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    Ulisse e il Mediterraneo…

    By Redazione Lettere | febbraio 26, 2009

    Ulisse, variazioni di un mito mediterraneo
    Federica Frediani , Anna Omodei Zorini
    Contributi di Piero Boitani, Irad Malkin, Athanasios Moulakis, Antonio Prete
    pp. 80, 1a edizione 2007. Euro 12.00

    Che i miti siano, dalla loro “nascita” , sottoposti a variazioni era convinzione scontata già presso gli antichi; al lato opposto, e complementare, dell’argomento sta la “fortuna” dei manuali scolastici, cioè lo studio dei riusi espliciti, in letteratura, subìto dalle grandi narrazioni.

    Questo modo di impostare l’analisi, che sarebbe pericoloso rinnegare – se non altro per ragioni di chiarezza didattica – lascia un po’ in ombra la funzione più interessante del mito e delle grandi opere immortali: quella di produrre concetti e definire identità. Negli ultimi decenni studi pregevoli hanno recuperato su tale lacuna, e un esempio felice può essere Ulisse, variazioni di un mito mediterraneo (a cura di Federica Frediani e Anna Omodei Zorini: 78 pagine: introduzione, cinque saggi, bibliografia e schede autori, con 4 figure b/n, Milano – Franco Angeli editore, 2006; euro 12.00). L’intento di cui si diceva è reso chiaro innanzitutto dall’occasione del libro stesso, trascrizione di interventi seminariali voluti dall’ Università della Svizzera Italiana per comprendere “le rappresentazioni, le immagini, le letterature che hanno contribuito alla costruzione culturale e politica dell’idea di Mediterraneo”, come informano nell’agile e perspicua introduzione le due curatrici. Il lavoro di èquipe è confermato nelle specializzazioni diverse degli autori: si va dalle Letterature Comparate alla Storia Greca Antica, alla Filosofia Politica e alle Lingue Straniere, come risulta dalle schede poste in fondo al volumetto. Ma la riprova più sicura sta ovviamente nei saggi stessi; nel primo Antonio Prete (Nostalgia: nostos e algos della modernità) individua in Ulisse, figura complementare tra il ritorno riuscito (nostos) dell’Odissea e quello impossibile della tradizione dantesca e seguente, l’iniziatore del sentimento nostalgico; sentimento ancora tutto da definire, visto che il termine stesso che lo indica – pur greco – è coniato nel 1655 in campo medico; il breve saggio abbandona dunque la figura omerica per sviluppare finissime riflessioni prima sociali e poi letterarie su un concetto tanto pervasivo nella cultura europea.

    Col secondo saggio, un po’ più corposo, Piero Boitani affronta in modo originale un tema assai sfruttato: Ulisse da Omero a Joyce. Attraverso essenziali, rapidi tratti, l’autore ricorda i messaggi salienti dell’ Odissea e poi dei maggiori artisti che hanno guardato alla figura di Ulisse (fino al Kubrick di 2001 Space Odyssey!), e termina, con Walcott, evitando l’ennesima interpretazione estetica o metaletteraria per una forte affermazione posta fra la brutalità della storia reale e il “fiat lux” della creazione biblica, vero oggetto della poesia di ogni tempo. Positiva, in questo caso, anche la sottolineatura dei contatti con le culture ebraica e araba recenti.

    La parte più nuova è forse il saggio, brevissimo, di Federica Frediani (Penelope da Omero a Joyce) che individua un vero e proprio “nuovo Ulisse” nella moglie Penelope: relegata nelle sue stanze – mai abbandonate nemmeno in modo onirico mentre il marito attraversa il mondo – cristallizzata dalla letteratura seguente come moglie fedele e devota, eppure lei incarna nella sua attesa il labile confine tra sogno perpetuo e presenza reale di ciò che si attende.

    Gli ultimi due saggi (Ulisse: ideare un mare di Athanasios Moulakis, e Networks di Identità: il mito di Odisseo nel Mediterraneo occidentale di Irad Malkin) realizzano in modo più diretto lo scopo della ricerca, cioè tracciare i forti legami tra la figura di Ulisse e la costruzione geografico-culturale del Mediterraneo.

    Moulakis, dopo avere lodevolmente riconosciuto come ormai sia quasi impossibile scindere l’eredità biblica da quella greca antica, scandaglia l’idea di quest’ultima nei versi di contemporanei quali Seferis, Elytis e Kavafis, individuando una consapevolezza di decadenza, cioè una memoria viva del Mediterraneo, che è tale perché guarda alle “rovine” greche e romane in essa presenti; ma la poesia, e non solo per gli intellettuali, sa cogliere il nesso linguistico tra particolare e universale: è così che l’Itaca metaforica di Kavafis ha un “respiro universale” appunto: senza di lei mai ti saresti messo / in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

    Lo scritto più felice, avvincente e fruttuoso è quello a cura di Irad Malkin: finalmente con la chiarezza permessa da appurate ricerche sia archeologiche che linguistico/antropologiche, l’autore apre al concetto di “Greci” come catalizzatore per una serie di culture di colonizzazione attiva e passiva, che andavano “per polis” dal Mar Nero alla Spagna, e di conseguenza all’idea di miti (primo fra tutti quello di Odisseo) come indicazioni per l’auto-interpretazione dei popoli e della loro storia. In questo senso, cultura “greca” e miti vengono adattati e variati a piene mani da popoli assolutamente non – greci, quali gli Etruschi o i Libici o i Romani; avvicinando tali considerazioni ai sorprendenti ritrovamenti archeologici operati da Silvia Benton nell’isola ancora oggi, e da sempre, chiamata Itaca, attestanti un culto eroico di Odisseo e vicende almeno simili ad alcune di quelle narrate nell’Odissea, l’autore definisce Ulisse non un “eroe greco”, ma un “filtro della percezione dell’uomo viaggiatore e colonizzatore”, avvicinando il turbinio dei racconti modello antichi alla nostra idea di network e di “rete”. Così, i miti dei ritorni, dei “nostoi”, diventano come “una merce di scambio con la funzione di unire e interpretare in una comune struttura le diverse etnìe e culture”.

    Un libro insomma tanto breve quanto interessante e profondo. Se qualche difetto bisogna trovare, esso sta nel modo iper-tradizionale con cui quasi tutti gli autori affrontano la versione dantesca della figura odissiaca, senza tener conto abbastanza delle recenti riflessioni di un Cacciari o di un Pertile o di un Giglio; nulla di illecito o fuori luogo comunque, così come essenziale ma pertinente e aggiornata è la bibliografia posta in fondo al volume.

    Una ricerca di cui far tesoro per capire il “Nostro Mare”, e rilanciare l’amore per esso.

    Paolo Bertini

    Topics: Books, LITERATURE, Review | No Comments »

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