomo virile e battagliero era volontà nasconderla. Paradossalmente, per negare che esistesse un problema di omosessualità in Italia non si fecero leggi contro l’omosessualità… in Italia si preferì lasciare alla Chiesa cattolica il controllo e la repressione dell’omosessualità. Il razzismo tedesco nei confronti dell’omosessualità non fece presa in Italia solo perché già esisteva in Italia un tale razzismo, che si esplicava però nell’omertà forzata e coercitiva. In pratica: se parlavi ti menavano talmente sodo che ti passava la voglia di riprovarci! O ti rinchiudevano in manicomio quale schizzofrenico (certo questi non compaiono nelle stime ufficiali). Tanté che un recente libro su questo argomento (del 2002) si chiama “Le ragioni di un silenzio”.

      Stesso discorso riguardo all’antisemitismo… Ci sono documenti storici che testimoniano l’antisemitismo cattolico molto prima dell’avento del fascismo. Ti assicuro che gli italiani non sono secondi a nessuno in questo. E la presenza dell Chiesa cattolica in casa ci ha aiutato ben poco. Ti consiglio la lettura di qualche scritto di Giovanni Preziosi, che nel 1921 scriveva spesso su una mitica cospirazione ebraica che avrebbe portato il mondo alla rovina! Ma anche prima ce ne sono di questi documenti, e parecchi! Mi spiace molto che a scuola non si studino queste cose, perché farebbe molto bene sapere che in Italia il razzismo ha radici molto lontane.

      Sui discorsi storici, beh… fatti raccontare numericamente quanti erano i partigiani. E tieni presente che una resistenza di questo tipo si era sviluppata durante la guerra. Ma prima? Anche in Germania c’era la resistenza. Poche manciate di persone anche là. Del resto, in regimi sanguinari quanto quelli nazista e fascista, come si può pensare che la resistenza fosse forte.

      La propaganda in Italia era proprio quella che dipingeva l’Italia come un paese felice, dove non c’era repressione, dove si viveva bene. Radio, cinema, cultura… tutto faceva passare lo stesso messaggio: l’Italia è forte, ha delle radici storiche che fanno dell’italiano un uomo risolute, battagliero e virile. Il fascismo fu così bravo nella sua azione di propaganda (profondamente diversa da quella cruenta della Germania) che le guerre colonizzatrici furono accolte da tutti con grande gioia.

      Il partito fascista autocelebrava la propria espansione territoriale nelle forme più svariate. Lontano dai metodi della Germania nazista, il colonialismo italiano assumeva però lentamente le sembianze di un sempre meno celato razzismo.
      la guerra era proposta come l’avvenimento in cui tutta l’Italia si poteva riconoscere unita in uno sforzo comune. Contro la decadenza dei costumi, il fascismo offriva una visione della realtà italiana fortemente ancorata alle proprie tradizioni, il cui fulcro, la famiglia, era il caposaldo della società.
      In pratica: facendo perno su quei principi morali che trovavano il loro appoggio nella Chiesa cattolica, il fascismo riuscì ad avere un consenso praticamente incontrastato almeno fino allo scoppio della guerra. Pure il varo delle leggi razziali non causò grossi problemi.
      E questo perché si fece passare il problema razziale come un problema morale e religioso.
      Il fascismo si giustificò dicendo che non era un problema tanto legato a differenze biologiche, ma (bada bene!) legato al “diverso valore spirituale” che le differenti razze portavano con sé.
      Sai quando iniziò la resistenza e Mussolini entrò in disgrazia? Quando entrati in guerra si iniziò a perdere. La promessa di una vittoria fulminea e indolore, presente in tutti i proclami del partito, strideva con una realtà nella quale l’Italia continuava a riportare dolorose sconfitte.

      L’Italia fu ‘punita’ meno, perché quando ci liberarono si uccise Mussolini e poi tutti diventarono miracolosamente antifascisti.
      Tu sai chi fu il primo ministro di grazia e giustiza del goveno Badoglio? Gaetano Azzariti, che nel 38 era uno dei firmatari del Manifesto della Razza e che fu il Presidente del Tribunale della Razza durante il governo fascista!!!!!

      Questa è l’Italia caro Manuel. Almeno in Germania li hanno fatti fuori dal governo tutti. Qui le persone si sono reciclate, ripulendosi miracolosamente la coscienza. E sai come ci sono riusciti? Semplice… la maggior parte degli uomini di potere dopo la liberazione aveva solo interesse a tacere sul passato.
      Così abbiamo passato decenni a credere che in Italia non sia mai esistito un regime sanguinario e che in Italia eravamo quasi tutti antifascisti. No, purtroppo è esattamente il contrario!

    20. Rosy Says:
      dicembre 30th, 2008 at 18:43

      se riconoscessimo alla Storia il suo immenso valore per i posteri, se studiassimo tali fenomeni e tutti i fenomeni che abbassano l’essere umano, lo privano del lume della ragione trasformandolo in pericoloso criminale, se nelle scuole si cominciasse a prendere in considerazione lo studio serio dei fatti storici recenti, ecco, quello sarebbe gia` un degno risultato.
      Secondo voi i “naziskin” sono pienamente consapevoli di cio` da cui traggono ispirazione? No, sono solo dei balordi. Qui entra in gioco il valore della Cultura, della informazione e della educazione. Non si possono trascurare le giovani generazioni!

    21. Roberto Illiano Says:
      dicembre 30th, 2008 at 18:55

      Pienamente d’accordo Rosy. In Italia quanlcuno cerca pure di revisionare i libri di testo per le scuole, togliendo invece di aggiungere informazione!

    22. Rosy Says:
      dicembre 30th, 2008 at 19:11

      Caro Roberto,
      cio` che tu hai scritto ora, erano le stesse parole di mio zio, classe 1916, a Gennaio compira` 93 anni, il quale dopo essere stato prigioniero per nove anni in Germania, in un campo di lavoro dal quale vedeva il fumo delle ciminiere di Auschwitz, mi disse: ” Rosy, non pensare che noi eravamo piu` buoni e che il fascismo abbia colpe minori!”. Sicuramente il nascondere o il minimizzare e` nella nostra indole, poi pero` produce quello che stiamo vivendo anche ai nostri giorni. Prima ho scritto che la Germania sta ancora pagando. L’Italia no, per i motivi che hai espresso, Roberto, con il risultato che nulla potra` mutare a causa di colpe che vogliamo far cadere nell’oblio!

    23. Manuel Says:
      dicembre 30th, 2008 at 19:28

      Roberto,
      io non ho mai detto che in Italia la propaganda non ci fosse dico solo che fece meno presa sulle persone che in Germania, tutto qui. questo non credo sia possibile negarlo. Per quanto riguarda l’antisemitismo di cui parli tu, quello c’è dall’alba dei tempi e non solo in Italia e in Germania, ma pressochè dappertutto! Quando tu dici che in italia il fascismo ebbe un consenso forte che però valo quando cominciarono ad arrivare le sconfitte a mio parere non fai altro che comprovare quello che ho detto. In Germania, anche quando ormai la guerra era palesemente persa e gli eserciti alleati erano entrati a Berlino, la popolazione era ancora completamente fedele al Regime.
      Chiariamo subito che non sto difendendo il meno peggio; qui non si tratta di difendere o accusare qualcuno, io parlo di differenze palesi. Ho detto più volte che sia il nazismo che il fascismo sono da condannare, ma non per questo vanno accomunati. Se proprio dobbiamo riprendere il tuo esempio dell’assassino, non credo che la pena per quello che ne ha uccise 100 di persone sia la stessa di quello che ne ha uccise 10, per quanto entrambi abbiano sbagliato. Non fraintendermi, non ho nessuna intenzione di far passare noi italiani per brave persone e i tedeschi per criminali incalliti, voglio solo evidenziare le differenze che ripeto, sono oggettive ed evitare che si faccia di tutta l’erba un “fascio” (tanto per restare in tema)! E credimi, mi costa più di quanto tu possa immaginare scrivere quello che sto scrivendo, perchè se c’è una cosa che odio è il fascismo. ribadisco una cosa… Sono fermamente convinto che non si possa prescindere da tutte le cause e saltare a facili conclusioni generalizzate. Roberto, secondo te il fascismo italiano e il nazismo tedesco sono anche da accomunare al franchismo e alle dittature post belliche? Spero proprio non sia così!
      Concludo consigliandovi un libro; si intitola: “Italiani brava gente”. Il titolo ovviamente è ironico, parla di tutte le porcate che abbiamo fatto durante la nostra storia unitaria.

    24. Roberto Illiano Says:
      dicembre 30th, 2008 at 21:16

      Caro Manuel,
      i miei non erano certo attacchi personali. Sono convintissimo della tua buona fede e della tua avversione al fascismo, figurati.
      Mi sono un po’ esaltato scrivendo perché è un argomento cui dedico ricerche da anni.
      Ti ripeto: non credo che ci fossero differenze fra la popolazione italiana e tedesca sul rispettivo credo al regime. Credo che l’unica differenza consista nel fatto che in Italia le persone abbiano nascosto molto di più. L’omertà in Italia non è cosa nuova, no? Ti ripeto: dopo la guerra erano tutti antifascisti. Ma solo dopo.
      Concludo dicendo che per il mio modo di vedere, e di sentire, ergastolo si merita chi uccide 10 persone o 100. Sempre ergastolo si merita. Sono molto d’accordo col nonno di Rosy!
      Un augurio di Buon anno a tutti!

    25. Manuel Says:
      dicembre 30th, 2008 at 21:42

      Roberto,
      ti capisco, anche io mi infervoro parecchio quando discuto. Posso solo dirti che sono d’accordo con te per quanto riguarda la pene; purtroppo però in Italia se ti danno un ergastolo solo esci, te ne devono dare qualcuno di più per fare davvero una vita in carcere.

      Comunque dai, il bello della democrazia è anche poter avere opinioni diverse, lusso che non avevano i nostri nonni a quel tempo. Speriamo solo che i nostri figli imparino dagli errori del passato perchè c’è molta gente della nostra generazione che non l’ha fatto.

      Tanti auguri a tutti anche da parte mia!

    26. Rosy Says:
      dicembre 31st, 2008 at 00:01

      Cari Manuel e Roby,
      il nostro scambio di opinioni non sarebbe potuto avvenire se nel nostro Paese non ci fosse stata la democrazia, in questo contesto le cose POSSONO migliorare, un pò di impegno e più attenzione ai giovani, al loro mondo, provvediamo affinchè non sia vuoto..La speranza c’è sempre.
      Tanti auguri a tutti!
      Rosy

    27. Federico Preziosi Says:
      gennaio 6th, 2009 at 17:41

      Accidenti quanti commenti! E’ un articolo nell’articolo… purtroppo non ho il tempo di leggere tutto e tutti, per questa ragione che mi limiterò a fare solo qualche osservazione.
      Innanzitutto grazie per la nota e per queste immagini che dimostrano il livello di squallore a cui si può arrivare, anche se (dispiace dirlo) certamente il Furher e il suo estabilishment avevano decisamente gusto per la musica, mica come certi “politicucci” di oggi che commissionano inni (ad Apicella?) da quattro soldi… anche se, a pensarci bene, forse è meglio così: ve lo immaginate un Piovani che scrive “Meno male che Silvio c’è”?

      Scherzi a parte, io sostengo sempre che l’arte, per quanto pregna di riferimenti politici possa essere, agisca e si manifesti attraverso canali differenti da quelli canonici, la musica non fa eccezione. E’ un linguaggio diverso con una intellegibilità ed una fruizione diversa, spesso senza alcun significato verbale, dunque adattabile ad ogni suggestione o emozione che si intende esprimere.
      Spesso ci troviamo, anche oggi, ad associare la musica alle immagini. A mio parere, Hitler aveva capito il potenziale suggestivo di certa musica applicata ad una figura autoritaria, come pure oggi migliaia di spot utlizzano celebri temi di opere o sinfonie per vendere un prodotto. E che dire del cinema? Quanti temi e quante musiche sono state utilizzate per il grande schermo (spesso anche con risultati, a mio parere, eccellenti). Il bello della musica è questo suo parlare senza concetti, in maniera così libera ed efficace soltanto tramite i suoni ed è altrettano affascinante che questi si “adattino” alle nostre emozioni.
      Io credo che per giudicare un compositore e la sua musica ci si debba interrogare sullo scopo che si intendeva raggiungere, per poi riflettere sulla valenza artisitca. Nel caso di Wagner tutto si può dire tranne che abbia composto per Hitler, verità sancita dalla storia (il caro Richard morì a Bayreuth nel 1883). Se ci soffermassimo sulla funzione, sul periodo storico e, per quanto possibile, sulla psicologia del compositore, sarebbe più semplice discutere di certe questioni (salvo eccezioni), senza la stupida intromissione di spiacevoli degenerazioni scaturite da un revisionismo propagandistico. Il fine di una propaganda raramente coincide con quello artistico, perciò è importante analizzare i due ambiti separatamente per poi trovare, eventualmente, le connessioni, e non viceversa.

    28. Rosy Says:
      gennaio 6th, 2009 at 21:39

      Ciao Federico,
      Buon Anno :) e grazie per il tuo bellissimo articolo su Richard Wagner! La lunga e bella discussione era inevitabile tra persone piuttosto sensibili sull’argomento, la medesima cosa era successa in occasione dell’uscita del mio primo articolo; ancora una volta Roberto ed io a confrontarci sul terribile periodo ” ..in cui la follia umana trovo`ispirazione e sfogo..”, per usare una mia frase che mi sembra calzante. Sono pienamente daccordo su tutto cio` che hai scritto sul tuo commento e specialmente sull’ultima parte. Certo, molto furbi nell’usare la musica per i loro disegni e molto facile pensare proprio a Wagner. La sua musica piaceva a tutti e le sue idee potevano essere adattate “ad hoc”. Speriamo di non dover mai piu` assistere a simili progetti folli; purtroppo in molte parti del mondo la pace e` ancora una chimera ed i bambini conoscono solo il terrore. Tutto questo e` molto triste. Noi siamo davvero fortunati e dobbiamo fare in modo di utilizzare la nostra situazione in modo che porti solamente buoni frutti!
      Rosy

    29. Federico Preziosi Says:
      gennaio 7th, 2009 at 20:17

      ogni consapevolezza è una conquista e bisogna lottare per mantenerla, altriementi diventa vuota. Oggi sento che il senso astoricamente bulimico della società dei consumi è molto pericoloso perchè mette a rischio tante vecchie conquiste che molti danno per scontate. Che la memoria sia sempre ravvivata per non dimenticare che al peggio non c’è mai fine.

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