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    Mephistofele’s Violin… /2

    By Redazione Musica | febbraio 11, 2009

    (…continua)

    Paganini e le donne

    “Ero affascinata, non vedevo più la bruttezza, mi parve d’esser trasportata in un altro mondo”; così disse la contessa de la Motte dopo aver ascoltato Paganini in concerto. Paganini suonava con accordature note soltanto a lui e con acuti che spesso stimolavano nel pubblico manifestazioni di isteria e delirio; in molte occasioni fu l’orchestra a smettere di suonare per applaudirlo.
    Tra le tante donne che cedettero al suo fascino vanno ricordate anche Elisa e Paolina Bonaparte, sorelle di Napoleone. Elisa, granduchessa di Toscana, lo ospitò spesso a corte; Paolina, dopo averlo ascoltato in concerto al castello di Stupinigi, fuggì con lui in un paesino delle Alpi per un breve ma intenso amore. Ma con gli amori spesso arrivarono anche le disavventure; nel 1815 Paganini subì l’onta del carcere per aver sedotto Angiolina Capanna, allora minorenne. Nel 1838, a Boulogne, l’artista provocò un altro scandalo per la relazione con Charlotte Watson, cantante e giovane figlia del suo accompagnatore al pianoforte; in seguito la donna lo accusò di averla sedotta e Paganini fu costretto a pagare al padre la somma di 50.000 franchi.
    Nel 1824 Paganini iniziò una tormentata relazione con la cantante Antonia Bianchi che, nel 1825, a Palermo, diede alla luce Achille, unico figlio dell’artista. Dopo il parto la Bianchi cadde in una profonda crisi depressiva. Diventata gelosa ed irascibile non risparmiò a Paganini pesanti scenate, anche durante i concerti. I due rimasero insieme, tra alti e bassi, fino al 1828.

    Paganini dixit

    Alcune citazioni di Paganini sono giunte ai giorni nostri. Una, sicuramente molto famosa, è “Paganini non ripete”, (forse) erroneamente interpretata come espressione di alterigia. Ma da dove trae origine questa affermazione? Nel 1818, al Teatro Carignano di Torino, il re Carlo Felice fece pregare il Maestro di ripetere un brano che gli era particolarmente piaciuto; Paganini fece rispondere “Paganini non replica” e ciò sia perché amava molto improvvisare (la sua musica diventava quindi “non ripetibile”) che per le ferite ai polpastrelli, tale era l’ ardore con cui suonava. La risposta gli costò due anni di espulsione dal Regno di Savoia e conferma un altro suo tipico modo di dire e di pensare: “I grandi non temo, gli umili non sdegno“.
    In quella occasione Paganini disse anche: “in questo regno il mio violino spero di non farlo sentire più“; l’artista spesso si rivolgeva al suo “cannone” come se fosse il violino il vero artefice della sua grandezza e il protagonista dei suoi successi (“qua desiderano risentire il mio violino“, “so che un giornale parla del mio violino” ecc.). Un’altra sua celebre frase “se non studio per un giorno me ne accorgo solo io, se non studio per due giorni se ne accorgono tutti” dimostra l’assoluta professionalità dell’artista che, pur dotato di un talento incredibile, non mancava di sottolineare l’importanza del metodo e dell’applicazione allo studio. Si racconta che Paganini indebolisse volutamente le corde del suo violino per far sì che si rompessero durante i concerti; quindi continuava a suonare , anche con una sola corda, musiche difficilissime in modo da impressionare il suo pubblico, in particolare quello femminile (“non sono bello, ma quando mi ascoltano, le donne cadono tutte ai miei piedi“).

    La salute di Paganini

    Alle intemperanze amorose ed alla vita sregolata fu addebitata la salute malferma dell’artista. Si parlò di tubercolosi, sifilide, malattie nervose e di una non precisata patologia laringea. Oggi si ritiene che la sua salute cagionevole fosse dovuta anche alla allora non conosciuta sindrome di Marfan (distrofia mesodermica ereditaria), malattia di cui soffrirono altri personaggi illustri (ad esempio Abramo Lincoln e Charles di Gaulle) ed oggi resa famosa da un malato tristemente celebre Osama Bin Laden.
    Soltanto nel 1896, cinquantasei anni dopo la morte di Paganini, il medico francese Bernard Marfan, descriverà una malattia che colpisce soggetti alti e magri, caratterizzata da una abnorme mobilità delle articolazioni, braccia e mani molto lunghe, deformità scheletriche al torace ed aneurisma dell’aorta.  Si tratta di una rara patologia del tessuto connettivo, dallo spettro clinico ampio e diversificato tanto da rendere la diagnosi difficile e spesso tardiva. A dimostrazione della particolare lassità articolare i pazienti con sindrome di Marfan, con una mano passata dietro la schiena, riescono a toccarsi l’ombelico. Le mani si caratterizzano per il palmo stretto e le lunghe dita, in particolare il pollice (aracnodattilia); nei soggetti affetti da questa patologia il pollice stretto nella mano oltrepassa il bordo ulnare (segno di Walker) e le falangi distali del pollice e del mignolo si sovrappongono se strette intorno al polso controlaterale (segno di Steinberg).
    Il medico statunitense Shienfield, dopo aver esaminato cartelle cliniche, documenti, dagherrotipi e dipinti che raffiguravano Paganini, ha parlato di “difetto da genio” nel porre la diagnosi di sindrome di Marfan; ma i pazienti con sindrome di Marfan hanno tutti un’ altezza notevolmente superiore alla media, Paganini, di contro, come racconta il De Ghetaldi, era di statura media. E’ allora più probabile che l’artista soffrisse della sindrome di Ehlers-Danlos o iperelastosi cutanea. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una rara malattia del tessuto connettivo di cui esiste una variante caratterizzata da articolazioni iper-mobili, lasse, instabili, e tessuti abnormemente elastici. L’eccessiva mobilità articolare può essere causa di ipotonia muscolare e dolori articolari diffusi; come nella sindrome di Marfan frequente complicanza è l’aneurisma dell’aorta toracica e ciò che potrebbe giudtificare l’afonia di cui soffrì l’artista negli ultimi mesi di vita.
    Niccolò Paganini muore a soli 58 anni, a Nizza, alle ore 17 del 27 maggio 1840; probabilmente fu stroncato da una emottisi. Maledetto e dichiarato empio dal vescovo di Nizza monsignor Galvani, non ebbe né funerali né sepoltura in terra consacrata. Soltanto il 9 Novembre 1876 i resti di Paganini riceveranno una degna e definitiva sepoltura in un tempietto neoclassico nel cimitero di Parma.

    Giuseppe Salerno

    (La Terza Parte domani
    Leggi Qui la Prima Parte)

    Topics: Great Musicians, History of Music, MUSIC, Niccolò Paganini, Post-Romantic | 2 Comments »

    2 Responses to “Mephistofele’s Violin… /2”

    1. Mephistofele’s Violin… /1 | Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere Says:
      febbraio 11th, 2009 at 12:46

      [...] Mephistofele’s Violin… /2 [...]

    2. Mephistofele’s Violin… /3 | Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere Says:
      febbraio 12th, 2009 at 09:05

      [...] Mephistofele’s Violin… /2 [...]

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