Categories

Coming soon…

    No scheduled posts

    Archive

    Tag Cloud

    Meta

    Immagini, testi e contenuti audio/video su MusicalWords.it

    Il sito web www.musicalwords.it ("Sito"), e tutti i contenuti (testi, audio, video, immagini, prodotti e servizi, collettivamente nelle pagine relative) accessibili su od attraverso di esso, sono messi a disposizione degli utenti senza in alcun modo avallare gli usi che gli utenti stessi ne possano fare. I diritti riguardanti l'uso delle immagini di opere d'arte esposte in ogni pagina del Sito appartengono ai rispettivi proprietari. Chi scarica, usa o trasmette Contenuti reperiti su o attraverso il Sito non può ritenere in nessun modo assolte le competenze spettanti ai detentori dei rispettivi diritti di tali Contenuti. Il Sito web www.musicalwords.it può contenere o linkare a Contenuti creati o caricati da terze parti. I Contenuti di terze parti non rappresentano necessariamente le opinioni del responsabile del Sito nè della redazione generale direttiva né delle altre redazioni nè dei suoi collaboratori. Il responsabile del Sito non controlla, monitora, avalla o garantisce in alcun modo i Contenuti di terze parti. In nessun caso responsabile del Sito potrà essere ritenuto responsabile, direttamente o indirettamente, per danni o perdite causate o che si pensa possano essere state causate dall’uso o dal riferimento a Contenuti reperiti su o attraverso il nostro Sito. Il responsabile del Sito non si ritiene responsabile per attività dolose risultate dallo scaricamento o dall’utilizzo di Contenuti presenti sul proprio Sito web o accessibili attraverso di esso. I Contenuti presenti sul Sito www.musicalwords.it possono essere cambiati o rimossi senza notizia preventiva.


    « | Main | »

    R. V. Williams.. VII Symphony /2 (9/12)

    By Redazione Musica | marzo 13, 2010

    (…continua)

    III.

    La sinfonia venne pesentata al pubblico del Free Trade Hall di Manchester il 14 marzo 1953, eseguita dalla Hallè Orchestra, assieme alle Womans of Hallè Choir e al soprano Margaret Ritchie, sotto la direzione di John Barbirolli.
    Il primo movimento si apre con una citazione dal “Prometheus Unbound” di Shelley (1)

    “To suffer woes which hope thinks infinite,
    To forgive wrongs darker than death or night,
    To defy power, which seems omnipotent,
    Neither to change, nor falter, nor repent;
    This……is to be
    Good, great and joyous, beautiful and free
    This is alone life, joy, empire and victory”.

    Il movimento è marcato come “Prelude: Andante”, e già dalle primissime battute capiamo di trovarci di fronte ad una introduzione ad un racconto titanico: il tema di apertura è basato su una scala modale ascendente e suggerisce la glaciale grandezza dell’Antartide. Dopo che questa maestosa introduzione ha raggiunto la sua piena affermazione con un fragoroso pieno orchestrale, arpa, piano e xilofono, in “pianissimo”, iniziano a dipingere un ambiente freddo ed ostile: non si tratta di un vero tema, è bruitismo.

    (Ralph Vaughan Williams: Sinfonia No.7 (1952) Primo movimento)

    E’ rumore, un rumore di fondo, su cui poi il soprano e il coro iniziano ad intonare il loro canto senza parole, un canto magico come quello delle sirene di Ulisse, che trasmette un senso allucinatorio alla musica, la sensazione di terrore misto a fascino di fronte a qualcosa di sconosciuto e che non comprendiamo. L’artificio di usare voci umane inarticolate Vaughan Williams l’aveva già sperimentato nella sua “Pastoral Symphony”: adesso come allora simboleggia ciò che trascende la realtà dell’uomo dal punto di vista razionale, percettivo e cognitivo. Le voci sono poi rafforzate dall’uso della macchina del vento, che conferisce un tocco di vivido realismo col suo rumore, che diventa parte integrante del discorso musicale. E’ come se Vaughan Williams volesse ricostruire in suoni l’ambiente dei ghiacci, utilizzando ogni mezzo timbrico a sua disposizione: una imponente scenografia sonora per questa lotta epica tra l’uomo e gli elementi.
    La sezione centrale ci presenta alcuni dei caratteri tipici dell’Antartide: ghiaccio, nebbia e tormente, rappresentati da accordi del vibrafono, glissandi della celesta e accordi spezzati del pianforte. Un climax conduce l’orchestra ad un tremendo “fortissimo” il cui culmine viene bruscamente interrotto da una improvvisa pausa; subentrano flauti, clarinetti e violini che cupamente introducono i tetri rintocchi delle campane, a cui fanno seguito il ritorno delle voci e della macchina del vento. Il suono di una tromba in lontananza sancisce la sfida umana alla natura: un lento climax ci riconduce al tema iniziale, esposto da tutta l’orchestra e che chiude eroicamente il movimento.


    Il secondo movimento viene preceduto, invece, da un estratto del Salmo 104 (2)

    “There go the ships, and there is that Leviathan whom thou hast made to take his pastime therein.”

    Indicato come “Scherzo: Moderato”, il movimento si apre con un tema eroico dei corni (l’uomo), accompagnato dai glissando degli archi e dell’arpa, affermato poi in fortissimo. segue un secondo tema nobile affidato prima ai legni e poi agli archi: sono le balene (quelle che il Salmo chiama Leviatano), che nuotano davanti gli occhi degli esploratori. L’atmosfera si incupisce repentinamente tornando minacciosa come nel primo movimento: flauto, arpa, celesta e vibrafono ci ripropongono l’ostilità delle tormente di neve che spazzano la banchisa. Sui loro continui glissando, si afferma in fortissimo il tema principale. Segue una sezione che potremmo paragonare al Trio dello scherzo classico: trombe, tromboni e xilofono intonano una marcia goffa e pomposa, che tratteggia l’incedere impacciato e buffo di una colonia di pinguini, che sfila come in una processione che lentamente si avvicina per poi allontanarsi. Ritorna, questa volta scarno e affidato ai soli violini, il secondo tema. In “pianissimo”, la musica si spegne con un pedale dei violini, e gli accordi della celesta e degli ottoni con sordina

    (Ralph Vaughan Williams: Sinfonia No.6 (1952) Secondo movimento)

    IV.

    Nel cuore della sinfonia giace, monolitico, un movimento lento. Vaughan Williams lo indica come “Landscape: Moderato”. Un movimento che viene indicato in partitura come “Panorama” lascia pochi dubbi sull’intenzione artistica che ne è alla base: ricreare in suoni uno spaccato del paesaggio antartico, mediante l’esplorazione di sonorità inusuali, fredde e scintillanti allo stesso tempo, proprio come il ghiaccio del polo sud. Siamo di fronte ad una delle vette orchestrali di Vaughan Williams, che trova ancora una volta, nonostante già settantenne e con buonissima parte della carriera artistica alle spalle, una maniera nuova di creare musica originale e di valore artistico sempre rimarchevole.

    Il movimento viene introdotto da un passo estratto “dall’Hymn before sunrise in the Vale of Chamounix” di Coleridge (3)

    “Ye ice falls! Ye that fromthe mountain’s brow
    Adown enormous ravines slope amain -
    Torrents, methinks, that heard amighty voice,
    And stopped at once amid their maddest plunge.
    Motionless torrents! Silent cataracts!”

    La fredda immobilità dell’ambiente antartico e la sua terrificante desolazione sono evocate non solo dallo straordinario uso del colore orchestrale, ma anche dall’uso di un materiale melodico scarno e frammentato, dall’incedere lento caratterizzato da un incessante uso di quarte aumentate. L’ apertura del movimento è puro bruitismo: dal nulla, un rumore indistinto di timpani e piatti in “pianissimo”, ci introduce al glaciale ambiente antartico. Dal suono cristallino e scintillante delle percussioni, sostenuto dai continui arpeggi dei flauti e dell’ottavino, emerge lentamente un tema in “fortissimo” eseguito a canone da tromboni e tuba, seguito da un motivo ascendente di archi e legni, accompagnato in pianissimo da un sinistro pedale dell’organo. Viene così introdotto una sorta di “Dies Irae”, un macabro corale, eseguito “piano” dai corni e legni e accompagnato dal glissando del pianoforte.
    Segue un tema mesto affidato agli archi gravi che conduce lentamente ad un terrificante climax: la piena orchestra, sostenuta ora anche dall’organo, esegue il precedente tema a canone finchè un fragoroso colpo del gong zittisce la massa orchestrale, lasciando il solo organo in “fortissimo” ad intonare il “Dies Irae” (4), accompagnato da improvvisi glissando di tutta l’orchestra. L’orchestra, con una nota ribattuta in “fortissimo”, si unisce al macabro corale, finchè l’intera massa orchestrale intona un dissonante accordo che placa repentinamente la tensione. Il “Dies Irae” è ora intonato in pianissimo dai corni, accompagnati dalle note sostenute dei violini. Ritorna il bruitismo avvertito all’inizio e la musica scompare nel nulla, così come il paesaggio dell’antartide scompare alla vista, tra la tormenta e la nebbia.

    (Ralph Vaughan Williams: Sinfonia No.6 (1952) Terzo movimento – prima parte)

    (Ralph Vaughan Williams: Sinfonia No.6 (1952) Terzo movimento – seconda parte)

    Stefano Naimoli

    (domani la terza parte)

    Per visualizzare tutti gli articoli su Williams clicca qui.

    **Notes**

    (1). Pubblicato nel 1820, il “Prometeo Liberato” di Shelley è un dramma lirico in quattro atti ispirato al mito di Prometeo. A differenza del mito originale però, la liberazione di Prometeo dal supplizio inflittogli da Zeus, non si conclude con la riconciliazione tra i due, ma con la sconfitta e detronizzazione di Zeus stesso. E’ la simbologia della lotta dell’uomo, rappresentato da Prometeo, contro la natura, contro il destino avverso, contro situazioni smisuratamente più potenti di lui (Zeus), fino alla gloria finale. Fu proprio questa tematica della lotta impari che Vaughan Williams sentì affine alla storia del capitano Scott, e fu per questo che scelse un estratto dell’opera di Shelley come prefazione al primomovimento.

    (2). E’ un salmo che parla della Genesi, in cui si contemplano la creazione del mondo e si passano in rassegna le sue creature. Vaughan Williams scelse un passo proprio riguardante il regno animale, visto che il secondo movimento rappresenta, nella sua concezione, un catalogo della fauna che popola l’antartide.

    (3). Composto nel 1803 come contemplazione della bellezza della natura montana svizzera vista dal Monte Bianco, l’inno di Coleridge è il tipico esempio dell’esaltazione romantica del Sublime, ossia della percezione che l’uomo ha dei propri limiti di fronte a qualcosa più grande di lui. Il concetto di Sublime Romantico si aggancia perfettamente col tema della lotta Uomo-Natura alla base della sinfonia di Vaughan Williams, ed è per questo che Vaughan Williams attinse a quest’opera per l’introduzione al terzo movimento della sua sinfonia.

    (4). “Quando Vaughan Williams adopera l’organo nella sua musica orchestrale significa il male, il negativo, e nel contesto del movimento sembra che ascoltiamo un Dies Irae distorto” – JOHN STEWART ALLITT, “La musica classica inglese (da Bishop a Britten)”, Edizioni Villadiseriane, Bergamo 2006, pag. 287

    Topics: 20th Century, 20th Century, Great Composers, History of Music, History of Music Theory, History of Performance, MUSIC, Music Analysis, Ralph Vaughan Williams, Research Monograph | 1 Comment »

    One Response to “R. V. Williams.. VII Symphony /2 (9/12)”

    1. R. V. Williams.. VII Symphony /3 (9/12) | Musical Words - Blog di Musica * Arte * Lettere Says:
      marzo 14th, 2010 at 00:02

      [...] R. V. Williams.. VII Symphony /2 (9/12) [...]

    Comments